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Roma, 6 ago – Il 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, il Boeing USA B-29 Superfortress «Enola Gay» sganciò su Hiroshima «Little Boy», la prima bomba atomica a uso bellico. Un evento dalle ripercussioni e conseguenze devastanti: 80mila morti e quasi 40mila feriti, più 13mila dispersi. Oltre ai successivi effetti, devastanti, delle radiazioni, che portarono i morti a 250mila.  Come se non bastasse, l’esperimento fu ripetuto il giorno 9 agosto: «Fat Man», la seconda bomba, fu lanciata su Nagasaki. Morirono 70mila persone prima della fine del 1945. Molte altre, nei tempi a seguire.
L’immagine simbolo, il manifesto storico ed empatico della devastazione di Hiroshima, è il piccolo soldato che sorregge, sulle gracili spalle, il corpo esanime del fratellino. Nessuna smorfia di dolore. Nessuna lacrima, neppure un lamento. Quel piccolo giapponese – che ispirò il capolavoro Una tomba per le lucciole di Isao Takahataè simbolo immortale della resilienza nipponica. E anche del severo codice etico, morale, comportamentale sempre vigente nella società giapponese. Oggi Hiroshima si illumina con le sue celebri «lanterne galleggianti»: cerimonia dal forte valore simbolico, per celebrarne i numerosissimi defunti. La «Tōrō nagashi» (questo il nome del rito) ricorda così l’olocausto atomico e il profondo radicamento del Giappone nella sua storia, nelle sue tradizioni. E quel ganbaru che è invito a non cedere mai: oltre lo spazio, oltre ogni tempo.
Chiara Soldani

3 Commenti

  1. Il Giappone ha insegnato per primo al mondo moderno come nell’ Arte della Guerra, coesione etnica e amore per la propria terra trasformano ogni singolo Soldato in un’arma implacabile,a meno di non ricorrere a schifezze soverchianti come appunto successo ad Hiroshima.
    Dai NIHON ichiban !

    • Bisognerrebbe dirlo ai cinesi e agli altri orientali che subirono la loro occupazione, forse non sarebbero d’accordo con quel che hai appena scritto.

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