Termini Imerese, 16 mag –  Continua la protesta degli ex operai della Fiat, oggi Blutec. In data odierna è atteso un vertice presso il ministero dello Sviluppo Economico tra i vertici dell’azienda, i sindacati e i rappresentanti delle Istituzioni locali. Il pessimismo serpeggia tra i lavoratori siciliani. E non solo. Il Sindaco di Termini Imerese, dopo essersi appellato addirittura al Papa, ha spiegato che quello di oggi rischia di essere un “incontro di passione”.

Per capire meglio ciò che sta accadendo nelle ultime ore è necessario spiegare chi sono i protagonisti di questa vicenda. Facciamo un piccolo passo indietro. Lo stabilimento Fiat sorse nel territorio “termitano” nel 1970 grazie ad un consistente contributo della Regione Siciliana. In poco meno di venti anni passò da 1500 a 3200 dipendenti. Perfino Marchionne lo definì uno “stabilimento modello”. Nel 1993 inizia la crisi. La Fiat comincia a ridurre volumi di lavoro destinati all’impianto siciliano perché ritenuto poco produttivo. Così parte un lungo tira e molla tra il Lingotto e gli operai siciliani. Alla fine però Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler, ha avuto la meglio. Il manager italo canadese ha abbondonato i metalmeccanici termitani al loro destino.

Nel 2016 lo stabilimento passa alla newco Blutec, società del gruppo Metec (Stola). Da quando la nuova proprietà ha riaperto la fabbrica, solo un centinaio di ex metalmeccanici su 700 ex Fiat sono rientrati al lavoro, gli altri sono ancora in cassa integrazione. Eppure le prospettive erano ben altre. L’accordo di programma quadro, siglato quattro anni fa, destinava 360 milioni di euro tra fondi statali e regionali per la riqualificazione dell’area. Termini Imerese doveva diventare la sede di un centro di ricerca e sviluppo per la mobilità sostenibile e un centro di produzione di batterie a ioni per le autovetture elettriche.

Erano due i progetti ipotizzati da Blutec per l’area industriale: uno da 95 milioni di euro riguardava la produzione di componentistica per auto, l’altro da 190 milioni di euro per la produzione di auto ibride. Il primo poteva contare su un lauto finanziamento da parte di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, società per azioni italiana partecipata al 100% dal ministero dell’Economia. Si tratta di un ente pubblico che gestisce quasi tutte le agevolazioni dello Stato alle imprese e alle startup innovative.  Ecco perché ha deciso di dare fiducia al gruppo Metec (Stola).

Qualcosa, però è andato storto. Lo scorso 10 aprile l’advisor del ministero dello Sviluppo Economico ha messo nero su bianco la revoca dell’anticipo di 20 milioni di euro (su 70) di finanziamenti pubblici concessi a Blutec per riconvertire l’impianto in seguito all’accordo stretto con l’ex ministro Federica Guidi il 23 dicembre 2014. Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, Invitalia avrebbe appurato che soltanto il 10% del denaro sarebbe stato speso come previsto dai patti, quindi andrà tutto restituito entro una trentina di giorni. L’azienda piemontese potrà al massimo chiedere un dilazionamento in tre o quattro rate.

A preoccupare gli ex metalmeccanici della Fiat c’è anche un altro punto. Tra un anno scade la cassa integrazione. Quindi seicento persone rischiano di rimanere a spasso in un contesto con un livello di disoccupazione altissima. Questa è la posta in gioco della partita che si sta giocando sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico.

Salvatore Recupero

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