Bruxelles, 19 gen – Carige, per il momento, può tirare un sospiro di sollievo. Ieri, infatti, è arrivato il via libera della Commissione Europea alla garanzia statale di sostegno alla liquidità per la banca genovese richiesta dall’Italia. L’esecutivo Ue ha stabilito che “la misura è mirata, proporzionata e limitata nel tempo e nella portata”, il supporto alla liquidità è “in linea con le norme Ue, in particolare con la comunicazione del 2013 sul settore bancario”. Da Bruxelles arriva, dunque, il nulla osta al decreto governativo dell’otto gennaio scorso “pensato per rassicurare i clienti e il sistema finanziario italiano sulla solvibilità di Carige”. In quell’occasione il ministero dell’Economia e delle Finanze ha garantito fino a tre miliardi di nuove obbligazioni. Il Tesoro, inoltre si è impegnato alla sottoscrizione di un miliardo di nuove azioni Carige che potrebbero vedere la luce in caso di ricapitalizzazione precauzionale.

Se qualcuno, però, vede un cambiamento di rotta nella gestione delle crisi bancarie si sbaglia di grosso. La decisione della Bce di azzerare entro sette anni gli Npl avrà effetti a cascata su tutto il nostro sistema creditizio. Secondo le stime di alcuni analisti questa operazione comporterebbe per il Monte Paschi una riduzione del patrimonio di 1,1 miliardi di euro. Una vera e propria doccia gelata per Rocca di Salimbeni. Il momento per il Monte dei Paschi è delicatissimo. Dopo un 2017 chiuso tragicamente con una perdita di 3,5 miliardi di euro, ancora si attendono i risultati del 2018. L’utile previsto è introno ai 300 milioni di euro. Con questi numeri raggiungere i target previsti dalla Bce (i profitti del 2021 dovrebbero arrivare a 1,2 miliardi di euro) rimangono un miraggio.

Francoforte, però, non pensa solo a Siena. Tutti gli istituti di credito europei sono chiamati ad aumentare le coperture fino a smaltire lo stock di crediti deteriorati nei prossimi sette anni. Ciò che colpisce è la solerzia con la quale la Banca Centrale Europea si focalizza sui cosiddetti Npe (acronimo di Non Performing Exposures): cioè l’esposizione che un istituto di credito ha verso i Non Performing Loans. Al contrario la vigilanza non tiene minimamente in considerazione il volume dei derivati delle banche tedesche (vedi Deutsche Bank). I crediti, seppur deteriorati, ha sempre qualche possibilità di essere riscossi, al contrario dei derivati che non hanno valore in sé.

Tornando in Italia, questa direttiva, purtroppo non colpirà solo la banca toscana.  Secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux (come riporta Milano Finanza): “È molto impegnativo per le banche italiane portare la copertura al 100% sull’intero stock di Npe in quanto, sulla base dei dati di fine settembre. Gli accantonamenti aggiuntivi da fare entro il 2026 sarebbero nell’area di 63 miliardi nei confronti delle prime sei banche italiane”. Un vero e proprio bagno di sangue che non tiene conto del fatto che “la necessità di effettuare cessioni aggiuntive dovrebbe diminuire del 30% circa nel 2020”.

Non illudiamoci, quindi, per il via libera concesso a Carige. Si prospetta uno scenario a medio termine molto rischioso. L’obbligo per le banche di smaltire gli npl potrebbe portare ad una loro netta svalutazione. Sicuramente in prima fila tra gli acquirenti vedremo i grandi fondi di investimento. Insomma una vera e propria manna per la grande finanza.

Salvatore Recupero

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