risorgimento mazziniRoma, 14 ago – Triste sorte quella degli anticonformisti di massa: vorrebbero svettare gli uni sugli altri, ma dato che ripetono a pappagallo praticamente le stesse cose, pur con tonalità differenti, alla fin fine rimangono nel loro tristo e solitario anonimato. L’infelice sparata antirisorgimentale del professor Cardini, di cui avevamo già avuto modo in passato di apprezzare le velleità filo-islamiche, rientra a pieno titolo in questa peculiare forma di anticonformismo, che in Italia non è altro che lo sputare sugli Italiani, fingendosi ovviamente esenti da peccato alcuno.

Non è nostra intenzione tornare sopra questa vicenda, ma approfittarne per ragionare a briglia sciolta sul tema del Risorgimento e dell’ostilità che esso ancora suscita nei cosiddetti “cattolici tradizionalisti”, qualunque cosa voglia dire questa definizione nell’era del post-concilio Vaticano secondo. In estrema sintesi, secondo costoro il Risorgimento sarebbe una sorta di complotto massonico per distruggere “l’ordine tradizionale” da essi identificato con il potere temporale della Chiesa.

Messa così, viene voglia di risolvere la questione con una battuta: “dove devo firmare per iscrivermi ad una loggia?”. In effetti, se c’è stata una forza nociva sotto qualunque profilo per questa disgraziata nazione, è stata proprio la Chiesa, con la sua morale servile, la sua corruzione, la sua ipocrisia ed il suo strapotere che hanno impedito all’Italia di seguire il destino nazionale unitario intrapreso già da secoli da Spagna, Francia ed Inghilterra, ergo ben venga il complotto.

Il problema è che costoro basano una buona parte delle proprie carnascialesche convinzioni su una delle maggiori bufale storiche di tutti i tempi, ovvero il presunto carteggio fra Mazzini ed Albert Pike, uno dei massimi rappresentanti della massoneria anglo-americana.

Ora, è chiaro che Mazzini sia indigesto a tutti, essendo probabilmente l’unica persona nella storia che è riuscita ad inimicarsi cattolici, comunisti, anarchici, sbirri, una dozzina buona di governi e frammassoni carbonari, ma basta un’occhiata a questo delirante carteggio (che nessuno, oltretutto, ha mai saputo presentare in forma originale) per rendersi conto del livello mentale di queste persone, professori e cattedratici compresi. Fra le altre cose attribuite a tale carteggio, nel 1871 verrebbe già previsto l’andamento di due guerre mondiali e l’avvento nientepopodimeno che del nazionalsocialismo, chiamato persino nel termine colloquiale di “nazismo”. Beati i puri di cuore, perché di essi è il regno di Dio.

Certo, il complotto si inserisce nella narrazione che fa del Risorgimento un movimento elitario ed antipopolare, anche perché, si dice, il “volgo” nemmeno lo parlava l’italiano e quindi non avrebbe potuto capirsi.

In un suo recente libro il filologo Enrico Testa spiega chiaramente che almeno dal XVI secolo l’italiano come lingua codificata da Dante era appannaggio di un ampio strato della popolazione, anche meridionale, anche se ovviamente toccava la massima diffusione nella Toscana in cui, sostanzialmente, è diventato quello che conosciamo. Ma a smentire l’idea del fenomeno elitario basterebbe la pura e semplice logica: Venezia, ribellatasi agli Austriaci nel 1848, resistette per un anno e mezzo alla riconquista, e fu uno degli ultimi focolai in Europa a essere spento, assieme all’Ungheria; Milano cacciò il presidio austriaco in cinque giorni di lotta per le strade; lo stesso si può dire ancora per Brescia “la leonessa d’Italia”, che insorse per impedire agli Austriaci di prendere l’esercito piemontese alle spalle, e tenne loro testa per dieci sanguinosissimi giorni; Osoppo, in Friuli si oppose alla riconquista austriaca per mesi.

Se fosse stato qualcosa di così elitario, chi è che combatteva, si può sapere? Veramente esiste qualche cretino che crede che Garibaldi abbia conquistato il regno borbonico con solo 1000 uomini, per quanto eccellente stratega? Ma per questo specifico problema ovviamente i papisti hanno la risposta pronta: “fu aiutato dai confratelli britannici”. Certo, questo sorvola sul fatto che i Borbone fossero de facto dei vassalli si Sua Maestà Britannica, che infatti manteneva in Sicilia (fondamentale per il controllo del Mediterraneo) delle lucrose enclavi, al punto che quando decise di prendere possesso di Malta, banalmente, se la prese. E tanti saluti al reuccio. Che poi Garibaldi sia stato aiutato dalla flotta britannica a sbarcare è una sciocchezza che lo storico britannico George Macaulay Trevelyan, professore di Storia a Cambridge, nel suo libro “Garibaldi e i mille”, smonta definitivamente, facendo notare come in realtà furono gli inefficienti servizi borbonici a permettere alle camicie rosse di sbarcare indisturbati.

