Roma, 12 apr – Non si ferma la crescita dei carburanti. Benzina e gasolio continuano nella loro corsa: con gli ultimi aumenti decretati dalle compagnie arrivano a toccare (e in qualche caso superare) in media rispettivamente gli 1,6 e 1,5 euro al litro. Una corsa importante, spinta anche dall’incremento nel prezzo del greggio che da inizio anno ha “guadagnato” quasi il 50%. Inevitabile il riflesso alla pompa: i prezzi dei carburanti per autotrazione sono saliti di circa 10 centesimi al litro da gennaio ad oggi.

E le accise?

Inevitabile, a questo punto, il rinfocolarsi della polemica sull’imposizione fiscale, che fra imposte e accise pesa per oltre la metà sul prezzo finale. La lista è lunga e nota. Si va dalle accise per la guerra d’Etiopia a quelle per il disastro del Vajont, passando per l’alluvione di Firenze del 1966, il terremoto dell’Irpinia e arrivando al finanziamento dell’acquisto di nuovi mezzi ecologici per il trasporto pubblico (2005). Nel mezzo trovano spazio contributi per interventi ancora in essere (la ricostruzione dopo i sismi di Abruzzo ed Emilia), molte altre voci si riferiscono però a circostanze che è un eufemismo definire fuori tempo massimo.

Nessuna abolizione

Proprio queste ultime avevano fatto capolino nel contratto di governo. L’accordo Lega-M5S recitava infatti, al punto 11 (“Fisco: flat tax e semplificazione”): “Intendiamo inoltre eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina“. Non è un mistero che il tema fosse caro soprattutto a Salvini, che più di ogni altro si era speso sul punto in campagna elettorale. A marzo 2018, prodigandosi in una spiegazione “grafica” con l’ausilio di una maxi-tabella, prometteva il taglio di almeno sette accise. L’intenzione è finita, come detto, nel contratto di governo. Senza tuttavia trovare, nonostante le promesse, alcuna traduzione in sede di manovra finanziaria.

Nel 2020 si rischiano nuovi prelievi fiscali

A novembre il leader della Lega tentava di scaricare le colpe del mancato intervento sull’alleato di governo, per poi affermare (a dicembre) di contare in una riduzione del balzello nel corso del 2019. Riduzione che non ci sarà. Anzi, con le difficoltà dell’economia italiana certificate dal Def non è escluso che in futuro possano scattare le clausole di salvaguardia sui conti pubblici. Alcune delle quali prevedono, dal 2020, un ritocco all’insù proprio del prelievo sui carburanti. E non di poco: 400 milioni in tre anni il salasso a danno degli automobilisti previsto se non si dovessero trovare le coperture per disinnescare la “mina”.
Filippo Burla

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  1. l’Articolo finisce dicendo; ” 400 miloni in tre anni il salasso a danno degli automobilisti previsto se non si dovessero trovare le coperture per disinnescare la “mina”.Andrebbe aggiunto ” o se l’Italia non tornasse alla sovranità monetaria”, cioè la capacità dello stato di creare moneta e gestire l’economia a favore del popolo e non di sottomettersi e svendersi a pochi banchieri privati stranieri (BCE e banche ex pubbliche e bankitalia oggi sono tutte private).Questa sovranità è cio’ che ottenne il fascismo e permise il boom degli anni 60 ed è il motivo della persecuzione del fascismo anche oggi da parte dei servi della finanza straniera occulta.Essa domina il mondo da secoli e vide minacciato il suo potere di fare usura con denaro prodotto a costo zero dai movimenti naszionalisti.

  2. Imitare l’Inghilterra proprio non ci può riuscire? “Gli investitori stranieri fuggirebbero”, ci si racconta. Ebbene, date A ME, DIRETTAMENTE, la metà degli interessi che riconoscete a quegli investitori, permettetemi di acquistare DIRETTAMENTE i titoli pubblici in un comune ufficio postale, mettete qualche bene concreto (terreni?) a garanzia dell’operazione… qualche soldino da parte ce l’ho, soldi VERI, GUADAGNATI lavorando e risparmiando, non truffando e facendo “click!” con un mouse. Una piccola parte del sostegno all’economia nazionale posso darla e son disposto a darla. Ma, forse, così non va bene PERCHE’ sotto sotto I MIEI RISPARMI i governi (di qualsiasi colore) LI CONSIDERANO GIA’ “ROBA LORO”. Come si chiamano quelli che prendono la roba altrui senza permesso?

  3. Questa non è solo una storia di menefreghismo politico ma è una questione di danno pesante al sistema economico e, ancor più importante é il fatto etico. Chi lascia in atto delle accise scadute passa da politico onesto a politico immorale e l’immoralità politica ha causato altri furti nelle accise. Questo è qualcosa che il CSM di per se stesso non doveva permettere in quanto ha offerto una porta aperta anche ad altro crimine che poi è divenuto ecomafia. Si potrebbe ipotetizzare che la maggior parte dei crimini moderni provengano dalla gestione delle accise.

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