servantAmsterdam, 15 dic – Il Rijksmuseum di Amsterdam riscrive la storia dei propri quadri, modificandone titoli e descrizioni politicamente scorretti. L’obiettivo è cancellare ogni riferimento che possa risultare offensivo per una qualunque minoranza, etnica e non solo. I curatori del museo hanno messo sotto la lente del revisionismo tutte le opere della collezione, un milione circa, alla ricerca di parole vietate nel vocabolario politically correct del XXI secolo.

Parole come “negro”, “maomettano”, “nano” e addirittura “indiano” e “Ottentotto” – termine con cui gli Olandesi indicavano una popolazione sudafricana, e che trae origine dalla parola ‘balbuziente’ – sono messi al bando in nome del progresso. Per esempio il dipinto di inizi ‘900 di Simon Maris è stato cambiato da Young Negro Girl a Young Girl Holding Fan (ragazza che tiene un ventaglio). Il Negro Servant di Margaretha van Raephorst è diventato Young Black Servant.

Molti storici dell’arte e appassionati hanno reagito con sdegno a questa operazione, che da un lato riscrive la storia e dall’altro censura l’arte. Martine Gosselink, capo del dipartimento di storia del museo e uno degli artefici del progetto, ha cercato di difendersi: “Il punto è non usare nomi dati dai bianchi verso gli altri. Noi olandesi siamo chiamati a volte “teste di formaggio”, e non vorremmo andare in un museo di un altro paese e trovare quel termine nelle descrizioni delle immagini”.

Insomma, dalle parole di Gosselink traspare il complesso non risolto di un cuore sanguinante a causa di prese in giro infantili. Si tratta di una crociata contro il bullismo nell’arte che però nasconde ben altre complicazioni. Come ogni nuovo regime impone – con la forza – la sua toponomastica e dà il proprio nome alle cose, il regime del politicamente corretto fa lo stesso, mascherandosi però dietro il ventre molle del rispetto degli altri.

Torniamo così alle mutande messe al Giudizio Universale di Michelangelo, alle mutilazioni de L’Italia fra le Arti e le Scienze di Mario Sironi e alla più recente foglia di fico imposta da Renzi al fauno del Gazing Ball di Jeff Koons, censurato per non offendere la sensibilità del principe ereditario degli Emirati Arabi. Ma torniamo anche al Futurismo, celebrato nel suo centenario senza riferimenti al topos bellico.

L’arte viene censurata, la storia riscritta, facendo finta che il passato non sia successo, decontestualizzando totalmente le opere per portarle tutte insieme per la mano dentro a una sala operatoria, dove possono essere imbalsamate e rese sterili. Dove la loro anima può essere rubata e uccisa. Torniamo indietro di secoli rispetto allo studio vivo della cultura – che sia di carattere artistico, antropologico, filosofico – ora non più conosciuta nel suo contesto, ricostruita nella sua essenza e quindi capita, ma idealizzata e strappata dalle proprie radici. La farfalla viene inchiodata e ne perderemo per sempre il volo.

Simone Pellico

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