globalizzazione mondialismoRoma, 6 feb – Se l’importanza di una notizia si misura rispetto a quanto poco viene dibattuta sui media mainstream, allora il recente cambio di rotta della Ford, con la cancellazione dell’investimento in Messico e la decisione di investire invece in Michigan per produrre veicola elettrici a guida autonoma, con la creazione di 700 nuovi posti di lavoro, è oggettivamente una bomba. Prima ancora di essersi ufficialmente insediato, il parruccone più bello d’America ha già in effetti dimostrato una cosa che noi sosteniamo da anni: la globalizzazione, intesa come “dinamica storica”, molto semplicemente non esiste, né mai esisterà. A parte che, ovviamente, se non si sposa una visione storicistica di stampo hegelo-marxista, il concetto stesso di “dinamica storica” appare quantomeno sospetto, ma nella fattispecie siamo di fronte più che altro ad un meccanismo vecchio come il mondo, e cioè il liberoscambismo imperialista che già secoli fa veniva denunziato nella sua sostanziale ipocrisia dal filosofo ed economista tedesco Friedrich List.



Il potere tende sempre a naturalizzare se stesso, ovvero a proporsi alle masse come “disceso da cielo”, in molti casi persino esplicitamente, come nelle stantie monarchie medioevali europee. Il papato stesso, di fatto, si configura come una teocrazia elettiva. In India le differenze di casta sono giustificate su base religiosa, per nasconderne il contenuto più grettamente socio-economico. Gli antichi sovrani Aztechi giustificavano il proprio dominio tramite i sacrifici di sangue che “nutrivano il sole” permettendogli di splendere anche il giorno successivo. Nel mondo moderno i riferimenti religiosi politicamente spendibili sono pochini, ed ecco quindi il trucco: sostituire Dio con la Natura o con la Storia (sempre scritto con la maiuscola) intese come entità impersonali da studiare con reverente rispetto e devozione ancillare, e non da piegare alla propria volontà immanente.

Così il mito della globalizzazione, ovvero l’idea che fosse “inevitabile” che la libera circolazione planetaria dei capitali, delle merci e delle persone bypassasse in modo sempre più “efficiente” il controllo degli Stati. Bisogna però capire una cosa, a cui tanto la sociopatia liberale quanto il complottismo da tastiera ci hanno disabituato: sopra lo Stato non c’è nulla. Il potere delle lobbies finanziarie, industriali e mediatiche è immenso, nessuno sano di mente può negarlo, ma non è quel monolite adamantino che ci presentano i vari ciarlatani da tastiera. Lo sanno bene gli americani: uno Stato nazionale sovrano puoi tentare di piegarlo con qualunque trucchetto speculativo, ma alla fin fine l’unico modo per addivenire ad un qualche risultato concreto è muovergli guerra, ovvero usare la forza, di cui appunto lo Stato è il monopolista legale. Tutto il resto può essere tranquillamente affrontato con opportuni strumenti di politica economica, monetaria, fiscale, industriale e sociale.

È bastato che il Polendina americano minacciasse di erigere dazi che il secondo produttore di autovetture del paese si è piegato come una canna al vento. Questo esempio ci deve far riflettere: non esiste la globalizzazione, ma solo il mondialismo, ideologia perniciosa che tenta di giustificare lo strapotere della finanza. Ma su questo ritorneremo.

Matteo Rovatti

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5 Commenti

  1. ..cosi come non esistono territori “poveri”, in quanto quello che fa la differenza sono i singoli popoli. Il Continente africano è ricchissimo di tutto e di più…eppure gli Africani cercano di andarsene anzichè farlo fruttare; poi abbiamo il Giappone,arcipelago assai povero di tutto ma RICCHISSIMO del proprio popolo che giustamente vuole pochissima immigrazione tra i coglioni,conoscendo bene la differenza tra un Gaijin ed i propri connazionali in grado di costruire tra terremoti e tsunami la terza economia del mondo.

    Diciamo che fa molto più comodo (per non parlare degli interessi speculativi che vi sottendono) sostenere:

    “ahhhhh esodo biblico che non puoi fermare” (ahhhh)

  2. sarà che non ho capito io, ma l’affermazione “sopra lo Stato non c’è nulla” mi sembra talmente incredibile che preferisco domandarmi dove sia la mia mancanza cognitiva. Ma non stiamo proprio ogni 3×2 in tutto l’ambiente, e quindi pure su questo giornale, a dire da 70 anni che gli stati nazionali sono svuotati delle loro prerogative e sovranità, che la politica parlamentare non decide più niente e tutte le decisioni importanti vengono prese da comitati d’affari, oligarchie e clubs esclusivi che governano il pianeta al posto di quella che gli elettori chiamano politica ma che è soltanto uno specchietto delle allodole? Sopra lo Stato non c’era nulla appunto quando ancora il mondialismo non c’era, in quell’epoca poteva esser vero, ma oggi parlare di stato nazionale sovrano purtroppo fa ridere, anche perchè vista la dimensione planetaria dei giochi politici, tecnologia, progresso dei trasporti ecc, o sei gli usa oppure devi pensare appunto a confederazioni statali dotate di imperium. Anche perchè si dimentica che una cosa è il grado di sovranità che possono avere i politici usa, unica superpotenza, un’altro è constatare l’impotenza del potere politico “ufficiale” in qualunque suo vassallo e colonia, anche soltanto per la motivazione d’esser tali nei confronti appunto del padrone americano.

    P.S.
    Lo sbeffeggiare le motivazioni del proprio agire da parte delle caste religiose nelle più differenti culture ed organizzazioni sociali, può essere corretto se l’osservazione si limita ai periodi di decadenza di quelle civiltà, ma è menzognero se rapportato a quando – particolarmente alle origini di quei cicli di civiltà – quel potere fu legittimo in quanto riflesso politico di un’autorevolezza ed una legittimità inamovibile e certa proveniente dall’alto.

  3. più che altro si dovrebbe dire “lo Stato è il nulla”.
    A parte le battute, giustamente l’articolo fa considerazioni su uno Stato, gli Usa, che è diverso dall’Italia, dalla Francia, la Spagna ecc.
    Ovviamente oggi non è pensabile parlare di autarchia italiana (per esempio), ma allo stesso tempo l’unico modo di salvarci da Usa e Russia è l’Europa.
    Se ci pensiamo, perfino gli “schifosissimi” trattati imporrebbero agli Stati membri una politica europea contro le multinazionali (tanto per fare un esempio). E se proteggessimo le nostre imprese all’interno dell’UE ….
    Certo, ci sono problemi oggettivi anche qui dentro (diversità troppo forti fra economie, per alcuni Paesi), ma se iniziassimo a sbattere fuori davvero l’Inghilterra sarebbe già un buon primo passo.

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