immigrazione invasioneRoma, 17 ago – In troppi credono ancora che la comunicazione non sia altro che il passaggio di una notizia da un emittente neutro ad un ricevente neutro. Niente di più falso e di più fuorviante. Perché comunicare è trasferire stati d’animo e indicazioni psichiche parziali ad un altro soggetto che li vive e li interpreta in maniera altrettanto parziale. Ergo: ognuno trasmette – inconsapevolmente o intenzionalmente – dei segnali al suo interlocutore che li decifra in base alle sue conoscenze razionali e alle sue predisposizioni inconsce.

Mai come in questo periodo, di fronte alla minacciosa invasione allogena che l’Europa e l’Italia stanno subendo, questa condizione distorsiva è efficiente e determinata.


Chi ha denunciato questo impegno di intossicazione informativa è il compagno Ignacio Ramonet, nel 1999 direttore de Le Monde Diplomatique.

Siamo in piena “globalizzazione emozionale” che vede la Chiesa e le imprese della bontà – poco importa se criminali o meno – protagonisti del più becero e zotico buonismo. Il pensiero, il ragionamento ed il minimo senso critico hanno lasciato il posto all’”emozione esagerata”, grazie alla quale “se l’emozione che provate guardando il telegiornale è reale, allora l’informazione è vera [perché] ormai, si crede facilmente che, visto che le lacrime sono vere, l’avvenimento che ne è all’origine è anch’esso vero”.

Dato che “non esistono immagini innocenti”, come avverte André Gazut, si riempiono le cronache visive e cartacee di filmati e di foto ad effetto – nel caso dei clandestini dieci donne, quattro bambini ed un paio di annegati – mentre si nasconde la realtà delle centinaia di trentenni in piena forma sorridenti e con lo smartphone in mano.

Naturalmente, con quel dispositivo che dal punto di vista psichico tecnicamente si chiama ‘ideo-affettivo’, ciò che rimane nel cervello emozionale sono le immagini, bloccando ogni capacità di ragionamento corticale. A questo punto, dato che “il peso delle parole non equivale all’emozione” scatenata, il gioco è fatto, e nessuno è più capace di porre insieme i parametri per un giudizio lucido, corretto e rigoroso.

Pensiamo al cosiddetto ‘fenomeno migratorio’ o ‘emergenza profughi’. Niente di più falsificato e distorcente come termini, per altro supportati da quell’altro meccanismo deformante la verità che il ‘politicamente corretto’.

Se milioni di persone entrano forzatamente e non voluti in un’area geografica, non occorre essere degli strateghi per capire che c’è una operazione organizzata in atto. E se la cosiddetta accoglienza è documentatamente coordinata dalle organizzazioni criminali italiane e straniere, un altro piccolo sospetto potrebbe pur sempre emergere. Invece, nulla.

La disinformazione è sempre esistita in tutte le epoche, ma usualmente era rivolta allo scopo di orrorizzare il nemico. Adesso, invece, viene applicata per ammansire ed anestetizzare le masse, ed è il meccanismo caratterizzante il nostro sistema politico, perché, come specifica Philippe Breton, “in democrazia, dove le manipolazioni sono moltissime, la disinformazione è la regina delle tecniche che mirano ad ingannare l’opinione”.

Complici tutti, quindi, senza alcuna giustificazione di innocenza.

Anni addietro, un amico, per dire che non c’era niente da fare, usava questa metafora contro il sistema: ‘accelerare l’emorragia e seppellirne il cadavere’. Era una sfuriata sottovoce, anche se adesso molto cinicamente ho pensato spesso ad un traumatico risveglio di questo nostro popolo e ad un altrettanto feroce esame di realtà. Una bella mattinata con i guardiani del Califfato per le strade e le facce delle suorine laiche in fuga dalla virilità maomettana, gli squittii dei vendoliani, tragicomiche aberrazioni da gay-pride, e i prelati sudaticci e tremebondi mentre strabuzzano gli occhi davanti alla testa del loro confratello venditore di fumo e di bontà, e le libertarie compagne, tutto alcol e spinelli, inginocchiate di venerdì sopra cumuli di segatura in attesa che cada la loro inutile e inusata testa o rinnegate dentro le grigie palandrane con annessa zanzariera, o i compagni atei e progressisti giustificare inutilmente il loro buon cuore di fronte al boia religioso e tradizionalista.

Devo dire la verità: certe volte questo pensiero mi dà una certa goduria. Poi il senso del dovere irrompe e penso che non possiamo fare altro che combattere. Leonida e i trecento rimangono nella Storia, Badoglio e gli altri sono stati espulsi anche dalla cronaca.

Adriano Segatori

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