Angelo Marcello Cardani, Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
Angelo Marcello Cardani, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

Capri, 8 ott – “Restiamo agli ultimi posti per la copertura con banda ultralarga”. A parlare è Angelo Cardani, presidente dell’Authority per le telecomunicazioni, che definisce insufficienti i risultati nella copertura del territorio nazionale con reti in fibra ottica.

Ovvero l’infrastruttura in grado di garantire una velocità di connessione pari ad almeno 30 mega, uno standard che nei piani dell’Ue e degli Stati membri dovrebbe essere assicurato al 100% della popolazione entro il 2020, con metà degli europei in grado di superare addirittura i 50 mega.


La sede scelta per l’intervento è quella del “Digitale x la Crescita”, il convegno Ernst&Young di Capri, che ha riunito i protagonisti del settore per fare il punto sui temi più caldi del momento, dalla fibra all’innovazione nella pubblica amministrazione.

Il Presidente dell’Agcom ha quindi apprezzato il recente approccio interventista dell’esecutivo, dichiarando che “forse adesso le cose cambieranno, ma solo perché è sceso in campo il governo. È una cosa positiva, certo, ma non è un fiore all’occhiello dell’imprenditoria italiana che se non arriva il governo a fare le cose, resta tutto fermo lì” e ancora “senza un piano nazionale non si avranno risultati di rilievo”.

Qualcuno dovrebbe però ricordare al presidente che l’imprenditoria italiana è fuori dai big delle tlc da decenni: Telecom è da poche ore ufficialmente in mano al colosso francese Vivendi e Vodafone Italia è una società di diritto olandese, controllata dal gruppo con sede a Londra. Fastweb è di proprietà elvetica (Swisscom) e Wind, della russa Vimplelcom, si è di recente fusa con i cinesi di H3G (Hutchinson HL).

E per fortuna, verrebbe da dire, se l’imprenditoria italiana delle tlc risponde ai nomi di Colaninno (Piaggio), Consorte (Mps), Gnutti (Unipol) o Tronchetti Provera: i “capitani coraggiosi” di Prodi e D’Alema che hanno lasciato Telecom e la rete in rame agli spagnoli di Telefonica, con oltre 30 miliardi di debito (per loro l’operazione è stata ben più redditizia ovviamente).

Tornando al convegno di Capri, il presidente Cardani ha affidato al governo anche un secondo ruolo, non meno importante del primo, ovvero lo “sviluppo della domanda, partendo dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione”. Come dargli torto, a oggi la domanda per connessioni a elevate prestazioni resta modesta e proprio per questo la risposta dei privati all’obiettivo fissato in sede Ue non sembra essere all’altezza.

La realtà inizia forse a metterci di fronte un malcelato ripensamento delle politiche di liberalizzazione di alcuni settori “strategici”?

Armando Haller

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