Home Economia Cashback, la Bce boccia il governo: “Misura sproporzionata”

Cashback, la Bce boccia il governo: “Misura sproporzionata”

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Roma, 19 dic – A voler essere più realisti del Re – o, nel caso di specie, più europeisti dell’Europa – ci si finisce per scottare. Anche e soprattutto sul tema evasione fiscale e pagamenti elettronici. E’ così che sul cashback dalla Bce arriva una tirata di orecchie al governo Conte.

Partita lo scorso 8 dicembre, la misura prevede un rimborso su parte degli acquisti effettuati in formato elettronico. Pensata nell’ambito del piano “Italia cashless”, mira a disincentivare l’uso del denaro fisico con l’obiettivo, fra le altre cose, di combattere l’evasione fiscale.



Posto che la correlazione non è mai esistita e che, come denunciato dalla Cgia, il programma rischia di essere nient’altro che un regalo per i più ricchi, adesso a sganciare il carico sul cashback arriva persino l’Eurotower.

“Il contante è la norma”

L’occasione è una missiva inviata dal banchiere centrale lussemburghese Yves Mersch, membro del direttivo dell’istituto di emissione. La lettera, indirizzata al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, smonta quasi punto per punto tutte le ipocrisie dell’esecutivo.

Si parte con la sottolineatura che non esiste (per una volta) alcuna direttiva comunitaria volta a limitare l’uso del contante. Anzi: “La raccomandazione della Commissione 2010/191/UE17 – si legge – prevede che l’accettazione dei pagamenti in contanti debba costituire la norma“.

Non solo: “Il contante – prosegue la lettera – è altresì generalmente apprezzato come strumento di pagamento in quanto, quale corso legale, è ampiamente accettato, è rapido e agevola il controllo sulla spesa di chi paga”. Costituisce, inoltre, sottolinea Mersch, “un mezzo di pagamento che consente ai cittadini di regolare istantaneamente un’operazione ed è l’unico metodo di regolamento in denaro della banca centrale e al valore nominale per il quale non sussiste la possibilità giuridica di imporre tariffe per il suo utilizzo. In aggiunta, i pagamenti in contanti non richiedono un’infrastruttura tecnica funzionale e relativi investimenti, e sono sempre disponibili; ciò riveste particolare importanza in caso di un’interruzione della corrente elettrica che renda i pagamenti elettronici indisponibili”.

Cashback, per la Bce “potenziale effetto negativo”

Ce n’è anche per il tema del fisco, in quanto “dovrebbe […] sussistere una chiara prova che il meccanismo di cashback consenta, di fatto, di conseguire la finalità pubblica della lotta all’evasione fiscale“. Prova che, secondo la Bce, sul cashback pensato da Conte e Gualtieri manca del tutto.

Da qui la sonora bocciatura: la Bce, conclude Mersch, “ritiene che l’introduzione di un programma cashback per strumenti di pagamento elettronici sia sproporzionata alla luce del potenziale effetto negativo che tale meccanismo potrebbe avere sul sistema di pagamento in contanti e in quanto compromette l’obiettivo di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili“.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. io sono imprenditore nel commercio….
    e vedo le carte di credito solo come una costosa rottura di maroni:
    mi fa SEMPRE perdere tempo,mi dà rogne di contabilità alla chiusura cassa
    e mi costa mediamente il 3% degli incassi,alla fine della fiera.

    costi e rotture di scatole che come è ovvio per tutti gli operatori nel commercio,si scaricano SEMPRE sui prezzi,con un aggravio medio del 5% su tutto ciò che viene messo in commercio,specialmente su articoli a basso prezzo.

    un 5% in più nei prezzi al consumo…su TUTTO,e che che TUTTI i consumatori dovrebbero sommare ai LORO costi
    di utilizzo di una carta di credito o di debito,che sono pari ad almeno un altro 3% sui soldi che spendono in acquisti.

    a questo aggiungiamo i tre o quattro miliardi dell’operazione cashback,che dovranno essere per forza sottratti alla fiscalità generale,per incentivare una cosa che alla fine della fiera sottrae
    l’otto per cento di valore di ogni transazione e lo ficca nelle mani delle banche.

    il tutto per non fare lo sforzo di aprire un portafogli ed estrarre una banconota,che pesa si e no
    5 grammi,e per inseguire un’evasione fiscale che nel piccolo commercio non danneggia affatto il paese:
    infatti ogni euro evaso nel piccolo viene reimpiegato nel territorio nel giro di una settimana,e entro tre passaggi viene comunque totalmente assorbito dallo stato,tramite iva e irpef insite in ogni scambio di beni e servizi,
    mentre nel grande ha ben altri canali…..che non hanno il minimo bisogno di evadere lo scontrino e che portano il denaro all’estero,impoverendo il paese e tutti noi con esso.

    da qualunque parte guardo la questione,questo focus ossessivo sulla moneta elettronica
    continua a non sembrarmi necessario e nemmeno intelligente,anzi:
    poi ognuno faccia le sue scelte,
    ma personalmente io vedo la moneta elettronica solo come UNA ALTERNATIVA,al contante:
    per esempio quando viaggio all’estero
    quando devo comprare qualcosa sulla rete…
    o quando compro merci di un certo valore,per non dover girare con migliaia di euro in tasca.

  2. Aggiungiamo che vogliamo il prezzo-costo giusto subito, smaltimento-riciclo incluso !! Così i giochetti materiali cominciano a finire…

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