Roma, 25 feb – Estremo avamposto settentrionale di Roma nell’Europa continentale, la Gallia Belgica coincide solo in parte con l’odierno Regno del Belgio.

I Celti

Almeno a partire dall’Età del Ferro, il territorio solcato dai fiumi Mosa e Schelda fu abitato dai Celti. Provenienti dal Reno e dal Danubio, nuclei di Celti portarono la cultura di Hallstatt e introdussero l’uso del cavallo e del carro da guerra. Intorno al 600 a.C. altre tribù celtiche, in parte germanizzate, penetrarono nella regione dalla media valle del Reno e dalla regione del Meno: i Belgi. Le tribù galliche arrivate prima di loro furono sospinte verso Occidente e anche al di là del mare, in Britannia.

Le fonti ci parlano dei Belgi come di gente fisicamente di tipo nordico: alta statura, capelli biondi o rossi, pelle e occhi chiari. Queste popolazioni erano rette secondo il modello indoeuropeo della monarchia elettiva. Il sovrano era assistito dal consiglio ristretto degli aristocratici e dall’assemblea degli uomini liberi. Ma la frammentazione politica delle tribù belghe e il loro spirito individualista e rissoso indeboliva molto l’autorità del rix (re). Un altro fattore di debolezza della monarchia celtica stava nell’onnipotenza della casta dei Druidi che, non paga di adempiere alla sua legittima funzione magico-cultuale, tiranneggiava il rix e la casta guerriera. Tuttavia, al momento della spedizione di Cesare l’istituzione regale si era conservata meglio tra le tribù belgiche che nel resto della Gallia. Molto importanti nella società degli antichi Belgi erano gli artigiani. I manufatti dell’epoca preromana sono da ricondurre alla cultura di La Téne (con influenza delle contigue culture di Hunsrück-Eifel e della Marna). Gli artigiani belgi eccellevano nell’oreficeria, nella fabbricazione di armi, nella ceramica e nella tessitura.

Nel 260 a.C. le tribù celtiche che sconfissero il sovrano macedone Tolomeo Keraunos erano sicuramente Belgi, come si può dedurre anche dal nome del loro capo Bolgios. Queste tribù costituirono il Regno dei Galati nell’Anatolia centrale. Ancora nel IV secolo dell’era volgare, a quanto testimonia San Girolamo, in Galazia si parlava una lingua non dissimile da quella dei Belgi di Treviri. Un altro gruppo di Belgi, sceso in Italia in soccorso dei Galli Cisalpini, partecipò alla battaglia di Casteggio (222 a.C.), che vide la vittoria del console romano Marcello. Altri Belgi, con maggiore fortuna, salparono per la Britannia e costituirono delle colonie nel Kent, nell’Essex, nell’Herfordshire e nell’Hampshire.

L’agricoltura della Gallia Belgica era molto sviluppata anche dal punto di vista tecnologico. Lo sviluppo della rete stradale (che in diversi punti attraversava anche la fitta foresta ardennese) e la favorevole posizione geografica della regione rendevano prospero il commercio. Alla fine del II secolo a.C. anche i Belgi, come i Romani, si trovarono a fronteggiare le scorrerie dei Cimbri e dei Teutoni. Questa guerra accentuò la coesione interna dei Belgi.

La spedizione di Cesare

Al momento in cui Giulio Cesare dovette confrontarsi con i Belgi, il suo esercito incontrò le prime vere difficoltà della spedizione in Gallia. In precedenza, Elvezi e Svevi erano stati agevolmente piegati, mentre Edui e Remi avevano stretto alleanza con Roma. I Nervi, rinforzati da contingenti di Atrebati e Viromanduini, attaccarono nel 57 le legioni romane e i loro alleati Remi e Treviri presso la Selle, affluente della Schelda nei pressi di Cateau-Cambrésis. Cesare evitò la sconfitta grazie alla sua decisione e all’arrivo di tre legioni fresche. Su seicento membri dell’aristocrazia dei Nervi, solo tre sopravvissero alla battaglia della Selle.

Anche gli Aduatici furono sconfitti e 53.000 di loro furono venduti come schiavi. A questo punto Eburoni, Morini e Menapi simularono la sottomissione a Roma. Tuttavia, i Belgi della costa continuavano a tendere imboscate alle legioni, aiutati anche dai loro consanguinei che si erano stabiliti oltre Manica. Ciò costrinse Cesare a costruire una flotta e a guidare due spedizioni punitive in Britannia. Nel frattempo, i Belgi si erano riorganizzati sotto la guida dell’eburone Ambiorix e del treviro Induziomaro. Ambiorix, nel 54 a.C., attaccò le truppe romane dei legati Sabino e Cotta, che furono circondate e massacrate ad Atuatuca. Cesare, deciso a venire a capo dei Belgi, intervenne innanzitutto in soccorso dell’accampamento di Quinto Cicerone, poi si fece inviare altre tre legioni dall’Italia. Nel 53 intraprese una campagna di sterminio mirante a terrorizzare la popolazione e a fare terra bruciata intorno ai capi militari. Induziomaro, che non attese la fine dell’inverno per dare battaglia, andò incontro alla sconfitta e alla morte assediando il campo di Labieno. Questo evento, unitamente alla notizia della sconfitta di Vercingetorix e alla caduta di Alesia, dette un colpo terribile al morale dei Belgi.