E perché, per giunta, nessuno di costoro parla mai delle numerose rivolte anti-borboniche (ben 5 negli anni precedenti lo sbarco nella sola Sicilia)? Sarà che ai contadini meridionali la “società tradizionale” in fondo stava ben stretta, valli a capire.

Lasciamo perdere infine le esagerazioni sui numeri dei presunti eccidi post-unitari, e volgiamo lo sguardo, come sempre, all’unica vera questione importante, che è quella politica. Il risorgimento è un patrimonio da rivendicare per chi combatte una battaglia sovranista? Senza ombra di dubbio, in particolare nella sua corrente socialista e patriottica incarnata da Mazzini, Garibaldi e Pisacane. Ma per farlo è necessaria una dolorosa, eppure necessaria, selezione schmittiana degli amici dai nemici, dei buoni maestri dai cattivi maestri, degli utili alleati e degli inutili fessi.

La boutade di Cardini (ma potremmo citare un Blondet o un Nitoglia e non cambierebbe nulla) non è solo figlia della mentalità allucinatoria dei guelfi fuori tempo massimo, ma anche del solito autorazzismo che sempre ha contraddistinto le nostre genti, con un qualcosa di più, che “suona antico, eppure così moderno”. È la destra postfascista italiana, reduce dalla delusione della sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale, che si è nutrita per decenni del velenoso nettare di maestri dichiaratamente avversi all’Italia, al Risorgimento, alla tradizione nazionale. Non è un caso che da giovane Cardini militasse nel movimento euro-nazionalista del belga Thiriart: ai vizi nazionali può porre rimedio solo la dissoluzione del popolo italiano nella più ampia compagine europea. Siamo incapaci di governarci, siamo indegni, siamo privi di Storia o magari abbiamo una Storia posticcia e vergognosa, meritiamo di estinguerci. Ce lo chiede l’Europa, in fondo.

È doloroso, ma dobbiamo iniziare a fare pulizia in casa. L’islam parla della “grande jihad”, che corrisponde al fare chiarezza nel proprio animo e nella propria mente, che deve necessariamente precedere la “piccola jihad”, cioè l’azione politica e militare concreta. Potremmo prendere spunto, in effetti.

Matteo Rovatti

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8 Commenti

  1. Complimenti per l’articolo. Non mi è chiara la parte sui contadini meridionali e la società tradizionale… potreste rispiegare per favore?

  2. Si tratta di una battuta volta a ridicolizzare i cosiddetti neofascisti anti-risorgimentali con le loro menate sulla “tradizione”.
    Si tratta dell’influenza di quei cattivi maestri di cui sopra, che nel dopoguerra avvelenarono a tal punto le menti di chi si proponeva come continuatore del fascismo, da renderlo il primo, vero, principale, incondizionato nemico dell’Italia, fino al punto in cui ci siamo ritrovati culturalmente disarmati di fronte al progetto d’integrazione europea.
    Anzi, fino a poco tempo fa esso era unanimamente appoggiato.

  3. è un fatto accertato che il primo risorgimento fu degno antesignano del secondo risorgimento, fenomeni determinati da forze occulte e sovversive, barbari e sanguinari, aldilà della retorica ufficiale che ne fa dei ‘movimenti di liberazione’. L’Italia unitaria è stata fatta principalmente contro la Chiesa e la tradizione cattolica. Oggi se si vuole dare un’idea-forza per uscire dal pantano in cui siamo finiti, bisogna riconsiderare, almeno in parte, proprio le tesi di Jean Thiriart sull’Europa come grande Nazione in divenire, superando i piccoli nazionalismi, e propronendo un governo unitario europeo, una nuova entità politica statuale che domini, invece di essere dominata dalle banche e argini l’invasione degli extracomunitari, considerando l’Africa un complemento naturale dell’Europa, dove riportare l’ordine che regnava al tempo delle colonie. Il vero primato nazionale è quello dell’Europa una e indivisibile rispetto alle altre superpotenze militari, politiche e economiche del mondo, non certo quello di piccole nazioni ridotte a ‘paesi’, ormai superate dalle nuove entità continentali.

  4. Senza nulla togliere all’importanza del risorgimento e dei suoi protagonista citati nell’articolo e tenendo bene a mente che si è realizzato compiutamente soltanto con l’avvento del Fascismo,non vedo che ci sia di male a ricordare i crimini e le nefandezze compiuti dai savoiardi nelle regioni da loro conquistate.
    Milioni di Italiani sono dovuti fuggire dalle loro case ,non solo nel merid0ine ma anche in Friuli e in Veneto per non morire di fame.
    Detto questo mi sembra che il nocciolo della questione sia quello che Adriano Scianca ha compreso benissimo.
    Lo sfruttamento dei popoli africani da parte delle multinazionali e la destabilizzazione voluta dai governi occidentali non sono errori,come molti dicono ma veri e propri crimini di cui anche il popolo italiano è stato vittima.
    Bisogna comprendere e colpire le origini del male.
    Detto questo anche la gestione degli immigrati è in mano a deliquenti,siano essi i compagnucci dell’ARCI o quelli della Caritas,che in cambio di un piatto di lenticchie fanno utili paurosi.

