crisi fallimento alitaliaRoma, 11 giu – Dopo il fallimento del piano di rilancio che Etihad Airways, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti, da qualche tempo in rapporto di partnership e di codesharing con Alitalia, quella che fu, allo stesso modo, la compagnia di bandiera italiana, in anni nei quali il fenomeno del low cost nel settore dell’aeronautica commerciale e turistica non pareva nemmeno pensabile, emergono interessanti ed, al contempo, preoccupanti dichiarazioni da parte dei tre commissari straordinari che il governo ha nominato per reggerne le sorti.

Le manifestazioni d’interesse per l’acquisizione della compagnia sono state, infatti, straordinariamente numerose: ben trentadue. Da questo punto di vista, appare difficile capire se, dietro di esse, vi siano effettivi e concreti piani di rilancio industriale oppure se, come ormai non di rado accaduto, si tratti di tentativi di speculazione che non porterebbero ad altro che ad ulteriori sofferenze nei confronti non solo di Alitalia, ma anche, com’è ovvio, nei confronti dei dipendenti, degli stakeholders, dei passeggeri e di tutto il comparto industriale nazionale nel suo complesso.

In particolare, è da notare come la Ryanair abbia proposto un accordo di feederaggio, una complessa tecnica logistica che, nata in ambito navale, prevede, nel settore aeronautico, l’utilizzo di vettori per il trasporto di merci containerizzate in porti esteri e nazionali. In questo senso, Alitalia vedrebbe potenziato il comparto cargo, fermi restando i dubbi che inducono a nutrire più di un sospetto sull’effettivo apporto di una compagnia, come quella irlandese, che ha fatto delle esternalizzazioni senza limiti uno dei propri segni distintivi.

Come finirà? Cercare di elaborare previsioni è pressoché inutile. Occorrerà anche valutare l’incidenza del pacchetto di misure attuative sull’aviazione che, a Bruxelles, giovedì, la Commissione Europea ha presentato in materia d’aviazione, recanti altresì linee guida sulla proprietà ed il controllo dei vettori. Si ha l’impressione di assistere ad una sorta di partita a poker tra le altre compagnie, in cui Alitalia altro non è che una piccola parte di un piatto ben più consistente, nel dinamico contesto del traffico aereo. Un ulteriore segno dei tempi (l’espressione, per quanto retorica, appare, tristemente, di una certa efficacia), di tempi nei quali marchi ed industrie nazionali un tempo rilevanti e competitive appaiono ora nulla più che merci di scambio.

Franco Pierelli

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam. Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here