Roma, 16 ago – Brutte notizia in arrivo dagli Stati Uniti. La curva dei rendimenti, l’indicatore che lega gli interessi sui titoli di Stato alle relative durate, si è “invertita”. Significa che, rispetto ad una situazione standard in cui i titoli a più lunga scadenza pagano un rendimento maggiore, siamo adesso all’esatto opposto. I Treasury Bond a due anni, infatti, rendono oggi più di quelli a dieci: 1,61 contro 1,60%.

Inversione della curva dei rendimenti uguale recessione?

L’inversione della curva dei rendimenti non è una buona notizia perché, almeno per quanto riguarda gli Usa, negli ultimi 50 anni ciò ha sempre significato (a parte un caso) recessione in vista. Era successo l’ultima volta, ad esempio, nel 2007 e sappiamo bene com’è andata a finire.


Nonostante la Trumpnomics, insomma, gli Stati Uniti rischiano di veder contrarre la propria economia. Un aggiustamento dopo anni di crescita sostenuta (e con la disoccupazione più che dimezzata) che paga lo scotto della guerra commerciale globale lanciata dal presidente e che è proprio alla base del recente dinamismo dell’economia americana. Dal circolo virtuoso al vizioso, tuttavia, il passo può essere breve. E sicuramente non aiutano i venti di crisi che giungono da ogni parte del mondo.

Sofferenze globali

A partire dalla Germania, che dopo le revisioni al ribasso sul proprio Pil ha chiuso il secondo trimestre a -0,1%, spalancando le porte al rischio recessione per l’anno in corso. Meglio non va alla Gran Bretagna, dove dopo l’euforia post-referendum Brexit (fatta di crescita record e piena occupazione) anche qui devono fare i conti con l’inversione della curva che non promette nulla di buono. In ultimo, ma non per ultimo, la Cina non ride: pur su numeri che l’occidente si sogna da tempo, Pechino è da anni in frenata e luglio conferma la tendenza con produzione industriale e vendite al dettaglio a far registrare numeri inferiori alle attese.

Filippo Burla

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