Roma, 29 giu – L’ultima battaglia di Roberto Saviano, quella che potremo chiamare “Un Fior di Fragola contro l’omofobia” ci ha fatto tornare in mente alcune delle più recenti castronerie partorite dallo “scrittore con la scorta”. Ce ne sono davvero tante, ma qui abbiamo voluto scegliere le più significative. Una passata agli annali fu quella di quando auspicò “sindaci di colore” per il Meridione italiano. Proposta, a ben vedere, anche piuttosto razzista: da quando le capacità di ben amministrare sono legate al colore della pelle? E comunque, se lo fossero, difficilmente sarebbero legate a quel colore. Tant’è che, all’epoca, ci permettemmo di segnalare a Saviano alcuni esempi illustri di governanti africani da cui prendere ispirazione. Se la soluzione savianesca per la malapolitica è a dir poco discutibile, quella per il narcotraffico non sembra più lungimirante: “Per me si dovrebbero legalizzare tutte le droghe”, sostiene il nostro affezionatissimo. Semplice, no?

Se tanto ci dà tanto, chissà cosa avrà mai partorito una mente tanto geniale contro la piaga del terrorismo. Ebbene, per l’autore partenopeo, occorre “rendere legale la loro presenza in Europa, facilitare la loro integrazione”, disse a proposito degli immigrati. Il terrorismo come figlio della mancata integrazione. Certo, come no. Eppure i cervelli degli attentati di Parigi e Bruxelles sono tutti ragazzi che erano inseriti, con una vita sociale, un lavoro, buone scuole e buone famiglie alle spalle. Il terrorismo non è frutto della miseria, della disperazione e dell’esclusione, ma di una ideologia stragista che viaggia sulle gambe di quegli immigrati che Saviano vorrebbe “integrare” ancora di più.


Ma il top della fuffa savianesca lo abbiamo raggiunto quando il nostro affezionatissimo ci ha illustrato la sua concezione della democrazia (eravamo nei giorni della Brexit): “Me lo ricordo il Popolo, nel 1938, acclamare Hitler e Mussolini a Roma affacciati insieme al balcone di Piazza Venezia. Me lo ricordo il Popolo inebriato, esaltato, per la dichiarazione di guerra. Me lo ricordo il Popolo asservito, quasi isterico, al cospetto di ogni malfattore che abbia condotto l’Europa sull’orlo baratro. Me lo ricordo poi il Popolo che plaudiva quando al confino nel 1941 veniva mandato Altiero Spinelli, perché antifascista. A Ventotene, Spinelli, detenuto insieme a Ernesto Rossi e a Eugenio Colorni (antifascisti come lui) scrisse ‘Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto’. Quindi, a ben vedere, siamo sicuri che oggi il Popolo abbia vinto davvero?”. Uno status che andrebbe copiato e incollato alla voce reductio ad hitlerum. Perché si sa: democrazia è solo quando la pensi come Saviano. E mangi il Fior di Fragola.

Giorgio Nigra

 

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