denato_contanteRoma, 10 ott – Il governo, nell’ambito dell’approvazione della Legge di stabilità, ha dato parere favorevole ad un innalzamento della soglia massima di uso del contante, portandola da 1.000 a 3.000 euro. Da più parti si sono alzate voci contrarie sostenendo che tale innalzamento sarebbe un aiuto agli evasori fiscali e un segnale di abbassamento della guardia nei confronti della piaga dell’evasione.

Lungi da noi difendere il governo Renzi che, dalle pagine del Primato Nazionale, è stato ampiamente ed approfonditamente criticato per la politica economica ma in questo caso il dibattito sulla soglia dell’uso del contante è quanto di più inutile e di biecamente ideologico possa esserci.


E proprio a dimostrazione che si tratta di una mera battaglia ideologica di retroguardia vi sono le dichiarazioni del più convinto oppositore alla decisione del governo, ossia l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, che in una recente intervista ha addirittura auspicato un abbassamento del limite a 500 euro e un’incentivazione ulteriore dell’utilizzo della moneta elettronica.

Il perché si tratti di una polemica inutile, ed oseremmo dire fuorviante, è presto detto: l’amministrazione fiscale italiana dispone già di un’enorme massa di dati che può, o forse sarebbe meglio dire potrebbe, utilizzare per contrastare l’evasione e le frodi fiscali, nonché il riciclaggio di denaro sporco.

Strumenti come l’anagrafe tributaria, il redditometro, lo spesometro, la registrazione telematica degli atti di registro, il deposito telematico di qualsiasi atto o comunicazione alla Camera di Commercio sono solo alcuni degli strumenti a disposizione delle agenzie fiscali e della Guardia di Finanza per contrastare i reati tributari e finanziari.

Davanti a tutta questa mole di informazioni il limite all’utilizzo del contante diventa un dettaglio marginale utile solo a creare polemiche sui quotidiani per raccattare qualche consenso elettorale in più. Anche perché ormai i controlli sulle spese più importanti – case, auto, barche, velivoli a motore, ma anche acquisti di gioielli, viaggi e qualsiasi altro bene di lusso – sono talmente invasivi che il presunto evasore che intendesse spendere il denaro ricevuto a nero avrebbe seri problemi nell’utilizzarlo, in quanto all’amministrazione finanziaria risulterebbe immediatamente una eventuale discrasia tra capacità di spesa e redditi dichiarati.

A ciò si aggiungano le difficoltà ad occultare capitali all’estero grazie ai sempre maggiori rapporti di collaborazione anche con quelli che fino a poco tempo fa erano considerati “paradisi fiscali”, che si sono visti costretti a stringere accordi per lo scambio di informazioni finanziarie e patrimoniali con i diversi Stati dell’UE.

Insomma, è evidente che la questione dell’utilizzo del contante è un falso problema, forse anche montato ad arte per incentivare bancomat e carte di credito e quindi per dare il solito aiuto agli istituti di credito. Di certo non per combattere in modo serio e definitivo l’evasione fiscale.

Walter Parisi

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