Roma, 4 giu – In tutti i “coccodrilli” ufficiali, quelli della stampa di un certo rilievo, c’è la tendenza ad edulcorare il ricordo di Muhammad Ali, venuto a mancare nella notte, assegnandogli il ruolo di “eroe dei diritti civili”. Sebbene fosse noto il suo “orgoglio nero”, colpiscono le parole che Muhammad Ali pronunciò in un’intervista alla Bbc nel 1971. “Nessun bianco intelligente vorrebbe che i suoi figli sposassero un nero o una nera”, esordisce nel video che già sta diventando virale, la leggenda del pugilato. Il giornalista, una sorta di Fabio Fazio d’antan, prova a correggere il tiro e riportare tutto sui binari del politicamente corretto affermando “io vorrei dei figli meticci”. Ma Alì lo gela: “dici così solo perché sei in televisione. Noi siamo diversi”. Il conduttore ci riprova e cerca di dare la colpa “alla società”, ma ancora il campione ribatte: “non è la società, è Doi che ci ha fatto diversi. Non c’è nessun orgoglio nell’avere dei figli meticci“.



Pur contestualizzando il dibattito in un America ancora scossa dalle tensioni razziali, dalle lotte degli afroamericani etc, le parole di Alì appaiono in ogni caso dirompenti e svincolate da ogni tentativo di accomodamento. Il giornalista non si arrende e prova ancora ad affermare che “è colpa della società, bisogna educare la gente”. E ancora Muhammad Alì, secco: “La vita è troppo corta per rieducare, preferisco vivere con i miei simili. Nessuna donna mi amerebbe tanto quanto mi ama mia moglie, capisci?”. Il giornalista ormai quasi rassegnato afferma “sì capisco, ma è triste”. E il campione, ancora giù come un martello pneumatico: “Sarei triste se mio figlio non assomigliasse a me, ogni uomo intelligente vuole che il proprio figlio gli somigli, sarei triste se perdessi la mia meravigliosa identità. I cinesi amano i tratti orientali, ebrei e pakistani la loro cultura, chi vorrebbe uccidere la propria razza? La natura dice che bisogna stare con i propri simili, chi non vuole stare con la propria gente è chi la odia”.

Parole di fuoco quelle di Muhammad Alì, che intaccano il ricordo edulcorato che se ne fa, quel tentativo di ingabbiare il suo essere ribelle in schemi preconfezionati e sterili (“Eroe dei diritti civili” non vuol dire niente). Era un uomo orgoglioso della propria identità, che non aveva paura di rinunciare alle proprie idee piegandosi alle logiche del politcamente corretto. Parole che oggi, soprattutto se pronunciate a “parti invertite”, varrebbero l’accusa di “razzista” e sarebbero sufficienti per una condanna.

https://www.youtube.com/watch?v=RKV4xxmV-Sc

Davide Di Stefano

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6 Commenti

  1. E comunque, nel suo piccolo, l’ episodio costituito da questa intervista porta a galla quella che è la radice profonda del tema : ovverosia che il “mito del meticciato” è una costruzione assolutamente artefatta, priva di una autentica logica naturale ed umana, prodotto della degenerazione culturale e sociale di noi, occidentali di oggi, e che al contrario di quello che passa per un dato di fatto “dimostrato” (quando e dove poi?) moltissime culture e popolazioni, così come singoli individui, non “sentono” e non desiderano affatto.

  2. se lo dicevo un bianco è razzismo ,l’ha detto Alì lo applaudiscono e ridono….. che mondo di merda che ci troviamo

    • No non lo applaudono. Come vede anche dall’ articolo, poiché comunque, bianco o nero che fosse diceva cose non certo in linea con “il pensiero unico”, tentano di ingabbiarlo, di edulcorarlo, se necessario anche di farlo passare sotto silenzio.

      Per il resto sono cmq d’ accordo con lei, davvero una società mondialista di m…

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