Mosca, 26 mag – È passato un anno dalla firma di Vladimir Putin sul decreto che dava il via a un ambizioso progetto finalizzato a far tornare la Russia tra le prime 5 economie mondiali e a migliorare sensibilmente il livello di vita dei suoi cittadini, attraverso una importante spesa per infrastrutture, salute ed educazione.

Con uno stanziamento di circa 400 miliardi di dollari in 6 anni sono partiti i Progetti Nazionali, che mediante l’intervento dello Stato in una serie di settori chiave favoriranno, secondo le parole di Putin, “lo sviluppo socio-economico della Russia” e i cui risultati non dovranno essere espressi in cifre e percentuali, bensì “attraverso azioni reali, e nella percezione che il popolo avrà dei lavori effettuati”.

I dettagli dei Progetti Nazionali

Vediamo di capire meglio quali sono gli obiettivi di questo piano che dovrebbe dare risultati nel corso dei prossimi cinque anni. L’obiettivo più ambizioso è sicuramente quello di far crescere in maniera significativa il Prodotto interno lordo e, più nello specifico, portare l’attuale valore del Pil pro capite pari a 11.400 dollari a superare i 15mila nel 2024. Consequenziale è anche la volontà di portare il tasso di povertà, che al momento è pari al 13%, al 6.6%. Saranno messe in atto politiche economiche volte a migliorare sensibilmente l’esportazione dei prodotti agricoli e di beni e servizi non legati all’energia.

Vi sono poi obiettivi di carattere sociale, come la ricerca della crescita demografica, visto che la Russia oggi ha una crescita negativa di circa 130mila unità, e ancora il miglioramento delle aspettative di vita portandola a 78 anni contro gli attuali 72,7.

Il reperimento delle risorse e le critiche 

La volontà di Putin di dare una scossa all’economia russa passa dalle mani di Anton Siluanov, il ministro delle Finanze: sarà sua la responsabilità di trovare le risorse necessarie per realizzare gli obiettivi del piano.

La più probabile delle alternative a disposizione di Siluanov è quella di aumentare la quota destinata alle riserve nazionali derivante dalla vendita di petrolio e gas. Ma questa manovra, oltre ad essere troppo dipendente dai prezzi delle materie prime sui mercati mondiali, potrebbe non essere sufficiente a coprire l’intero budget. Non si esclude che possano diventare necessari provvedimenti alquanto impopolari come un aumento delle tasse, un innalzamento dell’età pensionabile o un ridimensionamento di alcuni interventi già programmati. Alcuni analisti fanno inoltre notare che i 400 miliardi di dollari di investimenti previsti nel corso dei 6 anni non sono poi una cifra così ragguardevole, se consideriamo che la Cina spende gli stessi soldi ogni anno solo per la costruzione di infrastrutture.

L’effetto delle sanzioni sulla Russia

Un fattore piuttosto importante da considerare è l’effetto delle sanzioni internazionali che sono state imposte alla Russia in seguito alla crisi in Ucraina nel 2014, che comportano una perdita annua di circa 150 miliardi di dollari derivanti soprattutto nelle mancate entrate derivanti dalla vendita di petrolio e gas.

Con queste premesse sembra difficile raggiungere l’obiettivo di una crescita del Pil stabilmente superiore al 3%, considerando che nell’ultimo anno la Russia è cresciuta dell’1,5%. Inoltre, la possibilità di un ulteriore inasprimento futuro delle sanzioni potrebbe dirottare miliardi di dollari destinati ai Progetti Nazionali alle necessità di brevissimo periodo. La stessa governatrice della banca centrale russa afferma che gli obiettivi di crescita sono molto ambiziosi e che, per arrivarci, sarà necessaria una allocazione “estremamente efficace” delle risorse.

I primi risultati concreti

Dal punto di vista demografico sembra che vi siano già dopo 12 mesi i primi risultati: sono stati infatti stanziati fondi per contributi diretti e finanziamenti agevolati alle coppie con figli, sono stati creati asili nido statali per facilitare l’inserimento delle madri nel mondo del lavoro e un numero sempre maggiore di persone ha potuto accedere ai programmi di prevenzione del ministero della salute russo, diminuendo in maniera apprezzabile il tasso di mortalità in molte regioni.

Anche dal punto di vista del miglioramento della qualità dell’istruzione qualche passo avanti è stato fatto, con l’apertura di nuove scuole e l’attuazione di un programma volto a migliorare la preparazione degli insegnanti nelle aree rurali.

Sicuramente più difficile stimare l’impatto dei Progetti Nazionali sull’economia, si pensa possano contribuire all’innalzamento del Pil di almeno mezzo punto percentuale ma molto dipenderà dal grado di efficacia dei grandi progetti che sono stati appena avviati e che in alcuni casi tardano a partire scatenando le ire di Putin.

Al momento possiamo dire che nel primo trimestre del 2019 il prodotto interno lordo è stato inferiore alle attese, crescendo solamente dello 0,5%. Un rallentamento rispetto alle previsioni dovuto principalmente alla contrazione della domanda interna ma anche ad una riduzione delle spese militari e al clima particolarmente mite che ha portato ad una minore richiesta, interna ed estera, di domanda energetica.

Occorre dire che storicamente il primo trimestre è quello che fornisce il minor contributo al Pil annuale e che, a partire dal secondo trimestre, qualche beneficio potrà arrivare dal possibile taglio dei tassi di interesse da parte della banca centrale russa. Ma sicuramente gli interventi statali voluti da Vladimir Putin rimarranno l’arma principale per la crescita economica ed i loro effetti si vedranno verosimilmente a partire dal 2020.

Claudio Freschi

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