Roma, 6 feb – Uno su sei fa l’imprenditore. Si può dire tutto della comunità cinese in Italia, ma non che manchi di intraprendenza, come testimoniano i dati elaborati dalla Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi dai quali risultano che nel nostro Paese sono ben 50.797 i piccoli imprenditori cinesi che hanno aperto un’attività, su un totale di 290 mila residenti che nel loro insieme costituiscono la quarta comunità straniera sul territorio nazionale dopo quella romena, albanese e marocchina.

Oltre 10 mila di essi sono attivi in Lombardia, e la presenza non è certo passata inosservata, visto che sono tantissime le imprese, prima di tutto bar e tabaccherie, acquistate negli ultimi anni, a suon di denaro, dagli italiani che hanno preferito gettare la spugna. Magari dopo una vita dietro a un bancone. La crescita è a dir poco esponenziale, e assume i connotati di una vera e propria inesorabile occupazione di spazi economici all’interno dei tessuti cittadini: in Italia si attesta intorno al 23 per cento, negli ultimi sei anni.

Per venire solo all’ultimo anno, le attività in mano a imprenditori con gli occhi a mandorla sono aumentate dell’1,8 per cento. La loro crescita, per quanto silenziosa, è ormai uniforme su tutto il territorio nazionale. Con l’eccezione di Sicilia, Sardegna e Calabria dove vince il segno meno, se si guardano gli ultimi sei anni. E se Milano, con i suoi 5620 titolari di imprese individuali, ha la palma della provincia con la presenza più rilevante, Prato assurge a caso limite.

Prato capitale cinese in Italia

Il centro manufatturiero toscano ospita 5245 imprenditori cinesi su una popolazione provinciale complessiva di 253mila abitanti. Prato è una sorta di loro seconda patria, al punto che molti annunci vengono riprodotti con gli ideogrammi e tre quarti delle imprese manifatturiere e la quasi la totalità di quelle che si occupano della confezione di articoli di abbigliamento hanno un titolare cinese. Una presenza, come a Milano, più volte al centro dell’attenzione degli inquirenti anche (e non solo) per eventuali attività di riciclaggio. La terza piazza se l’aggiudica la vicina Firenze, con quasi 4mila attività. Più staccate Roma e Napoli, con circa 2500 piccoli imprenditori.

Ma negli ultimi sei anni – presi come orizzonte temporale dallo studio della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi – fanno riflettere anche le crescite esponenziali di Rieti (+155 per cento) e Bolzano (+147 per cento). Nel capoluogo laziale, solo nell’ultimo anno, la crescita è stata del 27,8 per cento. Numeri che non paiono casuali, e del resto lo schema pare essere il solito un po’ in tutta Italia. Con una espansione in qualche modo pianificata mese dopo mese. Metro dopo metro. Strada dopo strada.

Di cosa si occupano gli imprenditori “made in China”? Quasi 20mila sono attivi nel commercio e 17mila lavorano invece nel manifatturiero. Oltre 7mila imprese sono attive nell’alloggio e ristorazione e 4mila nei servizi alla persona. E se il manifatturiero si concentra in Toscana (7.485 imprese su 17.572 in Italia, 42,5 per cento del totale), la Lombardia è prima per presenza di ristoratori e baristi (2.564 imprenditori su 7.131, ovvero il 36 per cento nazionale) e fornitori di prestazioni alla persona (1.908 su 4.775, il 40 per cento). Il capodanno cinese, festeggiato proprio in questi giorni, trova sempre più spazio nelle strade delle nostre città.

Fabrizio Vincenti

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