Seattle, 15 gen – L’amministratore delegato di Amazon Jeff Bezos donerà 33 milioni di dollari ai dreamers, ossia ai migranti entrati negli Stati Uniti da bambini e che tuttora sono prive di un permesso di soggiorno. Jeff Bezos, per chi non lo conoscesse, è il fondatore e il presidente della più grande società di commercio elettronico al mondo: Amazon. Secondo l’autorevole rivista Forbes, è diventato l’uomo più ricco del mondo nel 2017 con un patrimonio di 99.7 miliardi di dollari, superando Bill Gates, con un patrimonio personale che si aggira attorno ai 92,3 miliardi di dollari. Un uomo dal cuore d’oro, dunque, capace di dare una possibilità ai giovani più disagiati.
Rimane un dubbio perché questa donazione è stata fatta proprio ai dreamers ossia ai figli degli immigrati clandestini? Una risposta la possiamo trovare nella nota diffusa da Thedream.us, (no-profit la cui missione è garantire un’istruzione universitaria ai dreamers): Bezos ha fatto riferimento al padre adottivo dicendo: “con molto coraggio e determinazione – e l’aiuto di organizzazioni fenomenali in Delaware – mio padre divenne un cittadino straordinario e continua a rendere il favore al paese che lo ha benedetto in modi diversi”. La motivazione sentimentale però da sola non regge. Sicuramente, c’è anche una ragione politica: i dreamers odiano Donald Trump quasi quanto Bezos. Il presidente degli Stati Uniti vuol arginare l’immigrazione clandestina, gesti come questo, non lo aiutano. Infatti, dare la cittadinanza americana a chi è figlio di clandestini, sarebbe un forte incentivo agli ingressi illegali.
Torniamo, ora, a parlare del nostro eroe. Un imprenditore così sarà anche un modello per la gestione del personale e per la fedeltà al fisco. In realtà avviene l’esatto contrario. Amazon tratta i suoi dipendenti in maniera del tutto discutibile. Non parliamo poi, del tormentato rapporto con il fisco. Andiamo con ordine. La gran parte dei lavoratori della multinazionale del commercio elettronico è fatta da magazzinieri. Facciamo qualche esempio: centro di smistamento Amazon di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, uno dei più grandi d’Europa. Qui il personale a novembre scorso ha scelto di scioperare. I motivi sono tanti ma tutti sono legati dallo stesso fil ruoge: un’organizzazione del lavoro che distrugge la vita dei dipendenti.
Secondo i sindacati: l’azienda americana non applica la rotazione delle mansioni in caso di malattia “normale” (figuriamoci per quella “professionale”), la cosiddetta “job rotation” contenuta nel Documento di Valutazione dei Rischi aziendali (DVR). “Una rotazione che non viene applicata nemmeno nella messa a punto dei turni – secondo Francesca Benedetti, Segretario generale della Fisascat Cisl di Parma e Piacenza – Chi fa il turno dalle 14 alle 22 per cinque giorni a settimana non può ottenere un cambio con il turno diurno. Si sono rivolti a noi padri e madri che non vedono mai i propri figli durante la settimana. E nei periodi più caldi dell’anno queste persone devono lavorare 6 giorni a settimana senza straordinari”. Lo stress, l’ansia e la fatica causati dall’ossessione della produttività e dal rispetto delle scadenze hanno ripercussioni sulla salute psico-fisica dei dipendenti. Secondo le stime dell’Ugl di Piacenza: “Il 70 % dei dipendenti dello stabilimento di Castel San Giovanni, ha ernie e problemi alla schiena e al collo. Senza contare i problemi alle ginocchia, le tendiniti e le sindromi del tunnel carpale”.
Chi legge può farsi un’idea sulla bontà d’animo di Jeff Bezos. Inoltre, com’è stato detto anche il rapporto con il fisco è assai travagliato. Secondo la Guardia di Finanza e la Procura di Milano nel quinquennio fino al 2014, su un giro di affari da 2,5 miliardi di euro, Amazon (con sede legale fino al 2015 in Lussemburgo) ha evaso tasse in Italia per circa 130 milioni. La cifra risulta inferiore rispetto a quanto contestato a Google e alla Apple semplicemente perché i margini di guadagno sulle vendite, sono inferiori. In sintesi, alla luce di quanto detto, Jeff Bezos che fa il benefattore con il “lavoro altrui”.
 
Salvatore Recupero

1 commento

  1. Anche a questo pidocchio comunista noi bianchi facciamo schifo,trump o non trump , il bulletto è sempre stato bravissimo a curare i propri affari,facendo il ca**o che vuole e godendo di alte protezioni……….inoltre è sempre stato razzista,mondialista e privo di scrupoli…..tratta gli essere umani come pacchi.

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