hitBerlino, 21 ott – Ve lo immaginate Adolf Hitler, il Führer del Terzo Reich, che si risveglia nella Berlino del 2014? Ve lo immaginate negli schermi televisivi ad arringare folle di telespettatori per ricreare il movimento nazionalsocialista? Riuscite a immaginarvi Hitler che cammina per le strade della Germania del terzo millennio ed è assalito da centinaia di giovani in cerca di un selfie con lui? Se tutto questo vi sembra impossibile, incredibile, inaudito, molto probabilmente è perché non avete mai sentito parlare di Lui è tornato.

Si tratta di un romanzo scritto da Timur Vermes, pubblicato nel 2012, che in Germania ha avuto un successo strepitoso, vendendo sino ad oggi circa due milioni di copie. Non sono ovviamente mancate traduzioni, tra cui quella italiana di Bompiani. Il libro di Vermes – va detto subito – è un piccolo capolavoro letterario, in cui umorismo e prosa brillante creano una miscela esplosiva. Il clamore che il romanzo ha suscitato ha pertanto convinto il giovane regista David Wnendt a trasformarlo in un film, giunto l’8 ottobre scorso in tutti i cinema della Germania, e con ogni probabilità verrà presto doppiato anche in italiano.


er_ist_wieder_daLa trama è semplice e divertente. Adolf Hitler – impersonato superbamente dall’attore italo-tedesco Oliver Masucci – si risveglia a Berlino nel 2014 proprio lì dove era ubicato il famoso bunker. Ha l’uniforme impregnata di benzina ed è completamente spaesato, poiché è cambiato quasi tutto: la guerra è finita e perduta, la democrazia è stata ristabilita e a guidare la Germania c’è addirittura una donna, “tozza e con il fascino di un salice piangente”. Grazie all’aiuto di un edicolante, colpito dalla straordinaria somiglianza dell’uomo con la figura storica tedesca più famosa del Novecento, il Führer riesce a rimettersi in sesto e a entrare in contatto con gli agenti di una casa di produzione televisiva, sbalorditi da quello che a loro pare uno straordinario attore comico, un impareggiabile imitatore, e intenzionati quindi a sfruttare le sue doti per far salire gli ascolti del loro canale tv.

Gli elementi che rendono assai divertente la trama sono essenzialmente due. Innanzitutto, Hitler viene per la prima volta a contatto con la tecnologia del nostro presente, dal televisore allo smartphone, dal pc a google e youtube, rilevandone la carica rivoluzionaria da sfruttare per la rifondazione del suo movimento. In secondo luogo, il Führer non smette mai di dichiarare la sua vera identità e di comportarsi di conseguenza, ma non è tuttavia preso sul serio da nessuno, pensando tutt’al più che si tratti della messa in pratica fino all’estremo del metodo Stanislavskij, ossia l’immedesimazione totale dell’attore – anche nel quotidiano – nel suo personaggio.

Il redivivo Hitler ottiene così il suo programma televisivo presso il canale MyTV, capitanato dall’affascinante e battagliera Katja Bellini. Le sue critiche sferzanti alla classe politica tedesca divertono il pubblico in maniera eccezionale, tanto che il Führer diverrà presto un fenomeno virale anche su internet. Particolarmente gustosa, inoltre, è la scena in cui Hitler entra in una sede della Npd, il partito nazionalista tedesco, tacciando di cialtroneria i suoi militanti e l’incredulo segretario locale, colpevoli – a suo dire – di aver ridotto a barzelletta il programma del Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi.

Ma ciò che è veramente interessante nella versione cinematografica sono senza dubbio gli spezzoni da documentario. Masucci, travestito da Hitler, gira infatti diverse località della Germania e si sofferma a parlare con semplici cittadini della situazione politica odierna, con la speranza di guadagnare nuovi aderenti al suo movimento. È senza dubbio sorprendente come i cittadini coinvolti, ovviamente consapevoli della situazione ludica, non esitino a confessare alla (contro)figura più controversa della storia tedesca i propri disagi, le proprie preoccupazioni per l’elevato afflusso di stranieri e la propria rassegnazione nei confronti dei loro rappresentanti politici. Gli stessi Masucci e Wnendt hanno poi dichiarato il loro stupore in merito al sentire comune della gente e all’inaspettata familiarità con cui gli avventori delle birrerie visitate si approcciassero al Führer.

eiwdPer il resto, il film ritraccia più o meno fedelmente la trama del romanzo, ed è senz’altro piacevole e divertente. Nondimeno il finale è leggermente diverso: il redivivo Hitler, all’apice della sua popolarità, confesserà al suo assistente che egli non può morire, poiché non smette di essere presente nell’animo di ogni tedesco. Una volta ascoltate le paure e le opinioni della gente, il Führer, mentre attraversa in una decappottabile le vie di Berlino assieme a madame Bellini, dichiara laconico: “Su questa base si può lavorare”. Scorrono poi immagini di manifestazioni di Pegida e della Npd, di discorsi di Marine Le Pen e altri partiti nazionalisti europei.

Si tratta chiaramente non solo di una truffa ideologica, ma anche di propaganda di infimo rango, che paradossalmente ripropone in sedicesimo i metodi di Joseph Goebbels. Se il personaggio rischia di apparire simpatico, è “opportuno” intervenire con le dovute precauzioni morali. Eppure è proprio nelle pieghe inconsce di questa paura terribilmente conscia che è possibile saggiare le intenzioni della classe intellettuale dominante. Di là da improbabilissime rinascite del nazionalsocialismo o di rivalutazioni della figura di Adolf Hitler, è infatti possibile scorgere proprio in questi malcelati timori il “rimosso” della società tedesca ed europea. Un rimosso che – a più di 70 anni di distanza – si vorrebbe sempre e solo esorcizzare, invece di comprendere.

Giovanni Coppola

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here