Genova, 27 set – Ottantatre anni fa il transatlantico REX salpava per il primo dei cento – e uno – viaggi sulle rotte dell’Atlantico. Circa un anno prima aveva avuto il proprio varo e circa un anno dopo avrebbe conquistato, prima e ultima nave italiana a farlo, il premio di velocità Nastro Azzurro. L’Italia lo lasciava partire pieno di persone e ambizioni, lo inviava nel mondo come ambasciatore di forza, stile e portamento. Il REX ricambierà lo sforzo fatto dalla genitrice andando oltre le più rosee aspettative, entrando per sempre nel mito della navigazione e dell’immaginario collettivo.

REX3La genesi. L’Italia vuole il REX come si vuole un figlio. Lo immagina, lo concepisce, gli crea spazio, pronta a trasformarsi per lui e con lui. Quando Benito Mussolini annuncia la nascita delle “frecce del mare” era solo il 1926, ma le idee erano chiare e il progetto avviato. Per questo chiama il corrispondente romano della United Press, lo strillone internazionale che avrebbe fatto fare alla notizia il giro del mondo: l’Italia avrebbe costruito due grandi piroscafi veloci, il REX e il DUX, capaci di compiere il viaggio da Genova a New York in cinque giorni. Il dado è tratto, da quel momento il cronometro inizia a correre sia per i costruttori che per i competitori, negli anni dei record sull’Atlantico prima della guerra e dell’avvento del Concorde.

Qualche giorno prima il governo aveva riunito ad un tavolo i rappresentanti delle compagnie transatlantiche italiane, mettendo sul tavolo da un lato la costruzione delle “frecce del mare” e dall’altro la richiesta di riunirsi in un’unica società, per gestire le nuove navi e la flotta già esistente. Lo scopo è ottenere il coordinamento dei servizi offerti dalle società, per eliminare la concorrenza interna e soprattutto per opporre a quella estera un blocco costituito dalle maggiori forze marittime nazionali. Le resistenze del Lloyd Sabaudo e della Cosulich Line vengono vinte dallo stesso Mussolini, che offre strategicamente alla terza compagnia, la Navigazione Generale Italiana, una convenzione speciale per costruire e gestire le frecce. Le compagnie ribelli, davanti alla prospettiva della conventio ad excludendum, tornano velocemente sui loro passi: nascerà qualche anno dopo la Società Italia Flotte Riunite.

Il 2 dicembre 1929 l’Ansaldo di Genova viene incaricata della costruzione del REX, mentre il gemello diverso DUX, poi chiamato Conte di Savoia, verrà costruito dai cantieri San Marco a Trieste. Il contratto per il REX ribadisce la richiesta fatta da Mussolini: velocità. Un intero capitolo contrattuale è infatti dedicato alla velocità del transatlantico, che alle prove non potrà essere inferiore a 27,20 nodi. Il nemico da battere è il tedesco Bremen, fresco vincitore del Nastro Azzurro, strappato dopo un ventennio dalle mani degli inglesi. Si segue quindi lo schema del liner tedesco, per poi cercare di andare oltre, sia nell’estetica che nelle soluzioni tecniche. Si opta per la prora a bulbo, la prima in Italia, mentre la poppa è romanticamente a clipper: il REX sarà l’ultima grande nave della storia a permettersi questa citazione dell’età della vela.

L’Ansaldo dovrà modificare i propri cantieri per riuscire nella costruzione della nuova nave, gigantesca se paragonata a quelle realizzate fino a quel momento. Il REX superava per 20mila tonnellate di stazza e oltre 50 metri di lunghezza l’Augustus, fino a poco tempo prima testa di serie della marineria italiana. I numeri del REX sono infatti imponenti: oltre 50mila tonnellate di stazza lorda (che aumenteranno ancora nel 1936), 270 metri di lunghezza, 30 metri di larghezza e quasi 80 metri di altezza all’albero maestro. Con un cuore che pompa 142mila cavalli. Ma non sono solo i cantieri a vedere crescere l’opera viva del transatlantico. Anche il porto di Genova si trasforma in vista del parto, grazie ad infrastrutture ancora oggi fondamentali: vengono costruiti bacini di carenaggio e potenziati quelli esistenti; viene decapitata la testata del Molo Vecchio che impediva le manovre alle navi con lunghezza superiore a 240 metri; il ponte Andrea Doria viene trasformato in stazione marittima dedicata ai transatlantici. La stazione viene inaugurata simbolicamente il 28 ottobre 1932, a un mese dalla prima partenza del REX e a dieci anni dalla marcia su Roma.

naIl Nastro Azzurro. A quasi un anno da quella partenza, il 16 agosto 1933, il REX centra uno degli obbiettivi dichiarati della sua costruzione: la vittoria del Nastro Azzurro, il premio di velocità per le navi di linea sulla rotta atlantica. Una competizione nata nel 1890 ma aperta inconsapevolmente nel 1838 dai piroscafi britannici Sirius e Great Western, che si erano rincorsi fra l’Europa e gli Stati Uniti nella prima traversata dei servizi transatlantici a vapore. Vinse il Sirius, per poche ore, dopo aver bruciato qualunque cosa non fosse indispensabile, compresi gli arredi, e dopo che il capitano ebbe minacciato con una pistola parte dell’equipaggio, che davanti a una grandiosa tempesta voleva tornare indietro. Pazzia o coraggio, ingredienti necessari per vincere la gara sul mare; ingredienti che troviamo anche nella traversata trionfale del REX, al momento in cui il capitano Francesco Tarabotto sta vedendo sfumare la vittoria all’ultimo giorno di navigazione, per colpa della nebbia. Invece di rallentare, Tarabotto si assume la piena responsabilità per i rischi e continua a tutta forza dentro alla coltre, alla Nuvolari.

