Roma, 9 ott – Populismo: parola usata, abusata. Oggetto di storpiature ordite ad hoc: tutto, pur di screditare chi nuota controcorrente. Tutto, pur di tutelare il sistema e delegittimare la popolare volontà. Interviene a riguardo il libero pensatore Alain de Benoist, riferimento della cultura non elitaria e poltronara, la voce fuori dal coro che è sempre bene ascoltare. “Il populismo è un elemento della democrazia da non confondere con l’estrema destra”, dice. Ma vaglielo a spiegare, a Moscovici: che teme “un’implosione dell’Ue” di populistica matrice (e volesse il cielo!). Ma de Benoist passa oltre. Talmente “oltre” da definire destra e sinistra categorie superate: una differenza definita “obsoleta da almeno mezzo secolo. La vecchia destra e la vecchia sinistra – prosegue – sono scoppiate, in particolare, sotto la spinta del populismo la cui ascesa è stata accompagnata dal declino o dalla scomparsa dei vecchi partiti di governo. È un fenomeno al quale assistiamo, a vari livelli, in tutti i Paesi europei. Si pensi, ad esempio, al governo italiano”, chiosa l’intellettuale francese.

Ma è sull’improprio uso del vituperato “populismo”, che insiste de Benoist: “Il termine populismo è usato oggi in modo peggiorativo e intellettualmente pigro per descrivere tutto ciò che le élite odiano. Tuttavia, può essere analizzato più in linea con i caratteri della scienza politica. La sua caratteristica essenziale è quella di sostituire un asse verticale, opponendosi alle “parti alte”, le élite, e alle “parti basse”, le persone, il popolo, e al vecchio asse orizzontale, che contrapponeva la destra alla sinistra. Quelli che parlano di populismo, senza tener conto di questo aspetto fondamentale, ad esempio vedendo il ritorno o il risorgere di fenomeni del passato, non sono in grado di comprendere nulla”. Il populismo è assolutamente democratico: “I populisti non vogliono meno democrazia, ne vogliono di più. Piuttosto, vogliono integrare, se non sostituire, la democrazia rappresentativa con la democrazia partecipativa, esercitata continuamente e dal basso secondo il principio di sussidiarietà”.


La tesi sostenuta da Alain de Benoist è ineccepibile. Il quadro più chiaro e realista dello status quo europeo. Sicuramente parole sgradite, agli europeisti “poteri forti”. C’è da credere che Junker, per dimenticare, ci berrà qualcosa su.

Chiara Soldani

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