La “Pax Romana”

Alla conquista romana seguì la riorganizzazione del territorio della Gallia Belgica. Il governo della regione fu assegnato al Legatus Augusti pro praetore provinciae Belgicae, investito di poteri civili, penali, religiosi (culto imperiale) e militari (potere di levare truppe per difendere la frontiera renana). Salvo gli Eburoni e gli Aduatici, le tribù belghe conservarono il proprio territorio e si trasformarono in civitates, divise amministrativamente in pagi. Le imposte erano percepite da un procuratore imperiale con sede a Treviri.

La romanizzazione fu agevolata dall’esistenza di un’ottima rete stradale, che fu ampliata e perfezionata dai Romani. Da Reims si dipartivano due strade, una in direzione Arlon-Treviri, l’altra in direzione Bavai dove si ricollegava alla via Agrippa, in direzione Tongeren-Maastricht-Colonia. La mancanza di pietra e la povertà del suolo, in parte ancora paludoso, delle Fiandre e della Campine, fece sì che quasi tutte le villae, nuclei fondamentali dell’economia rurale, si trovassero in Vallonia. La villa si trovava al centro di un territorio comprendente campi coltivati, pascoli e foreste. La popolazione della villa era assai numerosa e in gran parte servile. Le città erano più rare. Le principali erano Tongeren, antico mercato dell’età augustea circondato da mura nel II secolo d.C., il centro amministrativo e commerciale di Tournai, Arlon (Orolaunum Vicus), Namur.

Il lungo periodo di pace e ordine che la Belgica visse sotto l’Impero ne incentivò il sorprendente sviluppo economico. L’industria mineraria e quella tessile, che avevano avuto dei notevoli antecedenti in epoca celtica, caratterizzeranno d’ora in poi la regione fino a tempi assai vicini ai nostri.

La contaminazione tra divinità celtiche e romane produsse un vero e proprio Pantheon gallo-romano, nel quale primeggiavano Epona, dea dei cavalli, Arduinna, dea che ha lasciato il suo nome alle Ardenne, nonché le versioni locali di Apollo, Ercole e Giove. L’arte figurativa gallo-romana ritraeva le divinità con minore perfezione formale di quella italico-romana, ma forse con maggiore realismo e spontaneità.

Il tramonto del mondo antico

A partire dal III secolo d.C., l’Impero Romano non seppe più garantire la sicurezza degli abitanti della Gallia Belgica, che furono esposti alle scorrerie di Franchi e Alamanni (255). L’imperatore Massimino autorizzò i Franchi a stabilirsi nei territori dei Nervi e dei Treviri. Le città vennero fortificate e ridotte di dimensioni: il perimetro di Tongeren passò da 4.300 a 2.700 metri. Sui confini la difesa dell’Impero era ormai assicurata da tribù guerriere germaniche. Il Cristianesimo, a quanto pare, penetrò nella regione soprattutto attraverso i Belgi che, dopo aver prestato servizio nelle legioni nelle province mediterranee dell’Impero, propagarono la nuova religione nelle terre di origine. Sozomene (V secolo) testimonia che già all’epoca di Costantino il Cristianesimo era diffuso nella Gallia Belgica. Il principale focolaio di cristianizzazione della regione fu Tongeren, che ricevette come vescovo San Servazio.

All’epoca di Giuliano Imperatore, di quattrocento villae che erano esistite nella regione, ne sopravvivevano solo una ventina. Dopo che nella notte di San Silvestro del 406 Vandali, Svevi e Alani passarono il Reno, la Gallia fu devastata e saccheggiata da queste popolazioni, che poi proseguirono il loro cammino in direzione della Spagna. I Franchi Salii, già sconfitti da Giuliano nel 358 e poi accolti nella regione come alleati e difensori dei confini, approfittarono del crollo dell’autorità romana per occupare il corso della Schelda, mentre i Franchi Ripuarii penetravano nella valle della Mosa.

L’attuale frontiera linguistica che divide in due il Belgio separando Fiamminghi e Valloni non risale, come si è a lungo creduto, allo stanziamento dei Franchi Salii dal 358 in poi, ma piuttosto all’arrivo dei Franchi Ripuarii. In seguito alla costituzione delle diocesi di Tournai e Arras, le parlate romanze recuperarono terreno tra il mare del Nord e il Brabante, mentre a nord e a est proseguiva la germanizzazione. Quella che fu una provincia periferica dell’Impero Romano si apprestava a divenire, prima sotto i Merovingi e ancor di più sotto i Carolingi, il cuore di un nuovo Impero.

Carlo Altoviti

 BIBLIOGRAFIA

Giulio Cesare, De bello gallico, Mondadori, Milano 1991.

M. J. Daxhelet, Quand les Belges etaient Romains, Didier Hatier, Bruxelles 1985.

G.-H. Dumont, Histoire de la Belgique, Le Cri, Bruxelles 1995.

T. Mommsen, L’impero di Roma, Gherardo Casini editore, Milano 1988.

T. Mommsen, Storia di Roma, Gherard Casini editore, Milano 1988.

H. Pirenne, Maometto e Carlomagno, Newton Compton, Roma 1993.

H. Pirenne, Storia d’Europa dalle invasioni al XVI secolo, Newton Compton, Roma 1991.

 

Commenti

commenti

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here