Cagliari, 23 dic – “Il Nobel incontra i Nobel – Grazia Deledda incontra Dario Fo”. Il peculiare “incontro” sta avvenendo a Nuoro in questi giorni, nel corso di una manifestazione che si concluderà il prossimo gennaio. Fra gli eventi, un convegno dal titolo pomposo: “Oralità narrativa, cultura popolare e arte – Grazia Deledda e Dario Fo”.

Cosa abbiano in comune la credente e cattolicissima Grazia con l’anticattolicesimo sguaiato e volgare di Dario Fo, Dio solo lo sa. Ne è il caso di farsi ingannare dal cosiddetto concetto di cultura popolare. Per la Deledda  la cultura popolare è strettamente legata al popolo sardo che, per usare la definizione del grande amico della scrittrice, il pittore Giuseppe Biasi: “La gente sarda scaturisce dall’incontro di tante antiche razze mediterranee…ne è venuta fuori una razza nobile e fiera di altissime capacità creative come testimonia l’austera e smagliante bellezza dell’arte popolare; una stirpe aristocratica, d’istinto non servile, anche nelle condizioni più disperate…”. Per Dario Fo popolo è tutto ciò che si oppone alle istituzioni, siano esse politiche, in una parola allo Stato, o religionse, ma non alle istituzioni in astratto, bensì ai servitori delle stesse: vedi l’attacco feroce al commissario Calabresi. Siamo in presenza di un giullare che recita secondo il copione della lotta di classe, solamente che ad applaudirlo non c’era il popolo, bensì l’alta borghesia milanese dei Feltrinelli e dei Crespi col contorno del mondo altrettanto borghese dei sessantottini. Per Grazia Deledda lo Stato italiano con le sue istituzioni ebbe invece una valenza etica in quanto suo dovere era elevare materialmente e spiritualmente il popolo. E lei contrbuì a questa elevazione compilando, nel 1931, il sussidiario per gli alunni della terza elementare. Non è un mistero per nessuno che era fascistissima, ma non si servì mai del potere per i propri interessi, e, quando chiamò al telefono Mussolini, lo fece sempre per aiutare i suoi corregionali.

Gli organizzatori del convegno hanno così tirato fuori la furbata: sarebbe alla pari in quanto entrambi premi Nobel. Una forzatura inaccettabile, dato che nel secondo dopoguerra l’accademia svedese ha sempre adottato il criterio del politicamente corretto. Ezra Pound e Celine, solo per fare qualche esempio, pur essendo letterati di fama mondiale, non ottennero il Nobel per le loro idee politiche.

C’è poi un altro piccolo particolare. Grazia Deledda, Nobel o non Nobel, è una scrittrice di fama mondiale e per l’80° anniversario della sua morte  è stata celebrata in tutti i continenti, Dario Fo, al di là della cerchia milanese e della vecchia sinistra intellettuale italiana, è pressoché sconosciuto. Ma per tagliare la testa al toro pubblichiamo la motivazione del premio Nobel di entrambi. Grazia Deledda: “Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”. Dario Fo:”Per avere emulato i giullari del medioevo, flagellando l’autorità e sostenendo la dignità degli oppressi. Con un misto di serietà e riso ci apre gli occhi sugli abusi e le ingiustizie della società, aiutandoci a collocarli in una prospettiva storica più ampia“.

Angelo Abis

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2 Commenti

  1. Solo menti bacate e false potevano fare questo accostamento….speriamo non l’accostino a Michela Murgia, scrittrice farlocca e ignorante di cultura sarda…vedi la falsa “Accabadora” dove si trasmette il messaggio che in Sardegna si praticasse un certa forma di eutanasia.

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