alitalia etihadRoma, 2 ago – Il “Sì” di Etihad, alla fine, è arrivato. Limati gli ultimi dettagli, sancito l’ingresso di Poste Italiane e definiti i rapporti con il personale, la compagnia degli Emirati Arabi Uniti è finalmente pronta a fare il suo ingresso in quella che fu la nostra compagnia di bandiera.

L’accordo ha rischiato di fallire fino all’ultimo, con l’amministratore delegato di Etihad, James Hogan, a tenere tutti con il fiato sospeso. Senza l’investimento da parte di Abu Dhabi, infatti, sarebbe saltato il tavolo. Non per la società emiratina che vive di floride finanze, quanto per Alitalia. Sono infatti stati bruciati pressoché tutti i miliardi dell’aumento di capitale dell’autunno scorso, che nei fatti hanno svolto la funzione di ennesimo prestito ponte.


Erano 300 i milioni dell’aumento di capitale che vide pochi mesi fa l’ingresso di Poste Italiane. Curiosamente, sono proprio 300 i milioni richiesti da Etihad per giungere a conclusione della trattativa. Il vettore del golfo farà la sua parte con 580 milioni di euro che gli permetteranno di giungere al 49% del capitale sociale. Il restante sarà suddiviso tra le banche, Poste Italiane, Atlantia e altri soci minori. La posizione di Poste è, peraltro, privilegiata in quanto i 70 milioni di sua competenza non saranno investiti nella vecchia compagnia ma in un veicolo intermedio, che a sua volta controllerà la nuova Alitalia, senza così che la società dei recapiti rischi di rientrare nel contenzioso pregresso legato alla vecchia Cai dei tristemente noti “capitani coraggiosi”.

Sul fronte del personale d’aria e di terra, dalla direzione Alitalia negli uffici Magliana sono partite le procedure per il licenziamento collettivo: 2.171 i dipendenti coinvolti, per i quali ancora è da trovarsi una soluzione che probabilmente coinvolgerà il ministero dello sviluppo, stanti le difficoltà in sede sindacale ed il fatto che James Hogan sia refrattario agli incontri con i rappresentanti dei lavoratori.

La firma definitiva, oltre la quale si procederà poi con le misure tecniche per la creazione della nuova Alitalia, è attesa per l’8 agosto. Da quel giorno una lunga storia d’Italia cambierà strada. Vero che gli emiratini entrano non con la maggioranza ma, di fronte al composito fronte “nazionale” ed alla necessità di prendere decisioni drastiche fin qui rinviate, è difficile pensare che possa atteggiarsi a semplice cavaliere di buon cuore. Il tricolore volerà ancora sui timoni di coda, in tutto il mondo. Quanto vi sarà di Italia e italiano? E’ una bella domanda.

Filippo Burla

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