Roma, 9 lug – Sono oltre 18 milioni gli italiani a rischio povertà ed esclusione. Numeri da allarme sociale quelli recentemente comunicati dall’Istat, che allontanano sempre di più la nostra nazione dalle medie europee.

I dati, riferiti al 2016, parlano di numeri in linea con quelli dell’anno precedente, segno che la tanto decantata “ripresa” ancora fatica a far sentire i propri effetti. Tanto più che i deboli segnali di riavvio del ciclo economico evidenziano “una nuova decelerazione, consolidando uno scenario di contenimento dei ritmi di crescita”, spiega l’istituto.

I risultati di una ripresa debole e con gli indici previsionali per il futuro in difficoltà si manifestano soprattutto per quanto riguarda le condizioni economiche di individui e famiglie. Il 20% della popolazione è in povertà di reddito e oltre il 10% in stato di grave deprivazione materiale, il tutto in un contesto di forti disparità regionali che vede il meridione segnare un triste primato: quasi il 50% degli italiani del mezzogiorno è in grave difficoltà, se molti sono già in povertà gli altri sono invece in quel limbo che ne rappresenta spesso l’anticamera.

Con quasi un terzo della popolazione finita nella parte bassa della “classifica”, l’Italia rischia così di mancare l’appuntamento con Europa 2020, il programma comunitario volto a ridurre (in tutta l’Ue) di almeno 20 milioni gli individui a rischio povertà. Tanto più che aumentano anche le disuguaglianze di reddito: “Nel 2016 con il 19,1% del reddito disponibile per il 40% più povero della popolazione (indicatore utilizzato da Eurostat per confrontare i livelli di disuguaglianza tra i paesi Ue) – spiega sempre l’Istat – l’Italia si pone al di sotto della media europea che, a sua volta, è diminuita nel tempo, passando dal 21,1% del 2011 al 20,9% del 2016”.

Filippo Burla

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