Roma, 15 giu – Prosegue la querelle sui minibot tra il ministro dell’Economia, Giovanni Tria e il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi. Il governo gialloverde continua ad apparire piuttosto confuso sulla questione e al contempo sembra sempre più evidente la frattura interna all’esecutivo. Se Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera, ha ribadito che “i minibot sono nel contratto di governo”, Tria si è allineato al giudizio del direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, affermando che “sono una cattiva idea”.

Oggi però, Borghi, intervistato da Repubblica, ha tuonato: “Credo che Tria e Conte siano spaventati dall’ondata di disinformazione che c’è stata. Sono fiducioso che si convinceranno. Se non accadesse? Le leggi le fa il Parlamento. È giusto che un tecnico abbia le sue convinzioni, ma la responsabilità politica è nostra. Decidiamo noi”. Insomma l’esponente della Lega passa adesso all’attacco e avverte che in ogni caso è intenzionato ad andare fino in fondo, qualunque sia il parere del ministro dell’Economia e pure del premier.

Vorrei ma non posso

Secondo Borghi i minibot “servono a migliorare ancora la situazione. Chi deciderà di prenderli volontariamente farà una pratica in meno e si accelereranno i rimborsi. Si aumenta il debito o si alzano le tasse? Chi lo dice finge di non capire. Se i minibot vengono assegnati a chi ha un credito, dall’altra parte – spiega l’esponente leghista – c’è la Pubblica amministrazione che ha già un debito. Se poi non è ancora contabilizzato, non è ancora nei parametri di Maastricht, non significa che sia nuovo. L’unico modo per non far emergere quel debito sarebbe non pagarlo mai”. Borghi ha poi sottolineato che non si tratta di una moneta ma di “un metodo di pagamento, come le carte di credito”.

Nell’intervista a Repubblica, l’esponente leghista ha poi ribadito di essere sempre favorevole “all’uscita dall’Euro” ma essendo “democratico” vuole attenersi al contratto di governo che non lo prevede. “Non ho mai cambiato idea. Ma il governo si basa su un contratto in cui non c’è il ritorno a uno Stato pre Maastricht, com’era nel programma della Lega. E io da democratico mi attengo a quel contratto”. A differenza appunto dei minibot, da lui pensati, e su cui non transige: sono nel contratto dunque vanno realizzati.

Eugenio Palazzini

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