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Roma, 9 mag – Attorno all’esclusione della casa editrice sovranista Altaforte dalla kermesse culturale del Salone del libro di Torino si addensano molte polemiche. Spesso si tratta di dibattiti strumentali, come quelli portati avanti da alcuni intellettuali come Christian Raimo o Michela Murgia. Tuttavia vi è anche una riflessione profonda che va di pari passo agli accadimenti di questi giorni. Può un evento come quello dell’estromissione di Altaforte da uno degli eventi culturali più importanti del nostro Paese dare vita ad una vera discussione, rimettere in tavola le carte sulla gestione della cultura in Italia? Ne abbiamo parlato con Giampaolo Rossi, consigliere di amministrazione in Rai, che negli scorsi giorni ha espresso la propria vicinanza all’iniziativa culturale di Altaforte e a favore della libertà di espressione.

Cosa pensa dell’esclusione della casa editrice Altaforte dal Salone del Libro di Torino?

“Credo che stiamo vivendo un impazzimento generale del dibattito culturale e storiografico in Italia, dettato da una élite intellettuale sempre più arrogante e chiusa nella sua autoreferenzialità che non segue i cambiamenti in atto in Occidente; per questa élite l’intolleranza è un bisogno essenziale per affermarsi. La presa di posizione di escludere una casa editrice dalla kermesse editoriale più importante in Italia è una posizione ideologica antistorica e soprattutto di chiara impostazione censoria. Altaforte produce analisi complesse, condivisibili e attuali e diffonde scritti di grandi intelligenze del ‘900. Quello che si è verificato è un atto di ottusità barbarica”.

Questa decisione di estromettere Altaforte da tale manifestazione può creare un precedente sul tema della libertà di espressione in Italia?

“Noi assistiamo da decenni a forme di intolleranza nei confronti delle realtà non allineate all’ideologia dominante. Quello ai danni di Altaforte è solo l’ennesimo esempio. E’ un fenomeno che si ripete spesso in Occidente; agli intellettuali non conformisti, spesso, non è consentito di parlare nelle università, non possono trattare temi considerati “scomodi”. Le racconto un episodio: recentemente dopo una puntata di Povera Patria, uno dei migliori talk di approfondimento giornalistico che è trasmesso su Rai2, l’AgCom è intervenuta per segnalare un servizio sul tema del signoraggio bancario, realizzato da un ottimo giornalista come Alessandro Giuli, chiedendo una sorta di puntata riparatrice. Un servizio oggettivo, giornalisticamente perfetto, che parlava di un argomento serio mai trattato dal servizio pubblico ma che ha scatenato le proteste dell’establishment economico e finanziario per il solo fatto che l’argomento era stato trattato.

E’ sorpreso dalla violenza delle polemiche sorte attorno alla presenza dello stand di una casa editrice sovranista?”

Non sono sorpreso. L’élite culturale che è stata protagonista di questo boicottaggio rappresenta una realtà ormai minoritaria e per questo fortemente intollerante; i nostalgici di un antifascismo ideologico sono come i “Nazisti dell’Illinois” del film Blues Brothers. La loro violenza non mi scandalizza: è la reazione naturale di una minoranza che si trova a esser estromessa dalle dinamiche della Storia, che cerca di conservare il proprio potere simbolico. Credo che l’antifascismo sia stato molto importante nella storia italiana: ha accompagnato le lotte di tantissimi giovani. Ma aveva senso quando esisteva il Fascismo. Nel 2019 è una caricatura paradossale e un tentativo di fermare il senso della della Storia di un Paese che, prima o poi, dovrà fare i conti con la propria memoria”.

Cosa pensa degli scrittori e artisti che avevano annunciato la propria defezione qualora avesse presenziato Altaforte?