  5. Caro Sergio, è esattamente di questo che si parlava: allucinazioni ideologiche anti-italiane, complottarde, veterocattoliche, evolomani.
    La prova provata è che se dico che Kalergi, Hayek e Spinelli sono i padri fondatori dell’UE senza dubbio strappo consensi, quando faccio notare che essi dicevano LE STESSE MEDESIME COSE di Thiriarth o altri, mi prendo del fesso se non peggio.
    Anni addietro un noto paraguru destrorso mi definì “leninista paranoico”.
    Accetto la definizione, Lenin è un ottimo rimedio al complottismo, perché insegna a leggere i rapporti di forza concretamente esistenti.

  6. Ottimo articolo, come diversi altri da lei scritti, che fondamentalmente ripone al centro la tradizione nazionale nell’ambiente identitario quale cuspide principale con cui armare una prassi politica odierna, e mi trova concorde.

    Di zecche alla Cardini (che è essenzialmente un catto-umanitarista con simpatie staliniste che non capisco cosa abbia a che fare cogli identitari o colla “destra” – qualunque cosa voglia poi dire quest’ultima definizione) è sinceramente ora di fare piazza pulita, e di individuarle come nemici su tutti i piani, con ferma ostilità. Lo stesso vale per tutti coloro che ritengono antistoricamente gli Italiani una sorta di ibrido eschimo-tropicale senza identità etnica e genealogica atto ad ingurgitare e digerire senza danni le genie più bizzarre della Terra, dai Negrilli ai Mau Mau; di quelli devo dire che ne ho constatati e conosciuti diversi anche negli “intellettuali” dell’anzidetta “destra”… e mi pare un punto rilevante mai affrontato con tersezza e logica, che peraltro ci pone disarmati in ambito invasionistico e se si vuole sul tema degli Italiani nelle terre irredente.

    Per il resto, trovo problematici la figura e il pensiero di Pisacane, che di là da una certa azione patriottica muoveva da posizioni ideologiche comunistico-demagogiche, abbastanza vicine a quelle dei partigiani e della costituzione più bella del mondo in fondo. Lo stesso discorso in relazione ad un altro periodo storico nazionale vale a mio avviso per figure quali Berto Ricci, politicamente disgustoso senza eccezione.

    Insomma Mameli, La Marmora, Garibaldi, Manin ecc. mi sembrano gli esponenti più forti del Risorgimento e di una buona linea nazionale, priva di fraintendimenti, cui si devon assommare tutti i propugnatori di una unitarietà politico-culturale italiana vissuti nel corso dei secoli precedenti e creatori di una cultura risorgimentale: verbigrazia Alfieri, Leopardi, Foscolo, Puoti ecc., senza dimenticare il Machiavelli – descritto giustamente come uno dei teorici del nazionalismo moderno. Di Mazzini prediligo quello degli ultimi anni, e non il cantore della democrazia parlamentare e dei diritti dell’uomo, sebbene pare non fosse nella sua idea effettiva una democrazia di massa ma che anzi prediligesse una “democrazia guidata” o financo “autoritaria” (perlomeno per quella fase storica e per un “vero progresso”) che avesse il fine di servire il popolo; ad ogni modo tengo più in favore Garibaldi, vero milite del Risorgimento per nulla amante dei parlamentarismi.

    Altre importanti personalità postrisorgimentali dal saldo sviluppo teoretico che non capisco perché non vengano MAI citate o considerate da nessuno sono Enrico Corradini ed Alfredo Rocco.

    Cosa pensa al riguardo di costoro? Sono proprio tra coloro che elaborarono una lettura complessiva del fenomeno e della tradizione risorgimentale, inquadrandone diverse “anime”.

  7. Le posso dire che, pur con tutti i limiti che incontro nell’approccio nazionalista (romantico, determinista e quindi in fondo naturalista), sono un fan accanito del codice Rocco, ergo non posso che averne un’idea positiva.

    Su Pisacane, capisco i suoi dubbi (che sono anche i miei), ma le ricordo anche che Pisacane era quello che: “Bisognava poter essere socialisti e patrioti insieme, combattendo tanto il comunismo autoritario che l’anarchismo individualista” o che “è giusto, mentre tutti gridano contro la guerra, rammentare che senza la guerra la civiltà non sarebbesi sparsa sul mondo romano”.
    Insomma: io ci vedo, pur fra mille ambiguità, qualcosa che potremmo definire socialismo nazionale.
    Il che non vuol dire farsi dei santini, ovvio, le assicuro che sono estremamente laico in tal senso.

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