BIENNALE DEMOCRAZIA:INCONTRO CON EUGENIO SCALFARIRoma, 17 ago – Eugenio Scalfari è notoriamente il simpatico (vabbé…) nonnetto del giornalismo italiano.

Esattamente come i nostri anziani, sempre più spesso si perde in discorsi lunghi e sconclusionati, in cui riflessioni sul mondo di oggi si intersecano a continui ricordi sugli anni della guerra. L’unica differenza è che Scalfari lo scrive in editoriali su Repubblica anziché parlarne con suoi coetanei nelle panchine del parco sotto casa. E sempre come tutti gli anziani, ma anche come i folli, gli ubriachi e i bambini, in tanto logorroico candore molto spesso emergono delle verità.

Qualche giorno fa, Scalfari ha affidato al giornalone progressista una lunga riflessione su tutto lo scibile umano, emblematicamente intitolata “La Resistenza è nata l’8 settembre e tutti la ricordino”.

In quella che egli stesso definisce una “strana associazione di idee” (in realtà un sostanziale attacco a Renzi), il fondatore di Repubblica collega la data della ripresa dei lavori al Senato – l’8 settembre, appunto – con la stessa data del 1943 che ha indelebilmente segnato la storia d’Italia.

Sorvoliamo sulla disinvolta ricostruzione storica (“Di fatto (e di diritto) cambiavamo fronte, con un governo legittimo che controllava in quel momento soltanto i territori del Mezzogiorno dagli Abruzzi in giù; tutto il resto era nelle mani del governo di Salò presieduto da Mussolini e presidiato dall’Armata tedesca, dalle Ss naziste e dai fascisti”… “governo legittimo”? Quello con le Am-lire?).

L’aspetto che ci interessa è un altro, quello in cui il giornalista sottolinea che “in quegli stessi giorni cominciò la Resistenza nei territori occupati dai nazi-fascisti”. Poi l’atroce dubbio: “Questo doppio evento ha avuto un grande significato nella storia del nostro paese e venne annualmente celebrato al Quirinale, in Parlamento, all’Altare della Patria e alle Fosse Ardeatine. Ma anche quest’anno sarà così? Me lo auguro e per quanto riguarda il Quirinale ne sono più che sicuro”.

Il ragionamento ha una sua coerenza: finalmente la si finisce con la balla storica della Resistenza come sollevamento di popolo e la si riconduce alla sua dimensione naturale: quello di figlia di una congiura di palazzo, che sotto l’egida degli inglesi, di monarchia, massoneria, importanti settori dell’imprenditoria e della gerarchie vaticane, ha portato a un golpe di destra.

Così nasce l’antifascismo: non nei campi o nelle officine, ma nei corridoi delle stanze di potere.

Fino a quel momento, la repressione, ma anche l’indiscutibile consenso di cui godeva il regime, nonché la politica di quest’ultimo volta a finanziare anziché arrestare gran parte dell’intellighenzia ostile (caso unico nella storia dei regimi autoritari), avevano di fatto azzerato ogni forma di dissenso interno. Con il peggiorare delle sorti del conflitto, ovviamente, era aumentato il malcontento popolare, ma ancora mancava totalmente lo spazio per un movimento antifascista organizzato e ramificato.

È con l’8 settembre che tutto cambia, all’ombra dei carri armati americani e degli intrighi di potere. Che questa origine storica venga riconosciuta e rivendicata dagli antifascisti di oggi è cosa buona e salutare, anche perché conferma un dato vero oggi come allora: l’antifascismo, in Italia, è stato un fenomeno d’élite.

Oggi proprio il Gruppo l’Espresso rappresenta l’ultimo presidio di questo antifascismo azionista, altolocato, snobistico. La mentalità dell’8 settembre, invece, è sfortunatamente più diffusa, anche se, mancando un Mussolini da tradire, tutto si riduce alla burletta dell’“Enrico stai sereno” o al frondismo velleitario di un Fini.

La sudditanza verso lo straniero e la mentalità anti-italiana viaggiano in compenso sempre forte. Sono le radici che non gelano di questa Repubblica. Che le rivendichino apertamente non può fare che piacere a chi ama la verità e la chiarezza.

Adriano Scianca

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Commenti

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3 Commenti

  1. Caro Adriano Scianca, ma che cosa c’entra la massoneria con la congiura di palazzo di cui parla? Le ricordo che la massoneria in Italia fu distrutta dal fascismo, che aveva bisogno dei voti dei clericali. Credo che se qualche massone fu in tale ‘congiura’ lo fu senz’altro a titolo personale. Non ricordo di aver mai letto di questa connessione. Desidererei sapere quali sono le sue fonti, a meno che, ovviamente, lei usi la parola “massoneria” come sinonimo di malaffare, uso ormai radicato nell’italiano contemporaneo ma che non ha niente a che vedere con la massoneria vera e propria. Distinti saluti

    • “[…] la più micidiale ed efficace delle basi nemiche fu il nostro Ministero della Marina. Si arrivò al punto che i valorosi, veramente eroici, comandanti dei convogli per la Libia cominciarono regolarmente a seguire rotte diverse da quelle loro comandate da Roma, perchè in caso contrario erano certi di infilarsi in una trappola mortale. Per alcuni ignobili figuri cammuffati da ammiragli italiani, legge suprema furono gli ordini ai “fratelli” appartenenti ai dicasteri militari, che il Grande Oriente Universale di Londra aveva emanato sin dal 15 dicembre 1936, e non quella della difesa della loro Patria. […] Uguale diligenza fu impiegata da costoro nel proteggere il naviglio nemico dall’offesa della nostra marina. Sia nel caso della battaglia di Capo Matapan che in quello, incredibile, del bombardamento marittimo di Genova, la flotta nemica poté cavarsela senza un graffio solo grazie agli ordini volutamente errati e alle notizie artatamente distorte forniti ai comandanti in mare dai giuda di Lungotevere delle Navi. Alcuni, come Marcello Girosi (fratello dell’ammiraglio Massimo) o l’ineffabile ammiraglio Maugeri (capo del servizio informazioni della Marina) ebbero addirittura la suprema improntitudine di accettare e di portare decorazioni nemiche, motivate da preziosi servizi resi prima dell’8 settembre. Impreparazione? Certo: l’Italia giunse impreparata alla guerra. Ma ciò che di tale impreparazione può essere addebitato a Mussolini fu soltanto di non aver ripulito il paese dal putridume che, forte delle protezioni dinastiche e delle solidarietà massoniche, si annidava, mellifluo ed ipocrita, nelle più alte gerarchie militari.” L’Italia nel XX secolo, Rutilio Sermonti

  2. Se i libri di storia che avete letto e utilizzate come fonti sono quelli dello zoologo nazifascista Sermonti, non stupiscono le conclusioni alle quali arrivate

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