Roma, 25 set – Marco Travaglio ha certamente tanti difetti e, spesso, sa rendersi effettivamente odioso. La crociata montata contro di lui per l’uso della parola “mongoloidi” è però del tutto strumentale e rientra perfettamente nella tendenza volta a epurare il linguaggio quotidiano di ogni elemento che possa “offendere” qualcuno, cioè, in altri termini, a rendere il linguaggio asettico e vuoto. Ma andiamo con ordine. Tutto nasce da uno scambio del direttore del Fatto quotidiano con lo scrittore Gianrico Carofiglio, avvenuto durante la trasmissione Otto e Mezzo de La7 del 20 settembre. Accusando il suo interlocutore di sottovalutare il Movimento 5 Stelle e i suoi elettori, Travaglio dice in modo sarcastico: “Andate pure avanti a trattarli come mongoloidi”.

Apriti cielo. Dal sito de La Stampa apprendiamo che il peccato di Travaglio sarebbe quello di aver fatto uso di un linguaggio “abilista”, dato che con il termine usato dal giornalista si tende a “fare riferimento a persone con sindrome di down, considerate poco abili ed intelligenti ed ai loro caratteristici occhi a mandorla, come quelli delle popolazioni asiatiche”. In realtà a considerare le persone affette da sindrome di down “poco abili ed intelligenti” non sono gli “abilisti”, ma gli scienziati, che riscontrano in tali soggetti una disabilità mentale da lieve a moderata. Immancabili, poi, le solite associazioni pronte a reclamare i 5 minuti di notorietà indicendo la crociata contro il reprobo di turno. Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas Onlus, ha tuonato: “Non siamo più disposti a tollerare un linguaggio che ferisce e offende le oltre 40.000 persone con sindrome di Down e loro familiari che vivono in Italia: queste persone si aspettano almeno le scuse di Marco Travaglio e dell’emittente La7, nonché della conduttrice di Otto e Mezzo Lilli Gruber”. Coordown ha addirittura chiesto alla rete televisiva e all’Ordine dei Giornalisti di intervenire.

A riportare un po’ di raziocinio in questo delirio ci ha pensato, du Dagospia, lo scrittore Massimiliano Parente: “Perché si sono sentiti offesi gli affetti dalla Sindrome di Down? In realtà qualsiasi insulto implica una discriminazione, e il sottinteso è che sia genetica. Se dico a uno ‘deficiente’ spesso significa che intendo abbia delle deficienze cerebrali, o mi volete far credere che qualcuno definito deficiente è intelligente? E se do a qualcuno del cretino, si offenderanno gli affetti da cretinismo, ossia da ipotiroidismo, ossia da malfunzionamento dell’ipofisi? L’annoso problema del politically correct è non voler ammettere che esistono delle differenze, anche di intelligenza, perché la natura è spietata e per niente giusta, e il linguaggio umano usa espressioni discriminatorie ogni giorno. Scemo, deficiente o mongoloide cambia poco. E non vale solo per il cervello. Se do a qualcuno del sordo perché non ci sente, si risentiranno coloro che hanno disfunzioni all’apparato uditivo? L’insulto è sempre basato sulla ridicolizzazione di un handicap, per cui se c’è bisogno di correre e uno non si muove si dirà che è un tetraplegico o un paralitico”. Certo, si può sempre evitare di proferire insulti, si dirà. Ma un mondo dalle pareti imbottite finirà solo per farci diventare tutti matti. O diversamente assennati.

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. a margine,mi permetterei di aggiungere come spesso sull’altare del “politically correct” si ritrovino beffardamente immolati proprio gli stessi idoli o mentori del medesimo linguaggio; potremmo spaziare da quel “pensatore e scrittore della sinistra” -spesso soprannominato “boko haram” per qualche sua lacuna in geopolitica- sempre attentissimo a rimarcare negativamente ogni attentato al politicamente corretto (salvo poi scatenare con post ad hoc i suoi fans contro la non perfetta forma fisica di un Mario Adinolfi) al leggendario IPERBUONISTA John Lennon…qui ripreso a perculare comicamente i disabili durante un concerto alla faccia del successivo testo di “imagine”:
    https://www.youtube.com/watch?v=sdnrFUHdYpg

  2. …non per fare un discorso ”abilista”, un handicap rimane purtroppo cosa reale, ma eviterei di trasformare una sfortuna genetica in un insulto perché tale sfortuna non è stata una scelta ne una maledizione divina…Piuttosto userei altri termini che non implicano legami con malattie o disfunzioni..

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