Roma, 23 ott – “Un dente riscrive la storia” sembra oramai essere un titolo inflazionato tra archeologi e antropologi. Dopo la scoperta, nel maggio scorso, del dente di Graecopitecus, un ominide che sarebbe vissuto in Grecia 7,2 milioni di anni fa e che pertanto avrebbe spinto molti scienziati a voler rivedere la teoria dell’origine dell’Uomo in Africa, è ora un altro dente che sembra voler affossare definitivamente l’origine africana e appunto “riscrivere la storia” dell’Uomo. Si tratta di un dente di un “primate ominide” trovato in Germania, nella valle del Reno nei pressi della città di Eppelsheim, dall’incredibile età di 9,7 milioni di anni. Il dente, riportato alla luce dagli esperti del Museo di Storia Naturale di Magonza, sarebbe davvero in grado di buttare all’aria definitivamente la teoria Out of Africa.

“Si tratta chiaramente di denti di un primate” ha spiegato Herbert Lutz, direttore degli scavi. “Le loro caratteristiche assomigliano a quelle dei ritrovamenti africani, che però sono 4 o 5 milioni di anni più giovani dei denti di Eppelsheim. È un mostruoso colpo di fortuna, ma anche un grande mistero”. Per gli esperti il dente avrebbe caratteristiche molto simili a quelle della famosa Lucy, la femmina australopiteco ritrovata in Etiopia nel 1974 che avrebbe fornito una “prova” per la teoria dell’origine africana dell’uomo. Il problema è che Lucy ha “appena” 3,2 milioni di anni e la teoria di cui è testimonial prevedrebbe che l’umanità si sarebbe evoluta proprio da quel ceppo nell’Africa Orientale circa 400 mila anni fa, per poi approdare in Europa 70 mila anni fa. Sempre secondo questa teoria, esseri come il Graecopitecus e l’ominide della valle del Reno non sarebbero dovuti esistere fuori dall’Africa e soprattutto in Europa se non molti milioni di anni più tardi.

“Non voglio enfatizzare troppo l’evento” ha detto Michael Ebling, il sindaco di Magonza, durante la conferenza stampa per annunciare il ritrovamento. “Ma ipotizzo che dovremmo iniziare a riscrivere la storia dell’umanità dopo oggi”. Il fatto è che la storia dell’umanità ha avuto più volte l’opportunità di essere riscritta. Dopo il detto ritrovamento del resto di Graecopitecus è stata la volta dell’impronta di forma umana trovata a Creta che sarebbe più vecchia di due milioni di anni rispetto a quello che sarebbe dovuto essere il “primo ominide ad apparire al mondo”, ovviamente in Africa. Prima ancora era stata scoperta la presenza di Homo Sapiens nel circolo polare artico parecchie decine di migliaia di anni prima che esso, secondo la teoria Out of Africa, potesse arrivare in Europa da sud.

E ancor prima la teoria Out of Eurasia, che pone le origini dell’Uomo in un mix di migrazioni di ominidi provenienti dall’Asia centro orientale e dall’Europa centrale, avrebbe ottenuto numerosissimi riscontri. Finora dopo queste scoperte la risposta ufficiale da parte della “comunità internazionale” di scienziati è sempre stata molto cauta, variando da “bisogna stare calmi” a “potrebbe essere un caso isolato”. Il fatto è che di casi isolati cominciano ad essere parecchi.

Carlomanno Adinolfi

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Commenti

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2 Commenti

  1. facciamo ricorso al buon senso;
    perchè mai pochi migliaia di sapiens africani (teoria out of africa) con a disposizione trenta milioni di Km2 sarebbero dovuti arrivare in una Europa ove la temperatura media allora scendeva di 40 gradi centigradi ogni notte ? l’uomo di Neanderthal,il nostro antenato europeo (nessun africano peraltro ne condivide traccia genetica,diversamente da quanto presenta il nostro codice genetico) aveva sviluppato un particolare “nasone” (comprovato da ampie cavità nasali presenti sulle ossa craniche del Neanderthal) proprio come naturale adattamento a quelle temperature rigidissime quanto proibitive per la sopravvivenza e questo giusto per fare un piccolo esempio,denti fossili o meno…

  2. Le teorie Out of Africa presentano numerose falle e continue contraddizioni (derivanti in gran parte anche dalle recenti scoperte nel campo).
    Tuttavia, per quel che riguarda i denti in questione ritrovati in Germania, non è ancora chiaro se possa trattarsi di resti effettivamente appartenenti ad un vero e proprio ominide (ossia ad un probabile antenato dell’odierno ‘homo sapiens’) o ad una semplice scimmia antropomorfa. Dobbiamo quindi necessariamente attendere altri studi in materia, perché in assenza di uno scheletro completo è davvero difficile dare risposte certe.
    Decisamente più interessante è, invece, l’analisi dell’orma ritrovata a Creta. Difficilmente credo si tratti in questo caso di un esempio di “convergenza evolutiva”, come hanno invece già sostenuto i più irriducibili sostenitori dell’Out of Africa (che, tra le altre cose, è già andata in forte crisi con la recente retrodatazione e la collocazione del primo Sapiens in Marocco, ben al di sopra del limite sahariano e molto lontano da quell’Africa subsahariana da sempre considerata, secondo il mio personale parere erroneamente, culla dell’umanità).

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