New York, 19 sett –  Roberto Saviano, in diretta da New York (anni luce lontano da Napoli e dai napoletani) chiacchiera amabilmente con un giornalista di Fanpage proprio nel giorno in cui si festeggia il santo simbolo della sua città, San Gennaro.

“Il sangue di San Gennaro si è sciolto e meno male altrimenti questo video non avrei mai potuto postarlo!”, esordisce il bardo del cosmopolita. Poi, proprio lui che si guarda bene dal tornare nella città dove è nato e che gli ha regalato – suo malgrado – la visibilità di cui vive molto bene nel suo attico di New York, commenta:  “San Gennaro, protettore dei napoletani e degli emigranti – di tutti gli emigranti, anche veneti, laziali, calabresi, lombardi – oggi lo immagino protettore dei migranti, di chi lascia la propria terra per cercare altrove una vita dignitosa”.

“San Gennaro santo degli sbarchi”

Poi parte il pistolotto classico di Saviano di esaltazione all’immigrazione e il parallelismo tra quella che fu l’immigrazione italiana e quella che adesso l’Italia, invece, sta subendo: “L’immigrazione è un’emorragia” dice accorato Saviano. “Un emorragia di sangue. I migranti che vanno via sono il sangue di una nazione che si perde. Per questo San Gennaro, il santo del sangue per antonomasia, diventa il protettore degli emigranti“. “Infatti secondo me San Gennaro è perfetto come santo protettore degli sbarchi”. Regolari o irregolari, Robé? Ah, già, per te non c’è differenza.

“Gli italiani? Per gli Usa non sono bianchi”

Secondo Saviano, inoltre, l’italiano negli Stati Uniti non è considerato bianco, anzi: “L’italiano è ‘no black’, ma non è ‘white’” dice l’autore di Gomorra. Saviano sembra insomma voler sposare le teorie di alcuni attivisti secondo i quali i nostri avi non erano considerati di etnia caucasica quando arrivavano negli Stati Uniti. Questa teoria sembra essere più dettata da ragioni di “appiattimento” etnico culturale che da effettivi dati: è stata smentita persino dal Washington Post, che l’ha addirittura bollata come “teoria della cospirazione”. “Il viaggio era un inferno da Napoli a New York, su queste navi che erano vere e proprie baracche viaggianti. Dovevano starci 80 persone, 100 persone… ce ne mettevano mille. Come i barconi di oggi”. Ecco che, tardi ma secondo il copione tipico, arriva il banale parallelo tra gli emigrati italiani e i nerboruti tunisini che sbarcano a frotte a Lampedusa. Al bardo del cosmopolitismo piace molto suscitare sentimenti basati istericamente sulle mere immagini pietose (accuratamente selezionate) dei clandestini che arrivano sulle nostre sponde. Invitiamo chiunque a visionare un filmato d’epoca degli italiani che giungevano ad Ellis Island per gli opportuni paragoni.

Ilaria Paoletti

 

1 commento

  1. Per quel poco che ne so io, San Gennaro è il protettore dei poveracci. Non me ne vogliano i Napoletani, ma Napoli è sempre stata rappresentata dalla massmedialita, da quella moderna, ma anche da quella più datata, come una località in perenne & cronico stato emergenziale. Con questo anche i “migranti”, (negranti), possono essere visti, da occhi pii, come poveracci che di più non si può, ( dotati però, oltre che di corpi pasciuti & nerboruti, dalle trippe piene, di “smartphone” da almeno 800 €!), e quindi, ampiamente patrocinabili da parte del nostro San Gennaro. Il quale, però, dimorando in Paradiso, non dovrebbe avere difficoltà alcuna a patrocinare la negranza, anche se questa se ne stesse in Africa evitando di venire a rompere i coglioni in Italia. Grazie!!!

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