Parigi, 5 giu – Fethi Benslama, tunisino, è psicoanalista e docente di psicopatologia clinica presso l’università Paris-Diderot. Nel suo ultimo libro, Un furioso desiderio di sacrificio. Il supermusulmano (Raffaello Cortina Editore, pp. 121, euro 12.00), compie una riflessione tra clinica e politica e tratteggia, anche grazie alla sua esperienza acquisita sul campo, lavorando nelle banlieue, la figura del terrorista tipo. Islam e islamismo non sono sinonimi, spiega preliminarmente Benslama, seppur quest’ultimo sia un parto ideologico del primo. L’islamismo è la reazione messa in atto da una parte del mondo musulmano che scopre i lumi a colpi di cannone e che già nei discorsi di Napoleone Bonaparte in Egitto individua con esattezza e precisione il pericolo rappresentato dal secolarismo di cui l’Occidente è portatore. Il Medio-Oriente infatti ha subito e non prodotto il secolarismo che ha smantellato l’impero Ottomano nel 1924, è questo il grande evento traumatico che ha dato i natali ai Fratelli Musulmani nel 1928. È infatti Kemal Ataturk ad abolire proprio nel 1924 il califfato, ed è sempre lui con la creazione dello Stato turco nello stesso anno, a dimostrare che «si può fare a meno della sharia come fondamento delle leggi». Secondo Benslama è «questa la catastrofe all’origine dell’utopia antipolitica dell’islamismo».

Ad evocare la minacciosa figura del «supermusulmano» è la teofobia genetica degli stati nazionali di matrice occidentale che poco a poco hanno estromesso Dio dalla scena pubblica. «L’imperativo del supermusulmano non è: “Diventa!”, ma: “Torna a essere!”, perché per lui il Bene ha già avuto luogo e la promessa è stata realizzata». Il supermusulmano è colui il quale «pretende di confondersi con il suo presunto creatore», per questo motivo può sentirsi legittimato ad agire in suo nome e sopratutto al suo posto, condannando se stesso e gli altri a un inferno nell’al di qua. La strage diventa così simbolo reale, del giudizio plastico di Allah, che tramite il «supermusulmano» si abbatte su infedeli, miscredenti e atei. Ad essere affascinati e sedotti dall’islamismo sono, secondo Benslama, sopratutto in Occidente, musulmani senza radici, ragazzi tra i 15 e 25 anni, cresciuti da musulmani ormai secolarizzati, che nell’islamismo ritrovano l’identità perduta, individui privi di mezzi materiali e intellettuali che nell’incontro con l’islam radicale si realizzano. Atomi impazziti insomma che trovano un centro di gravità permanente in Allah e non è detto neanche che abbiano una buona conoscenza del Corano o della teologia islamica.

L’islamismo inoltre, secondo l’autore non è assimilabile a nessuna teologia-politica prodotta dall’Occidente perché è il tentativo della religione di inglobare fino a farla scomparire la politica. Il pamphlet di Benslama è un’inedita analisi psico-politica dell’origine del terrore, molto utile per comprendere la radice inconscia che arma i figli di Allah cresciuti nelle Bengodi del consumismo.

Fabrizio Grasso

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam.
Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here