Roma, 4 gen – Prima la conferma della buona notizia: come previsto, dal 1 gennaio di quest’anno sulla maggior parte della rete autostradale non è scattato alcun rincaro tariffario. Fatte salve alcune eccezioni alle quali i ritocchi all’insù sono stati concessi, per tutte le altre autostrade – il 90% del totale – o non è stato riconosciuto l’aumento oppure questo è stato congelato.

In secundis, quella cattiva: è veramente così? Sì, ma… a tempo. Il blocco dell’aumento dei pedaggi è infatti, per la stragrande maggioranza delle tratte, solo una misura transitoria destinata ad esaurirsi nei prossimi mesi. Guardiamo i numeri. Ad Autostrade per l’Italia, che da sola vale il 50% della rete nazionale, era stato data la possibilità di incrementare i pedaggi dello 0,81%. Al casello, per ora, gli automobilisti non subiranno l’ennesimo salasso. Con il quale dovranno però fare i conti a partire da giugno. L’aumento, insomma, è solo rinviato di sei mesi.

Discorso analogo per il gruppo Strada dei parchi, che gestisce le autostrade A24 e A25. L’aumento, che doveva essere del 5,59%, è stato congelato anch’esso fino a giugno di quest’anno. Fino al 31 gennaio, invece, resterà bloccato l’incremento tariffario sulle tratte di Milano Serravalle – Milano Tangenziali, vale a dire la tangenziale meneghina e la A7 dal capoluogo fino a Serravalle Scrivia.

Dall’altro lato, già da inizio anno numerosi (e corposi) aggiustamento al rialzo sono stati concessi. E’ il caso ad esempio della A32 Torino-Bardonecchia (+6,71%), della A6 Torino-Savona (+2,22%), della A15 Parma-La Spezia (+1,86%). Unica, parziale eccezione la A5 nel tratto Aosta-Monte Bianco, con un +6,32% dal quale però sono esclusi i pendolari residenti con Telepass. Tutti questi aumenti, come detto già pienamente in vigore, si raccorderanno così ai venturi che si andranno ad aggiungere tra fine e gennaio e giugno. Per un totale, in definitiva, di quasi il 70% della rete autostradale soggetta a rincari.

Filippo Burla

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