“Chi rifiuta il confronto pubblico è comunque un perdente. E’ paradossale che alcuni di questi intellettuali abbiano, in passato, appoggiato e difeso le istanze più intolleranti; parlo, ad esempio, degli appelli in favore di Cesare Battisti, o la copertura delle violenze di piazza dei centri sociali. Esiste quindi un’incoerenza di fondo e narcisismo ideologico. L’antifascismo d’antan è ancora uno strumento di potere simbolico da esercitare nei circuiti editoriali, nei salottini intellettuali e in generale nel sistema del mainstream. Se vogliamo un Paese dotato di pluralismo culturale dovremmo disarticolare l’intero sistema di organizzazione di questo potere”.

Ricorda episodi simili in passato, assimilabili al boicottaggio che sta subendo Altaforte?

“Ciò che sta accadendo ad Altaforte fa parte dello stesso sistema di intolleranza che abbiamo visto anche nel periodo del berlusconismo in cui venne costruito a tavolino un dibattito artificiale: l’avversario trasformato in nemico ideologico. Vedo, però, rispetto al passato, una minore capacità di incidere sul senso comune del nostro dibattito
politico. L’elemento di visibilità sui media è stato preponderante, ma questa storia finirà qui. Tra l’altro, ha fatto anche molta pubblicità alla casa editrice che si è cercato di isolare. Gli intellettuali che hanno voluto Altaforte fuori dal Salone del libro non hanno il senso di quello che sta avvenendo attorno a noi. Sono schiavi di categorie ottocentesche: alcuni degli elementi fondamentali affrontati dal mondo sovranista dovrebbero essere ripresi anche da una sinistra alternativa al sistema. Quando si è troppo in linea con George Soros e con l’élite globalista si perde di vista ciò che sta avvenendo nel mondo. Nei primi anni novanta, all’Università di Roma, dove ero studente, organizzai con un gruppo di amici un incontro storico per quel periodo, in occasione del 25 aprile. Mettemmo attorno ad un tavolo a parlare della Resistenza, dell’antifascismo e della lotta partigiana due figure straordinarie: Antonello Trombadori, partigiano e medaglia d’argento della Resistenza e Giano Accame, ex repubblichino ed intellettuale di destra. Ricordo come il convegno fu contestato da gruppi di sinistra, giovani dell’Autonomia che intervennero tentando di bloccare l’iniziativa. Trombadori, uno che il Fascismo l’aveva combattuto sul serio, si alzò in piedi esprimendo il suo profondo disgusto per questi giovani, figli di una forzatura ideologica, che non capivamo quello che lui ed Accame avevano vissuto: da ex partigiano lui poteva dialogare con un ex della Repubblica di Salò perché insieme potevano “rivedere” la Storia. Fu una lezione di civiltà di un antifascista vero a questi “novelli partigiani”.

A sinistra esiste qualcuno con cui intraprendere un dialogo costruttivo?

“Questo gruppo di intellettuali che contestano l’esistenza di una realtà come Altaforte sono una minoranza che poco influisce sulla sensibilità comune. Destra e sinistra sono delle categorie superate. Il sovranismo è una galassia complessa e incoerente dentro cui c’è anche un “pezzo” di sinistra che riflette su temi come lo sviluppo errato nell’Occidente, il fallimento del multiculturalismo, i rischio dell’immigrazione indotta e il valore di una vera identità Europea. I confini sono molto smussati rispetto a 20 anni fa: ci sono le condizioni in Italia per affrontare un dibattito sereno anche rispetto alla nostra Storia, nonostante i gangli centrali della cultura in Italia siano ancora in parte in mano ad una élite un po’ “violenta”; ma siamo sulla strada giusta”.

Ilaria Paoletti

1 commento

  1. Intervista molto interessante! Grazie di esistere!
    Una chiosa sola, al “Salone del libro di Regime di Torino” è presente con un suo stand anche Red Star Press casa editrice espressione dell’estrema sinistra dei centri sociali (quelli democratici, tolleranti e pacifici!) senza che nessuno abbia detto niente, senza che nessuno si sia scandalizzato o quanto meno irritato….ma poi in fin dei conti e’ logico, comprensibile, ovvio, é giusto che Red Star Press abbia uno stand li, semplicemente perche’ in un festival del conformismo di Regime si censurano solo gli eretici e i veri rivoluzionari non i servi del Sistema!!!

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