Roma, 9 nov – Almeno un effetto questo «centenario mutilato» l’ha partorito: pur senza celebrazioni degne della ricorrenza della Vittoria, si è tuttavia ricominciato a parlare di identità italiana e del significato del 4 novembre. Quasi sempre per bistrattarlo, è vero, ma perlomeno se ne è parlato. E questo ha portato, tra le altre cose, a una scissione netta dei fronti: da una parte chi ha rivendicato la vittoria italiana nella Grande Guerra come evento fondativo della nazione e, dall’altra, chi l’ha rinnegata. In altri termini, tutto il fronte anti-italiano è dovuto uscire allo scoperto, anche quello moderato. In quest’ultimo campo si è schierato il Corriere della Sera che, attraverso l’editoriale di Antonio Polito, ha messo tutto nero su bianco: niente distinguo, nessuna complessità d’analisi; la Grande Guerra fu un’«inutile strage».

La paternità della formula appartiene a papa Benedetto XV, pontefice dal 1914 al 1922. Ed è alla luce di questa interpretazione che il Corriere legge l’incontro di domenica prossima a Parigi: «Non sarà una buona domenica per i sovranisti – scrive Polito –. Alle ore undici dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese dell’anno, un secolo dopo, sessanta capi di Stato celebreranno a Parigi la fine dell’“inutile strage”. […] Il centenario di Parigi, così come è avvenuto per quello “italiano” del Quattro Novembre, sarà l’occasione di bei discorsi e buoni propositi. Pacifismo innanzitutto. Ma anche promesse di cooperazione, di frontiere aperte, di amicizia tra i popoli. Per un giorno taceranno i nazionalismi, tornati a soffiare così impetuosi in Europa e nel mondo. Neanche il tentativo della destra tricolore italiana di spremere dall’anniversario di Vittorio Veneto un po’ di sciovinismo ha prodotto risultati. Nessuno può rimpiangere quei tempi». E così, sulla scia di Mattarella che ha aperto le danze antinazionali, in nome di un mal inteso concetto di «pace» viene rigettato il valore dell’indipendenza e dell’unità nazionale. Perché di questo si è trattato: grazie al sacrificio e al sangue di milioni di fanti, l’Italia poté finalmente riaccogliere nel suo grembo i propri figli trentini e giuliani.

Non manca infine un improbabile parallelismo tra la situazione politica attuale e quella di cent’anni fa: «Ma passato il centenario del 1918 – prosegue Polito sul Corriere – verrà quello del 1919. E qui le cose cambiano, almeno in Italia, visto che da noi fu un anno talmente cruciale e terribile da passare alla storia per la definizione di “diciannovismo”. […] Esiste un’inquietante somiglianza con il clima di un secolo fa. E la si ritrova in quella retorica da “vittoria mutilata” cui le nostri classi dirigenti politiche spesso indulgono per giustificare i propri limiti e per spiegare eventuali insuccessi». In pratica, secondo l’illustre editorialista del Corriere, il governo gialloverde starebbe sfruttando il mito della «vittoria mutilata» nel suo braccio di ferro con Bruxelles. Di qui la chiusa allarmistica: «E sarebbe la prima volta, dalla caduta del fascismo ad oggi, che il gioco può riuscire, trasformando così anche il ’19 del nuovo secolo in un anno buio della nostra storia». Caro Polito, ma non erano i cattivi sovranisti gli unici a soffiare sulle paure delle gente?

Valerio Benedetti

Commenti

commenti

1 commento

  1. Il corriere ed i suoi inutili, parziali ed inadeguati pseudo intellettuali……… La Patria , la nostra amata Italia , nasce dal sangue degli eroi in trincea , dal loro coraggio e dal loro ardimento………. Abbiate pietà dei tanti polito e comunistoidi simili……..non sanno,non capiscono, non comprendono……… le loro orribili idee pseudo ipocrite pacifiste ci rendono lo zimbello di tutta l’Europa, dove pure il nano sodomita francese difende gli interessi del suo paese……….il corriere è un giornale di tipologia cattocomunista sorosiana , ovvero Italia=campo profughi negroidi africani………. Noi patrioti possiamo crepare,secondo queste menti finissime. Traditori.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here