Roma, 17 feb – Molte false credenze e convinzioni errate circa la lingua etrusca: “è un mistero assoluto” per esempio, è una di queste. Il problema principale riguardante lo studio dell’etrusco, deriva da un conflitto insuperato ed insuperabile fra archeologi e linguisti. I primi si sono impadroniti delle ricerche adottando un metodo non conferme alla “vivisezione” della lingua. “Gli archeologi studiano ‘cose, oggetti’ e non parole”, affermano i linguisti. Difatti c’è sempre stato troppo pressappochismo a riguardo: facendo confluire tutte le ricerche sotto la categoria di “etruscologia”, è stato bandito lo “studio della lingua etrusca”.

Guerra fra archeologia e linguistica a parte, gli studi più accurati riferiscono di ben 12mila vocaboli identificati e tradotti. Questi, sono adesso registrati nel Corpus Inscriptionum Etruscarum (CIE). Affermare quindi che il latino abbia attinto dall’etrusco, lasciandoci in eredità parole di uso quotidiano, non è un’ interpretazione possibile bensì un fatto oggettivo. Stando pure ad un’analisi comparativa con la terminologia religiosa dei Romani, si scopre quanto forte sia stata la “misteriosa” influenza degli Etruschi.

È così emerso un discreto numero di vocaboli latini di carattere sacrale, in genere privi di etimologia, che trovano riscontro in altrettanti vocaboli etruschi. Grazie sempre ad  una attività comparativa, si è constatata la corrispondenza fra circa 2mila antroponimi etruschi, ad altrettanti antroponimi latini. Inevitabile, quindi, reperire tracce di lingua etrusca anche nell’italiano.

PAROLE ETRUSCHE NEL GERGO QUOTIDIANO

Ecco gli esempi di parole entrate a pieno titolo nel gergo quotidiano. “Atrio” deriva dal latino e non dal greco “atrion”, che significa “sereno”. Trattandosi di architettura, per affinità di significazione, si sostiene che il termine latino derivi dall’etrusco “athre” (traducibile come “spazio aperto”). Troviamo inoltre “popolo” che affonderebbe le sue origini nell’etrusco puple o puplu. E “istrione”, sovrapponibile ad “hister” (il mimo, commediante) che deriva da Histria: l’attuale Istria, territorio d’origine di quelli che furono i primi attori. Ci sono poi “mondo” da “muth” (letteralmente “fossa”) per indicare anche la dimensione degli inferi e “raggio” che deriverebbe dall’etrusco “rahdia”. Alla “lingua misteriosa” si devono anche i primi sei numeri, ritrovati incisi in un cubo.

Agli etruschi si attribuiscono inoltre i giochi gladiatori, l’arco, alcuni simboli religiosi come il pastorale, il culto della Triade Capitolina, il simbolo del fascio littorio, il tempio tradizionale romano, lo stile architettonico tuscanico. La lingua etrusca, pur senza saperlo, rivive nel gergo quotidiano. Un’eredità importante, quindi: che ribadisce il valore imprescindibile delle parole.

Chiara Soldani

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Commenti

commenti

3 Commenti

  1. Dice che i primi 6 numeri si devono alla lingua etrusca…
    Leggo, però, in Storia di Roma, Jules Michelet, pag 44, che:
    due, duo in latino = dvi in sanscrito
    tre, tres in latino = tri in sanscrito
    quattro, quatuor in latino = tehatur in sanscrito
    e così:
    sette, septem, saptan
    nove, novem, navan

    • Articolo scritto parecchio maluccio… gli archeologi… i linguisti… gli studiosi, troppo generico, si mettano dei nomi, dei riferimenti. In questo modo potrebbero anche essere non studiosi ma studenti al primo giorno e dar credito a panzane. Un po’ come quando si legge “uno studio americano dice…”
      Sui primi 6 numeri poi ci deve essere infatti una incomprensione: il latino è una lingua indoeuropea ed è facile far confronti con una “gugolata” per verificare come anche i numeri sono simili a tutti quelli delle altre lingue indoeuropee. L’etrusco invece è una lingua preindoeuropea con numeri ben diversi.
      Probabilmente era da intendersi questo: non a come “si dicono” i numeri ma a come “si scrivono”, cioè che i Romani hanno imparato quella che oggi chiamiamo proprio numerazione romana (I, II, III, IV, V, …, X, …, L, ecc.) dagli Etruschi. Non a caso il riferimento ai primi 6 numeri è perché i primi sei sono incisi/scritti sui dadi.

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