“A tutte le unità in ascolto – Qui S/S REX – Attenzione – Direzione Ambrose – Stiamo procedendo a tutta forza”, è il messaggio precauzionale che il capitano fa telegrafare con il “marconigramma”, pur sapendo di stare scoprendo le proprie carte. E infatti appena captato il messaggio la NBC sospende subito i programmi per lanciare l’annuncio e in poche ore il tentativo di record del REX campeggia sulle prime pagine dei giornali e rimbalza da una radio all’altra, producendo esultanze a catena su tutte le navi italiane all’ascolto. I 1180 passeggeri, fino a quel momento ostaggio dell’impresa e del mal di mare, si trasformano in protagonisti del record, in ciurma della nave insieme agli 880 membri dell’equipaggio. Ad attendere il REX a New York, al molo 86, ci sono giornalisti, autorità, italoamericani: gente. Il REX issa il tricolore e un nastro azzurro: ha percorso la rotta atlantica più lunga, quella del Mediterraneo, in quattro giorni e mezzo, ad una velocità media di 28,92 nodi. Sono tutti felici, anche quei passeggeri che si vedono scaricati a New York con un giorno di anticipo, senza sapere dove andare a dormire.

rexIl mito. Il REX è interprete nel corso degli anni trenta di un nuovo concetto di navigazione che, con la contrazione dei flussi migratori, riconverte i transatlantici in navi da crociera. Le navi si svuotano del carico di forza in cerca di lavoro, si trasformano e si riempiono di altri contenuti. Le dimensioni aumentano, così come la qualità e le innovazioni: non è più importante la meta, ma il viaggio. Vetrine, mondi galleggianti, patrie in movimento, ambasciate mobili del paese di bandiera. I transatlantici sono figli di tutti e diventano un patrimonio condiviso. Quando il REX torna dal primo viaggio, sono oltre 5mila ad aspettarlo al porto di Genova, e la scena si ripete ogni volta che la nave compare. Si organizzano viaggi appositi – dalle scuole, dai dopolavoro, dalle caserme, dalle colonie – e visite che portano in un giorno anche 20mila persone sulla nave.

Il REX è un apparato vivente fatto di carne e acciaio, dove vengono sperimentate soluzioni tecniche che anticiperanno sviluppi futuri. L’Italia conferma le sue capacità progettuali e il transatlantico assurge a simbolo del progresso tecnologico italiano fra le due guerre. L’eccellenza viene raggiunta anche nei servizi di bordo, negli allestimenti e nelle doti della marina mercantile italiana. Il governo fascista, che ha così fortemente voluto le “frecce del mare”, può inserire il REX nel pantheon nazionale dei record sportivi, così come in quello delle opere di ammodernamento e dei simboli, come nuovo Nettuno. Una scenografia marina per la propria opera estetizzante della politica. Con la vittoria del Nastro Azzurro il REX si è seduto accanto alla nazionale di calcio vincitrice di due mondiali consecutivi e di un oro olimpico, ai record di Tazio Nuvolari, al secondo posto alle Olimpiadi del 1932, al titolo mondiale di Primo Carnera, al record di velocità in idrovolante di Francesco Agello, ai primati aeronautici di Italo Balbo. Ma per la sua realizzazione e il contenuto tecnologico si è seduto accanto anche alle invenzioni di Guglielmo Marconi, all’epopea delle città di fondazione e delle colonie, alla modernizzazione del sistema ferroviario, alla costruzione degli aeroporti e degli stadi. Il REX quindi come snodo della rivoluzione italiana, che diventa icona celebre della trasformazione del paese sia in Italia che all’estero, mentre sutura con le sue rotte la storia ‘transatlantica’ fra vecchio e nuovo mondo, creando l’interazione fra le due sponde unite fisicamente e simbolicamente dal REX. È emblematico che sia il liner italiano a trasmettere la prima trasmissione radiofonica in diretta contemporaneamente negli Stati Uniti e in Europa, mentre sta attraversando l’Atlantico. Ed è altrettanto emblematico che Carnera viaggi (e si alleni, su di un ring appositamente costruito) proprio sul transatlantico per andare a vincere il titolo mondiale e che, durante la traversata della conquista del Nastro Azzurro, il REX incroci lo stormo di Italo Balbo di ritorno dagli Stati Uniti, in un passaggio simbolico del testimone. Quasi a chiudere il cerchio del “mito tecno-scientifico fascista”, fu con il telegrafo senza fili di Marconi che la notizia dell’accoglienza trionfale riservata a Balbo a New York raggiunse i passeggeri a bordo del transatlantico.

Come ogni mito che si rispetti, il REX muore giovane – l’8 settembre 1944, a largo della costa istriana, bombardato da due squadroni di Beaufighter, per poi essere sequestrato da Tito – ma vivrà per sempre. Come nel sogno felliniano di Amarcord, verrà a suonare le sue sirene nelle nostre notti, squarciando il velo che ci impedisce di tornare a produrre futuro. Una sveglia che ci ricordi che dobbiamo e possiamo essere il popolo del REX, e non quello della Costa Concordia.

Simone Pellico

 

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