neroneRoma, 14 gen – Un artista e un sanguinario, un tiranno, ma che fece gli interessi del popolo contro i poteri forti e per questo fu condannato dalla storia: che è sempre scritta dai vincitori. “Nerone: duemila anni di calunnie” va in scena al teatro Quirino di Roma dal 19 al 31 gennaio. Ad interpretare l’imperatore romano sarà Edoardo Sylos Labini, che insieme a Pietrangelo Buttafuoco ha ideato questo spettacolo tratto direttamente dall’omonimo romanzo di Massimo Fini.

Dopo Marinetti, D’Annunzio e Balbo, un altro personaggio scomodo interpretato da Edoardo Sylos Labini, che in questa intervista al Primato Nazionale parla del suo Nerone e di come la cultura e il teatro non possono restare dominio intellettuale e politico della sinistra.

La storia ufficiale ci ha sempre raccontato un Nerone pazzo e sanguinario, intento a suonare la lira mentre guarda Roma bruciare, come nei “peplum” hollywoodiani degli anni ’50. Chi era invece l’imperatore romano?

Nerone fu un imperatore – artista, governò Roma come uno statista e fece una serie di riforme tributarie in favore del popolo. Abbassò le tasse e svalutò la moneta, si schierò contro i poteri forti dell’epoca, quell’aristocrazia e quei latifondisti dediti all’usura e che in nome della democrazia facevano solo i propri interessi. Lui sosteneva di essere un monarca assoluto ma di fare per questo gli interessi del popolo. Era sicuramente bipolare e folle, ma ricordiamoci che era pur sempre il nipote di Caligola e che nel suo dna c’era della follia. Era uno che viveva di eccessi.

Perché hai scelto di ambientare lo spettacolo ai nostri giorni?

Sono passati duemila anni ma sembra non sia cambiato nulla. I giochi di potere sono sempre gli stessi, la Domus Aurea sembra un palazzo di governo dei giorni nostri, i senatori prima sono agognanti e poi diventano golpisti, ci sono intrighi legati al sesso volti a far cadere l’imperatore. Non è un caso se Shakespeare ambienta i più importanti drammi sulla corruzione a Roma: Seneca, Poppea, Agrippina sono personaggi di oggi e gli spettatori si accorgeranno delle numerose similitudini. A me interessava soprattutto il suo lato artistico e la volontà di portare la cultura a Roma. Anche grazie alla regia di Angelo Crespi credo di essere riuscito in questo intento.

Tu ami sottolineare molto il lato artistico di Nerone: qual era il suo rapporto con l’arte?

Lui si considerava in grande attore e cantante. Nei suoi ultimi anni fece addirittura un viaggio in Grecia, che adorava per la sua cultura. Partecipò anche ad una sorta di gara di recitazione dove ovviamente lo fecero vincere. Come detto amava molto recitare e contornarsi di artisti, la Domus Aurea era un teatro a cielo aperto. Ovviamente questo indispettiva i senatori, che non amavano l’idea di farsi governare da un attore.

Come nasce l’idea dello spettacolo e quanto è legata al romanzo di Massimo Fini?

L’idea nasce da un aperitivo a Trastevere con Buttafuoco. Io volevo fare Caligola e lui mi disse “ma quale Caligola! Leggi Nerone di Massimo Fini e poi ne riparliamo”. Mi sono subito innamorato del personaggio, della sua vocazione teatrale e della “damnatio memoriae” alla quale fu sottoposto. Io per una mia linea editoriale scelgo sempre personaggi “maledetti”: Balbo, D’Annunzio, Marinetti. Io non faccio di Nerone un santino, fu sì un assassino, ma come molti imperatori che lo precedettero e lo seguirono. Io resto molto fedele all’opera di Massimo Fini (lo scrittore il 27 gennaio sarà al teatro Quirino per un incontro pubblico, ndr). Lui segue un filone storiografico anglosassone di fine ‘800, che rivaluta Nerone rispetto alla storiografia ufficiale che a noi è arrivata soprattutto attraverso le opere di Tacito e Svetonio, che scrissero di Nerone ottant’anni dopo la sua morte ed erano di parte avversa. La storia si sa, la scrivono i vincitori. A Nerone fu attribuita dai senatori la colpa dell’incendio che devastò Roma, ma lui in quel momento si trovava ad Anzio. Quando torna a Roma salva anche numerose persone dal fuoco e manda le sue guardie ad indagare, le quali scopriranno che ad alimentare un piccolo incendio fino a farlo diventare devastante furono un gruppo di Cristiani. Gli incendi erano molto frequenti nella Suburra ai piedi del Palatino, i cristiani all’epoca erano una setta e vedevano in Roma il male, come fosse Sodoma e Gomorra, che infatti un po’ lo era. L’imperatore fece arrestare 800 cristiani, tra cui San Pietro e San Paolo: da lì iniziò la sua maledizione e fu considerato un anticristo.

I tuoi lavori sempre molto coraggiosi sono volti a riportare la gente a teatro: è possibile far sì che la cultura non diventi sempre di più una nicchia appannaggio della sinistra?

Io ho sempre “fatto politica” in questo modo: con i miei spettacoli. Fare teatro e cultura vuol dire fare politica, una cosa che la politica a destra non ha mai capito, mentre a sinistra si finanziavano registi e si facevano portavoce di questo settore. L’arte in sé non avrebbe colore politico, ma con l’assenza della destra nel dopoguerra la sinistra ha innestato questo sistema. Fino al 1945 però, la cultura aveva tutt’altra provenienza, basti pensare ai vari D’Annunzio, Marinetti e Pirandello. Per fortuna ancora oggi, anche se non se ne sa molto, esistono molti artisti “non conformi” anche molto famosi.

a cura di Davide Di Stefano

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  1. Nerone è diventato quello che ha preceduto Hitler e Mussolini. Probabilmente chi in questi ultimi secoli architetta gli avvenimenti, conosceva bene la storia di Nerone e, imparando da essa, ha messo in pratica le stesse tattiche. Combina atti terroristici , guerre e quant’altro, scaricando le colpe su chi gli fa comodo. Oggi poi, si scaricano tutte le colpe sull’Isis e gli immigrati, senza sapere da parte della maggioranza della gente, che sono solo strumenti di chi li manovra per deturpare i popoli e la terra, attraverso scie chimiche, Haarp e altre diavolerie. Nerone è stato una delle prime grandi vittime del gioco del potere umano, e attraverso gli avvenimenti di oggi capiamo che non era quel mostro di cui tutti i bambini alle elementari, invece imparano presto che lo fosse.

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