imagesXVUHCJCLRoma, 29 giu – In questi giorni tutti dipingono l’Africa come una casa in fiamme. Per giustificare il mercato dei clandestini si dice che: “Chi scappa dalla miseria e dalla guerra ha il diritto di essere ospitato”.

È un concetto di cooperazione internazionale sui generis basato sull’imperativo categorico del “Si salvi chi può”. Detto questo, non si capisce perché continuare a spendere tanti soldi per aiutare i Paesi africani quando l’obiettivo è quello di spostarli nel Vecchio Continente. Non tutti i players mondiali vedono in quest’ottica il Continente Nero.

La Repubblica Popolare Cinese, infatti, si comporta in maniera esattamente opposta. I cinesi hanno capito che la decolonizzazione altro non è che una colonizzazione post-nazionale. Pechino considera i paesi africani, le loro ricchezze come una priorità per tutelare i propri interessi. Per questo da anni ha avviato un piano di investimenti che inizia dalle strade e finisce con le televisioni satellitari e il controllo dei media. Vediamo nel dettaglio quanto si è accennato. Partiamo dalle cosiddette città fantasma che tanto hanno impressionato l’Occidente. Anche la BBC ha realizzato un servizio su questo fenomeno.

Veniamo ai fatti. L’enorme complesso “Kilamba”, in Angola, è progettato per ospitare fino a mezzo milione di persone. Il costruttore è la statale CITIC (China International Trust and Investment Corporation), il costo riportato è di 3,5 miliardi di dollari. “Kilamba” ha un’estensione di 5.000 ettari (12.355 acri), è la più grande delle nuove “città satellite” costruite da ditte edili cinesi in giro per l’Angola.

Queste città sono rimaste quasi inabitate. Le abitazioni costruite dai cinesi risultano troppo costose per i popoli africani. Il reportage giornalistico evidenzia come del primo lotto in vendita di 2.800 appartamenti ne sono stati venduti solo 220. Non c’è classe media in Angola, solo i più poveri ed i più ricchi, e quindi non c’è nessuno che compra questi tipi di case. Il progetto “Kilamba” è stato finanziato da una linea di credito cinese che l’Angola sta rimborsando con materie prime. Così è stato tecnicamente pagato. Se le case rimarranno invendute, per il governo angolano si sarà trattato di un investimento potenzialmente sprecato.

Questo è solo un esempio ma se ne potrebbero citare altri mille. Facciamo un passo indietro per capire meglio la strategia cinese. Nel 2000 la creazione del Forum per la cooperazione Cina Africa (Focac) avvia un periodo di definizione degli obiettivi politici comuni e delle aspirazioni di reciproco sviluppo, discusse su base bilaterale. Il combinato disposto tra la domanda cinese di risorse naturali e la necessità dell’Africa di dotarsi di infrastrutture permettono alle relazioni sino-africane di svilupparsi rapidamente. Vediamo qualche dato. Nell’arco di dieci anni, gli scambi commerciali decuplicano passando dai venti miliardi del 2003 ai 200 miliardi del 2012, registrando un tasso di crescita annuale del 16%. Nel 2014, le importazioni cinesi dall’Africa superano i 200 miliardi di dollari, mentre quelle africane dalla Cina 93 miliardi di dollari.

Ma sbaglieremmo a considerare la strategia espansionistica del Celeste Impero solo dal punto di vista economico. Esiste anche un progetto chiaro e definito sul piano culturale e della comunicazione multimediale.

Xu Lin, direttore generale dell’Istituto Confucio, ha dichiarato che il Partito Comunista Cinese (PCC) ha fondato 31 delle sue scuole in 26 Paesi africani e alcune forniscono titoli di studio accreditati in questi Paesi.

Le borse di studio e gli Istituti Confucio sono effettuati sul lato culturale dell’equazione che ha lo scopo di “stabilire l’immagine” del PCC in Africa. Gli Istituti Confucio, che rispondono direttamente al Ministero dell’Educazione cinese,  hanno scuole negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali, con 387 istituti e 509 scuole elementari e secondarie nel mondo.

Il sino-comunismo 2.0 fa anche la sua parte. La tecnologia a prezzi contenuti che la Cina offre nei suoi prodotti ha anche significato per molti paesi poter saltare alla telefonia cellulare senza passare dalla rete telefonica tradizionale

Anche sullo spazio si inizia a parlare in mandarino. La Cina ha lanciato un satellite che coprirà le telecomunicazioni della Nigeria. È la prima volta che un acquirente estero compra sia un satellite cinese sia il servizio di lancio in orbita. L’appalto era stato vinto da Pechino nel 2004, sconfiggendo altre 21 offerte per un contratto da 311 milioni di dollari.

Infrastrutture, risorse naturali, cultura e tecnologia. Non poteva mancare l’alta finanza. La Cina ha sottoscritto il suo più ingente contratto in Africa concedendo al governo della Repubblica democratica del Congo un prestito di 5 miliardi di dollari da utilizzare per infrastrutture, miniere, agricoltura e bioenergia. Inoltre, la più grande banca sudafricana, la Standard Bank, l’istituto di credito con maggiori disponibilità di tutta l’Africa, ha annunciato che venderà il 20% delle sue azioni, pari a 5,6 milioni di dollari, alla più grande banca cinese, l’Industrial and Commercial Bank. Secondo il comunicato della Standard Bank, l’accordo metterà le due banche “all’incrocio delle interazioni economiche tra la Cina e il continente africano”.

Insomma, nello scacchiere mondiale la Cina muove con la giusta spregiudicatezza le sue pedine. In una geopolitica dominata dal pensiero liberal-troskista, fatto di conflitti d’interessi e di convergenze parallele gli eredi di Mao si trovano a loro agio. E l’Europa? Noi abbiamo bisogno di migranti e di badanti, la nostra vera risorsa. Tristi presagi, dunque, si annunciano per il Vecchio Continente: pianto e stridor di dentiere. Stavolta, però, non basteranno gli americani. Altro che Marshall abbiamo bisogno di un piano Napisan.

Salvatore Recupero

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