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Genova, 22 giu – Si chiama Banca Carige il nuovo grande malato del settore bancario italiano. Da tempo in difficoltà, nonostante i ripetuti avvisi da parte della Bce la Cassa di risparmio ligure – ma con 600 sportelli in tutta Italia, di cui la metà per l’appunto in riviera – non è ancora riuscita a tirarsi fuori dalla crisi che investe gli istituti di credito della penisola, alle prese nel complesso con masse di crediti in sofferenza che zavoranno i conti bancari per un ammontare che oscilla attorno al valore monstre di 300 miliardi.

Per quanto riguarda Carige, i miliardi di quelli che in gergo tecnico vengono definiti non performing loans (Npl) sono “solo” 3,5, dei quali 938 milioni già scorporati e venduti. Restano gli altri 2,4, che pesano sulla situazione patrimoniale di una banca che da almeno due anni è ai ferri conti con Bce e vigilanza bancaria. La prima frizione è stata nel confronto sul piano industriale, che ha scatenato le ire dell’allora amministratore delegato Guido Bastianini: “Non è che si può gestire un’azienda con foglio Excel da Francoforte”, aveva tuonato. Lo scorso autunno era poi arrivata la “bocciatura” negli stress test riservati alle banche di medie dimensioni, che Carige non aveva superato stante il rapporto superiore al 25% fra crediti deteriorati e crediti totali. Non un’inezia dato che la media italiana, di per sé già alta, è dieci punti inferiore.

In questi giorni è arrivato il nuovo colpo da Francoforte, con la Bce di nuovo alla carica per avere rassicurazioni sulle strategie di cessione di Npl e governance aziendale. Il risultato è stato un vortice in consiglio di amministrazione: Bastianini ha ceduto il passo, lasciando spazio al nuovo ad Paolo Fiorentino, dirigente di esperienza proveniente da Unicredit. Il cambio della guardia non muta però la sostanza delle difficoltà di Carige, che dovrà varare un aumento di capitale il cui valore oscillerà, secondo le prime stime, fra i 450 e i 600 milioni. Operazione non scontata, viste le due precedenti ricapitalizzazioni da 800 e 850 milioni condotte dal 2014 ad oggi. Lo schema sembra ricalcare, in piccolo, quanto già avvenuto con Mps: non proprio un gran precedente, visti i pessimi risultati del piano di ristrutturazione della banca senese.

Filippo Burla

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