Parigi, 15 dic – Guillaume Faye, uno dei più originali (e talora controversi) pensatori del mondo anticonformista europeo, sta morendo. La notizia, diffusa inizialmente solo nella cerchia degli amici dello scrittore e poi circolata in forma semi carbonara, è stata diffusa in queste ore in forma pubblica, tra gli altri per tramite di Daniel Conversano, attivista e scrittore della scena identitaria transalpina.

In un articolo diffuso il 12 dicembre, Conversano scrive che “Guillaume Faye soffre di una grave malattia” e che “la cosa andrà sempre meno bene”, pur precisando che “il vecchio pirata si batte e tenterà di resistere più a lungo possibile”. Fino a dopo Natale, Faye resterà in ospedale, poi tornerà a casa per proseguire le cure.

Conversano, tuttavia, non usa giri di parole: “A meno di un miracolo, al quale la medicina non crede allo stato attuale delle sue conoscenze, Faye è condannato”. Lo scrittore, racconta Conversano, starebbe comunque lottando contro il tempo per scrivere la sua opera testamento, non più un saggio ma, stavolta, un romanzo apocalittico, cosa che ha già dimostrato essere nelle sue corde con la brillante novella posta in appendice ad Archeofuturismo.

La speranza di tutti gli europei interessati alla cultura identitaria è ovviamente quella che le previsioni più pessimistiche vengano smentite da un miracolo, ma è Faye stesso ad aver più volte messo in guardia dalla fiducia nei miracoli e ad aver professato il più stringente realismo. E la cosa vale tanto per le civiltà quanto per i singoli. A prescindere dall’esito della sua vicenda personale, resta il fatto che Guillaume Faye è stato per più di quarant’anni uno dei rari agitatori culturali ad aver costantemente sorpreso e stimolato il suo pubblico, senza somministrare minestre riscaldate e senza ruffianerie verso un pubblico, come quello di destra, tendenzialmente abituato a sentirsi dire quello che vuole già sentire. Il tutto, ovviamente, forzando, semplificando, provocando, e quindi talvolta anche irritando, dividendo, facendo discutere. Il che, peraltro, è uno dei motivi per cui speriamo che ce la faccia e che continui a irritarci, a dividerci e a farci discutere, oltre la mediocrità culturale che avanza, anche nei nostri ranghi.

Adriano Scianca

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