chiesa vaticanRoma, 23 ago – Perché la Chiesa Cattolica Romana ha oramai definitivamente sposato il punto di vista “liberal” sull’immigrazione dal Terzo Mondo all’Europa?

Ad una analisi superficiale potrebbe sembrare che la ragione sia da attribuirsi al tanto deprecato danaro, sterco del demonio solo nelle tasche dei fedeli, ma benedetto quando entra nei santissimi forzieri Ior. In effetti, le organizzazioni legate alla Chiesa incassano dallo Stato circa 40 euro al giorno per ogni immigrato e, dato che tali organizzazioni ricevono, da enti pubblici e da soggetti privati, cospicue donazioni di denaro, di cibarie, di indumenti, di detergenti, di immobili (come proprietà o come uso), che coprono i costi vivi, essi equivalgono ad un utile netto e del tutto esentasse. Oltretutto, le onlus e simili organizzazioni non subiscono nessun particolare controllo contabile, fiscale o bancario ergo è piuttosto agevole spostare per tramite di esso quantità anche ingenti di danaro senza problemi di sorta.

Questa spiegazione però appare troppo semplicistica, troppo economicista, troppo veteromarxista. Certo, il lucro sarà sicuramente una concausa, un eccellente “lubrificante” per così dire, ma una organizzazione bimillenaria come la Chiesa non può certo limitarsi a queste bassezze come un Buzzi qualunque.

Una spiegazione alternativa (o forse, come abbiamo detto, complementare) sembra provenire dal prof. Manlio Graziano, autorevole accademico della Sorbona, nel suo saggio “Guerra Santa e Santa Alleanza”, in cui teorizza esplicitamente la volontà papista di spingere al collasso il già traballante Stato sociale europeo e così potersi proporre come unica forza capace di gestire il problema non solo degli immigrati ma anche degli italiani impoveriti e disoccupati dalle politiche economico-finanziarie degli ultimi decenni. Può sembrare un delirio complottardo ed anticlericale, ma l’autore fa notare che questa è stata esattamente la strategia che ha garantito il successo di organizzazioni salafite come la Fratellanza Musulmana in Egitto ed Hamas in Palestina: sostituirsi ad uno Stato praticamente assente nella gestione dei problemi delle persone ed al contempo indottrinarle sfruttando il senso di gratitudine e di comunione.

Anche questa spiegazione, però, seppur interessante e dotata di spunti notevoli di riflessione, ci appare tronca. Certamente il danaro conta, e certamente il proselitismo è più facile con masse di miserabili che con gente abbiente, ma peccheremmo veramente di ingenuità se non cercassimo di trovare qualcosa di più profondo, qualcosa di infero, qualcosa di apparentemente rimosso, che fa paura alle persone comuni mettere a fuoco, come quando si finge con tutte le forze che un dato problema non esista, finendo per crederci veramente. Però, in fondo all’anima, qualcosa resterà sempre, qualcosa di orrendo che tenterà di visitarci quando le nostre difese sono abbassate, nell’ora più oscura della notte.

Proviamo a metterla a fuoco allora. La Chiesa, ma in generale il cristianesimo, non appartiene all’Europa, ma è solo una delle tante religioni sincretiche medio orientali nate in quel crogiuolo che fu la decomposizione del mondo ellenistico. La Chiesa ha preso atto che in futuro la popolazione europea conterà solo per qualche percento in confronto alle orde africane e che la competizione con l’islam sarà nel Terzo Mondo. La Chiesa quindi sta, cinicamente, scaricando l’Europa perché non vuole essere trattata come la Chiesa dei bianchi, la Chiesa dei ricchi, la Chiesa dell’Occidente.

Il processo di disintegrazione dell’ethos indoeuropeo, iniziato due millenni fa, sta semplicemente proseguendo sotto una nuova forma. Nemmeno troppo nuova in fondo: i barbari che mettevano a ferro e fuoco Roma erano battezzati e benedetti dal “vicario di Cristo sulla Terra”. In molti si sono illusi che il cristianesimo potesse svolgere una qualche funzione identitaria, mobilitante, politica in Europa, ma se questo è accaduto, appartiene al passato e probabilmente era dovuto alla forte pressione esterna, militare, dei tagliagole maomettani (arabi o ottomani a seconda del periodo). Oggi i tempi sono diversi, non vi è più un’Europa cristianizzata più o meno forzatamente da una serie di imperatori traditori del proprio retaggio da difendere contro i propri fratellini abramitici, ma solo un piccolo continente morente di appena mezzo miliardo di persone con una età media piuttosto avanzata ed in larga parte miscredenti. Non vale la pena darsi da fare per difenderla, quando ci sono miliardi di giovani africani, asiatici o sudamericani che possono tranquillamente fungere alla bisogna da nuovo gregge.

Matteo Rovatti

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5 Commenti

  1. Bene, però quando gli faceva comodo che i cinquecento milioni di europei erano sempre a dire le preghiere…. adesso se ne fottono. Ipocriti di Merda.

  2. Se con umiltà apprendessimo l’accezione della Chiesa: “Ekklesìa” = “ek”, “fuori”; e “kaleo”, “chiamare”; “chiamare fuori” dai condizionamenti convenzionali, apprenderemmo che è la condizione di rigenerazione non più nati dalla carne, bensì, nati dallo Spirito, allora quanto concerne la Chiesa nella sua struttura orientata alla speculazione, il nostro intimo, prosegue il suo itinerario di trasmutazione alchemica, sino al pleroma! Sia ciò, il nostro target: Shalòm di cuore!
    Vittorio Coliva

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