Villanova d’Albenga (Sv), 24 mar – Il futuro di Piaggio Aerospace continua ad essere appeso ad un filo. L’azienda ligure, che impiega oltre 1.200 persone tra Villanova d’Albenga e Genova (e altri 700 lavorano nell’indotto), sta vivendo giornate molto difficili. I rappresentanti dei lavoratori sono sul piede di guerra. Secondo il segretario generale Fim Cisl Liguria Alessandro Vella: “Il rischio della cassa integrazione per i lavoratori è sempre più vicino”. Tre mesi di amministrazione straordinaria non sono bastati per far ripartire la produzione. Vediamo perché.

Il caso del drone P1HH

Al momento l’unica possibilità per rilanciare gli stabilimenti di Piaggio Aerospace è rappresentata dal drone P.1HH. Si tratta di un sistema aereo senza pilota (UAS) progettato per le missioni di Intelligence, Surveillance e Reconnaissance (ISR).

Questo progetto, però, non ha convinto il Capo di Stato Maggiore generale Alberto Rosso. In audizione alla commissione Difesa alla Camera dei Deputati, Rosso ha bocciato il drone “perché non adatto alle esigenze del Corpo, mentre non è ancora andata in porto neanche la sua evoluzione: il P.2HH”. Questa notizia ha rappresentato una vera e propria doccia fredda per l’azienda ligure. I sindacati chiedono un intervento più deciso del governo. “Emerge sempre di più- afferma Vella- la necessità di una commessa vera per ammodernare la flotta istituzionale dei P180 versione civile. Sono trentasette i velivoli che ad oggi vengono impiegati in servizio operativo, alcuni dei quali sono datati 1994. Resta poco tempo per far ripartire il rumore del lavoro nelle linee di produzione”. Le preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori sono fondate. I fondi continuano a non arrivare nonostante il parere favorevole del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

L’affondo dell’ex Capo di Stato Maggiore Leonardo Tricarico

C’è anche da dire che non tutti concordano sull’utilità di questo investimento. Durissime le parole di Leonardo Tricarico, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare: “Duecentocinquanta milioni per un drone che non funziona e non serve. È il prezzo dell’operazione da Prima Repubblica che il vicepresidente del Consiglio e pluriministro Luigi Di Maio vuole addossare alla Difesa italiana per tenere a galla Piaggio Aerospace”.

Secondo Tricarico: “Nessuna iniezione di risorse pubbliche potrà salvare un’azienda da troppo tempo in cerca di un vero piano industriale. A pagare sarà l’efficienza operativa delle forze armate, il cui sempre più magro bilancio viene usato come bancomat per favori politici”.

Leonardo-Finmeccanica salverà Piaggio Aerospace?

Senza entrare nel merito della validità del prodotto creato negli stabilimenti liguri, i timori del generale Tricarico potrebbero essere fondati. L’azienda di Villanova d’Albenga rischia di essere troppo debole per sopravvivere in un settore delicato come quello della difesa.

Il rischio è che si ripeta ciò che è avvenuto con l’ingresso nel capitale azionario di Mubadala Development, società di investimenti del governo di Abu Dhabi. Per questo un intervento di Leonardo-Finmeccanica potrebbe essere provvidenziale. L’azienda guidata da Alessandro Profumo è fornitore e primo creditore di Piaggio Aerospace con un’esposizione di 117 milioni di euro. Difficile al momento dire se questa strada sarà percorribile. Se, però, questa ipotesi fosse confermata prenderemmo due piccioni con una fava.

In primis, le maestranze che oggi rischiano la cassa integrazione potrebbero salvare il proprio posto di lavoro. In secundis, l’Italia rafforzerebbe il proprio comparto industriale nel settore della difesa mettendolo al riparo da scalate ostili di gruppi esteri. Non dimentichiamoci, infatti che il principale azionista di Leonardo è il ministero dell’Economia e delle Finanze. Insomma, con buona pace dei liberisti, la difesa dell’economia nazionale passa sempre attraverso un decisivo intervento pubblico.

Salvatore Recupero

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