olimpoRoma, 21 ott – Prima di tutto, procuratevi una bottiglia di acqua benedetta; in secondo luogo garantitevi l’assistenza di Sant’Elena e degli angeli Gabriele ed Uriel; poi, fate in modo che alla cerimonia sia presente un fanciullo puro di corpo e di cuore. A questo punto, il prodigio è garantito. Nel senso che si renderà visibile, favorito dal contatto di mani inesperte ma immacolate, un genio di rango ben più alto di quello che si cela nella celeberrima “lampada di Aladino” . Il rito di Sant’Elena è uno degli ultimi gradi del percorso iniziatico di Misraim, originario dell’antico Egitto (“misraim”, in lingua ebraica, significa “egiziano) e vòlto alla rivelazione estatica. Così ci ammaestra nel “De rerum varietate” Gerolamo Cardano, matematico e medico, filosofo e astrologo, vissuto nel Cinquecento. E ne dà conferma, duecento anni dopo, nel “Rituale della Massoneria Egiziana”, Giuseppe Balsamo. Meglio noto con lo pseudonimo di Cagliostro, mago e guaritore, alchimista e ipnotizzatore. Nonché fondatore a Londra della Loggia Massonica di Rito Egizio.

Lo sappiamo: in molti è impressa soprattutto l’immagine dell’imbroglione e dell’avventuriero, insomma del tipo da prendersi con le molle. Un ciarlatano, pensano in tanti, che, certo, stimola la nostra curiosità, ma su cui non vale la penna di spargere troppe lacrime, allorché, condannato a morte e poi graziato da Pio VI, finisce i suoi arruffati giorni nella Rocca di San Leo, in quel di Pesaro. Tributano, invece, a Cagliostro, il dovuto rispetto, due attenti studiosi della tradizione esoterica occidentale come Alessandro Boella e Antonella Galli in questo saggio dedicato alla Massoneria ermetica (“L’ascesa all’Olimpo. Cagliostro e la tradizione ermetica nella Massoneria”, La Lepre, pp. 338, euro 24). E cioè a quegli Alti Gradi di conoscenza iniziatica, che furono creati a metà Settecento dai Rosacroce d’Oro. Va subito detto che gli Alti Gradi, fieri custodi di un magistero millenario, presero ben presto le distanze dalla Massoneria deista e razionalista. Insomma gli Alti Gradi nulla hanno a che fare con le logge che favorirono la Rivoluzione Francese né con gli spiritelli e spiritacci laici, democratici e progressisti che ne sono l’alimento.


Così come il mitico Ermete Trimegisto, nato dall’identificazione di Ermes-Mercurio col dio egiziano Thot, non ha alcunché da spartire con gli alfieri del mantra Liberté/ Egalité/ Fraternité. E analogamente i nobilissimi Cavalieri del Tempio, custodi della Tradizione, non hanno davvero lasciato la loro sublime eredità ai lividi e sciamannati giacobini. Insomma, siamo ai piani alti della magia, dove non si spacciano patacche per oro filosofale e dove non c’è posto per chi congiura contro un ordine millenario. Ed è forse l’occasione per riaprire un dibattito (ma si è mai chiuso?) particolarmente caro al cosiddetto “nostro ambiente”: quello che, all’insegna di Evola e Guénon, scava nell’universo settario, si interroga su Massoneria e massonerie, si immerge nei segreti dei Templari (gli studi in merito sono numerosissimi, ma noi, come guida, consigliamo sempre l’amico Franco Cardini), litiga in merito a Tradizione e Rivoluzione, e vede gli uni contro gli altri armati filo-vandeani monarchico-reazionari e filo-giacobini nazional-repubblicani.

Ma abbiamo spostato troppo in là sguardi e interrogativi, mentre Boella e Galli non vogliono qui entrare nel merito di contrapposte visioni del mondo con storico-politiche “ricadute”, ma intendono piuttosto prospettare complicatissimi reticoli magico-esoterici, chiamandoci ad un arduo cimento su oscuri cifrari, esperimenti sapienziali, inquietanti maestri. Se ci è consentita una battuta, “l’ascesa all’Olimpo” del titolo è tutt’altro che in discesa. D’altra parte, se si parla, con cognizione di causa, del “magnetismo angelico” praticato da Cagliostro, si è ben lontani dai seduttivi “effetti speciali” di un occultismo massmediatico alla Dan Brown e di sincretistica marca New Age. Boella e Galli, discettando di Templari e Rosacroce, presentano in gran copia oggetti mistici, sigilli planetari, canti magici, pietre filosofali, croci simboliche, numeri sacri, gradi iniziatici, geroglifici, trasmutazioni e sublimazioni, rapimenti estatici e visioni supreme, magie naturali, magie divine e magie diaboliche: ma all’insegna di una rigorosa compulsazione di testi sapienziali o ermetici, da Proclo a Zosimo, da Paracelso e Bohme, da Kremmerz a Kunrath.

Quanto a Cagliostro, fanno bene gli Autori a seguirne venture e sventure di corte in corte, di loggia in loggia, da un esperimento all’altro e nei campi più vari. Perché Giuseppe Balsamo le sue cognizioni di ermetismo le aveva, non era ignaro di cristallomanzia, e cioè di metodi divinatori che favorivano la veggenza attraverso specchi, cristalli, bacini e vasi d’acqua, possedeva nozioni mediche basate sui precetti della Scuola Salernitana (spesso in contrasto con la scienza ortodossa), era noto come guaritore e visionario, e ci ha lasciato qualche magica “ricetta”. Ecco, ad esempio, “la caraffa di Cagliostro”, presentata da Kremmerz: “ Si pone su un tavolo, innanzi alla sensitiva, una bottiglia con acqua fino alla metà. Poi tutti gli astanti in catena guardano il liquido pensando ad un oggetto, determinato in precedenza di comune accordo, ma all’insaputa della sensibile. Questa, guardando anche lei sulla superficie dell’acqua, ‘vedrà tale oggetto e lo nominerà’. Identico esperimento può farsi con uno specchio”. Sempiterno luogo, per dirla con Borges, di plurali magìe.

Mario Bernardi Guardi

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