finestramurataRoma, 14 nov – Più di 300mila euro per il museo della Liberazione, mentre nessun finanziamento per il centenario della Vittoria nella prima guerra mondiale. Questo è quanto emerge dallo studio della Legge di Stabilità effettuato da noi. Per essere chiari, la legge di stabilità è il Disegno di Legge che il Governo presenta alle camere ogni anno al fine di regolare la politica economica dello stato. E’ il principale strumento della manovra di finanza pubblica insieme alla legge di bilancio ed introduce variazioni alle entrate e alle spese delle pubbliche amministrazioni, coerentemente con gli obiettivi programmatici di finanza pubblica fissati nel documento di programmazione (DEF).  Inoltre è la legge che stabilisce i finanziamenti statali nei vari settori di interesse economico, per cui si possono facilmente dedurre le motivazioni che portano allo scontro politico al quale assistiamo annualmente.
 Quest’anno è stata presentata con grande enfasi dal primo Ministro il quale è stato criticato in prima battuta per averne espresso solo i punti salienti con le oramai note “slide” nel CDM ed in secondo luogo è stato criticato perché in realtà la manovra sembrerebbe raffazzonata, poco realistica e troppo ottimista se si considera che nel triennio 2016/2018 si dovrebbe raggiungere il “tanto agognato pareggio di bilancio” (introdotto per legge in Costituzione all’art. 81, per eseguire le direttive europee, nell’aprile 2012).

Ovviamente le critiche riguardano anche gli specifici settori d’interesse e di spesa anche se, nei fatti, ogni categoria, associazione e sindacato critica le misure che ledono i propri (legittimi o meno poco importa) interessi senza “spulciare” nei dettagli il testo. E noi che siamo meticolosi lo abbiamo fatto ed abbiamo scoperto che, all’articolo 22 comma 4, vengono stanziati 1.340.000 euro annui (per tre anni) per foraggiare istituti culturali tra i quali il Museo storico della Liberazione di Roma che godrà di un finanziamento annuo di 100mila euro.
 Il Ministro dei Beni culturali Franceschini ha parlato nelle scorse settimane di misure storiche e rivoluzionarie per la storia italiana, di boccata d’ossigeno per un settore perno della nostra economica che potrà finalmente tornare ad essere fiore all’occhiello del Paese.


Premesso che se si comparasse la spesa italiana per il settore di cultura con quella di altri paesi europei come la Francia ci accorgeremmo che siamo ben al disotto degli “standard dell’UE”, il punto è chiedersi se davvero questi finanziamenti sono necessari. Per essere chiari: a chi interessa il Museo della liberazione se non ad una determinata schiera di soggetti provenienti da fazioni politiche ben definite? Ma le leggi, ed i conseguenti finanziamenti del caso, non dovrebbero essere fatte seguendo il principio dell’interesse generale?  Quante visite annue fa il Museo della liberazione (sul sito non c’è scritto)? Davvero non vi sono nel comparto cultura settori o istituti più importanti tali da essere foraggiati e che darebbero maggior lustro nazionale ed internazionale all’Italia?

Scopriamo così che, per esempio, il triennio dell’attuale legge finanziaria ricopre il triennio del centenario dell’entrata nella prima guerra mondiale. Ma qui niente soldi, niente feste nazionali, niente finanziamenti per celebrazioni, iniziative ed istituti di sorta. Non è prevista nemmeno una voce di spesa aggiuntiva per le celebrazioni del 4 novembre, giornata in cui si celebra la vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale. Ma forse è giusto così: per una classe politica dirigente che preferisce foraggiare il ricordo di un periodo di guerra civile, di invasione e di bombardamenti anglo-americani nonché di divisione della nazione, non c’è “portafoglio” per l’unità e la Vittoria.

AURELIO PAGANI

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