Roma, 27 mag – Continua il crollo occupazionale nelle banche italiane. Alla fine del 2009 i bancari erano più di 330.000, nel 2017 sono scesi quasi a 286.000. In otto anni abbiamo assistito alla perdita di 44.000 posti di lavoro, di cui 13.500 solo nel 2017. A dirlo è Riccardo Colombani responsabile dell’Ufficio Studi di First Cisl. Secondo Colombani: “Il rilancio occupazionale è una priorità, poiché dal 2009 abbiamo avuto flessioni a doppia cifra in tutte le aree del Paese. In otto anni il Nord Ovest ha perso poco meno dell’11% dei suoi bancari, il Nord Est il 12,5% circa, l’Italia Centrale poco più del 16% e il Mezzogiorno quasi il 17% mentre nel solo 2017 il Sud è sceso più del 5% contro un calo di poco superiore al 4% al Nord, con il Centro anche in questo caso collocato su un valore intermedio”. Purtroppo neanche le prospettive per il futuro sono rosee. La Federazione autonoma bancari italiani (Fabi) lo scorso gennaio stimava per il 2019 la chiusura di 3000 filiali. Lando Sileoni segretario della Fabi, secondo quanto riportato da La Stampa, prevedeva che: “Nei prossimi quattro anni, usciranno volontariamente circa 25.000 lavoratori, come risultato di accordi sottoscritti tra sindacati e gruppi bancari, che si aggiungeranno agli altri 40.000 già usciti”. “La nota positiva” – a detta di Sileoni- “è che questi 65.000 li abbiamo gestiti ottenendo anche 18.000 assunzioni di giovani a tempo indeterminato. Ma una volta che avremo esaurito questo bacino di prepensionamenti, quando arriveranno nuove aggregazioni, l’alternativa sarà passare ai licenziamenti”.

A rendere più salato il conto della crisi dei nostri istituti di credito è il rimborso che lo stato dovrà garantire agli investitori “truffati”. Infatti, uno dei primi atti del nuovo governo, ammesso che ve sia uno a breve, riguarderà la tutela dei risparmiatori. Nonostante nell’ultima finanziaria sia stato messo a disposizione un fondo da cento milioni di euro, mancano ancora troppi soldi per risarcire chi è finito sul lastrico. Difficile, però, dare delle cifre precise senza prima individuare la platea degli aventi diritto. Se si tratta di coloro che hanno comprato obbligazioni junior (vendute spesso senza mettere in chiaro i rischi della subordinazione), il rimborso è gestibile. Il quadro cambia se i meccanismi di tutela vengono estesi anche agli azionisti.


Finora, il costo dei salvataggi è pari a 25,6 miliardi, secondo la stima elaborata da Equita Sim insieme a Il Sole 24 Ore. Oltre la metà (14 miliardi) risulta a carico dei contribuenti, mentre i restanti 11,5 miliardi sono stati “coperti” dai privati. Soldi che sono stati versati o attraverso il fondo Atlante – che in origine avrebbe dovuto rilanciare le banche in crisi, e invece ha fornito il suo contributo a fondo perduto – oppure tramite il supporto dello Schema volontario, oppure, come nel caso di Siena e delle due Venete, sono il frutto della riduzione di valore dei bond subordinati nel quadro del burden sharing.

Insomma, come al solito, gli errori delle banche sono pagati dall’intera collettività: credit crunch per le imprese, prepensionamenti, e rimborsi agli investitori truffati che probabilmente saranno a carico della fiscalità generale.

Salvatore Recupero

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  1. Purtroppo non si tratta sempre di “errori delle banche”.Dato che la maggioranza delle banche d’affari e le banche sono nelle mani delle stesse elites straniere, vengono creati in una titoli tossici da vendere ad un altra ben sapendo che saranno i risparmiatori e i governi a riempire nuovamente le casse di quella svuotata.E se si tratta di azioni anzichè titoli truffa, il loro crollo è comunque manovrato dai ” market makers” dato che non si è mai vietata nel mondo la amorale ” vendita allo scoperto-naked short selling” cioè la vendita di titoli che non si possiedono al fine di far crollare la quotazione e poi comperarli ad un prezzo molto inferiore.
    Le banche e le banche d’affari sono state multate miliardi di dollari in totale per la creazione di titoli truffa ma l’accordo che viene fatto prevede sempre la cancellazione di ogni responsabilità personale dei banchieri e loro dirigenti.
    La dittatura finaxziaria come si puo’ vedere è anche crminalità finanziaria e fino a quando gli stati non riprendono controllo del sistema bancario, non vi sarà fine alla depredazione dei risparmi e del lavoro della gente comune

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