Roma, 11 lug – Vittorio Sgarbi pubblica un video sulla sua pagina Facebook e parla della vicenda Sea Watch 3, concentrandosi in particolare sulla figura di Carola Rackete: lo storico dell’arte invita il capitano della Ong tedesca a Sutri, la città di cui è sindaco, per sentire “la sua parte di ragione”.

“C’è una parte di ragione”

“Interviste, denunce, provocazioni, discussioni e anche schieramenti politici: improvvisamente Carola Rackete è una protagonista” dice lo storico dell’arte parlando del capitano della Sea Watch 3 che ha forzato il blocco delle forze italiane a Lampedusa. “Ha avuto coraggio di contrapporsi al potere” dice Sgarbi “anche se il potere in Italia ha un volto molto meno minaccioso che altrove“. E puntualizza: “Alla fine è stata Carola una minaccia per la nave dei Finanzieri”. Ma Sgarbi passa a dare ragione, in parte, a Carola: “C’è una parte di ragione romantica che, anche a destra, può indurre a guardare il gesto di Carola come una volontà di superare i limiti delle regole e delle leggi per aiutare chi è in difficoltà“.

 “Gesto istintivo e fresco”

E anche lui scomoda il paragone tra Carola e l’eroina Antigone dell’omonima tragedia sofoclea: “E’ stato evocato il tema di Antigone, che sfida il Creonte – Salvini. E’ vero che è un accostamento logico, perché il gesto di Carola istintivo e fresco non è politico, anche se lo diventa: è un gesto contro il potere che impedisce di essere gentili”. Poi Sgarbi cita addirittura un’altra tragedia, questa volta manzoniana: “Non c’è spazio per aiutare chi è debole se il potere si impone. La stessa posizione che ha il potere nell’Adelchi di Manzoni”. Poi, arriva l’invito nella città di cui è sindaco: “Mi è sembrato che fosse giusto invitare Carola Rackete a Sutri per sentire la sua parte di ragione, non per darle ragione. Vorrei vederla in faccia, interrogarla, e sapere se per lei è giusto contravvenire alla leggi di un Paese straniero”. “So già che mi risponderà che lo ha fatto per salvare vite umane” dice Sgarbi e aggiunge: “So già che ci saranno polemiche, ma voglio capire se nel suo gesto c’è della verità”. 

Ilaria Paoletti

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5 Commenti

  1. Da trent’anni, il più grande pagliaccio del sofismo televisivo, del cui pensiero contraddittorio si nutre il gregge imbecille italiota. Dotatissimo narciso, autoreferenziale menefreghista.

  2. Sgarbi venne, mirabilmente definito, da Peter Gomez per ciò che risulta essere: ” un cortigiano “. Come gli esponenti della corte del Re Sole, o di qualsiasi altra cortigianeria, un servo, dotato di acume, ma sempre un viscido tirapiedi del potente di turno . Prima ha strisciato ai piedi di Berlusconi, ultimamente ha provato a circuire Salvini, solo che non ricevendo la necessaria considerazione ha deciso di richiamare l’attenzione mediatica, a cui non riesce a sottrarsi, facendo il garantista con l’eroina di turno. Un essere patetico che dovrebbe essere forzato a sottoporsi ad un test per l’assunzione di sostanze stupefacenti, così da screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica una volta e per sempre.

  3. Quale potere?
    Il potere attuale sembra più complice.
    Questo potere è sovranazionale e pochissimo c’entra col nostro governo.

  4. No, illustre Professore! Mi permetto di dissentire. Quella lurida, viziatissima femmina non si è contrapposta al “potere”. Si è contrapposta ai tantissimi, innocenti Italiani che sono arcistufi di trovarsi tra i piedi certa feccia a qualsiasi ora del giorno e della notte! Che sono stufi di mantenere a vita una sub umanità degradante, infestante e cazzofacente! Che sono stufi di essere presi per il culo! Il potere, quello “vero”, sta’, anzi, dalla parte di quella degenerata senza reputazione che si permette, non richiesta da nessuno, di scodellar feccia, scarti & rifiuti in casa d’ altri! Se quelli a cui questa “gran dama” si è veramente contrapposta avessero voce in capitolo, ovverosia fossero: “potere”, con tutta probabilità la lerciona, (a cui però bisogna riconoscere scaltrezza, furbizia ed opportunismo, antenne da scarafaggio, insomma, per ciò che le conviene ed è suo interesse), sarebbe rimasta, giocoforza, un’. “Illustre sconosciuta”.

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