Roma, 25 mag –Il nuovo governo fa paura un po’ a tutti nell’Unione Europea, istituzioni finanziarie comprese. E così, dopo le minacce del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, non potevano mancare anche quelle della Bce.

Le parole dell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato da Francoforte sono di prammatica, ma nascondono fra le righe avvertimenti dai toni duri che mettono in guardia l’esecutivo prossimo venturo dall’intraprendere scelte al di fuori degli stringenti vincoli comunitari.

Pur segnalando che i conti pubblici dei Paesi membri dell’eurozona sono sensibilmente in miglioramento, gli sforzi di fondo per il consolidamento starebbero secondo la Bce perdendo forza: “Il deficit fiscale aggregato dell’eurozona – si legge – è migliorato dall’1,5% del Pil nel 2016 allo 0,9% nel 2017 con un solo paese (la Spagna) che rimane sopra la soglia del trattato di Maastricht del 3%. Secondo le proiezioni della Commissione Europea, la posizione fiscale dovrebbe migliorare ancora nel 2018 e 2019 sebbene a un passo più moderato rispetto agli anni precedenti”.

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Guai ad adagiarsi sugli allor, segnala la Bce, la strada dell’austerità non deve essere abbandonata. “Un deterioramento dei saldi strutturali di bilancio è previsto per la maggior parte dei Paesi che sono stati colpiti dalla crisi e anche le riforme strutturali hanno perso momentum”, un combinato disposto che unitamente ad “un contesto di crescita in peggioramento o un allentamento della posizione fiscale nei Paesi ad alto debito – prosegue il documento – potrebbero influenzare le prospettive fiscali e, per estensione, il sentimento di mercato nei confronti di alcuni emittenti sovrani dell’area dell’euro”.

In altre parole: o sarà ancora austerità o l’equilibrio delle finanze pubbliche potrebbe non essere garantito. In particolare per quanto riguarda l’Italia, ha spiegato il vicepresidente della Bce Vitor Constancio sottolineando come sia “significativo l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani” di questi giorni a fronte delle numerose promesse di spesa fatte dal nascente governo.

Filippo Burla

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