Roma, 3 ott – Il ministro dell’economia avverte che l’Italia sarà fuori dai vincoli dell’UE nel 2019, e successivamente ci sarà una riduzione del deficit. Non tutti però sono di questo parere. Dal centro studi di Confindustria avvertono: “Ci sarà una crescita più lenta e attenzione allo spread che va a nuocere sulle famiglie e sulle imprese”.

Non è impossibile sforare il deficit, avendo però la certezza in futuro di una crescita ed effetti positivi da parte dell’economia. Le altalenanze dei mercati in questi giorni hanno messo in allarme il presidente degli industriali Vincenzo Boccia, il quale intervenendo oggi al convegno dell’associazione degli industriali si concentra sul costo del denaro perché “se dovesse aumentare lo spread le conseguenze andrebbero a pesare sulle famiglie, sulle imprese e sullo Stato riguardo al debito”. Il convegno ha avuto come ospite il ministro dell’economia Giovanni Tria e il suo intervento ha riguardato l’impegno del governo per ridurre il debito e il progressivo scostamento dagli obiettivi con la commissione dell’UE, i quali erano stati precedentemente concordati con l’esecutivo precedente. Inoltre, Tria stima che nei prossimi tre anni saranno utilizzati 15 miliardi addizionali per gli investimenti pubblici, mettendo le mani avanti poiché “abbiamo ereditato un deficit del 2%”. Come è già accaduto, abbiamo una doppia visione del futuro da parte del governo gialloverde. Secondo Matteo Salvini l’anno prossimo il debito e il deficit sicuramente caleranno, mentre per l’alter ego Luigi Di Maio si rispetteranno tutte le misure del contratto e il deficit per il 2019 si terrà al 2,4% e “poi si vedrà”.

Se però all’interno della maggioranza non si parla all’unisono, anche le voci all’infuori del governo non sembrano per niente entusiasmanti.

Confindustria non è ad esempio d’accordo con le previsioni fornite. Il suo centro studi prevede che quest’anno la crescita del Pil scenderà dall’1,1% del 2018 allo 0,9%. Ciò che più preoccupa non è solamente l’aumento dello spread, ma soprattutto l’incertezza sulla capacità di incidere sui problemi dell’economia e la sostenibilità del contratto di Governo causa poca fiducia degli operatori. Si rischia quindi non solo un deficit più alto (che secondo viale dell’astronomia non si riuscirebbe a gestire), ma anche maggiori tasse in futuro. In realtà il deficit è già peggiorato rispetto alle previsioni di qualche mese fa. Il governo precedente stimava per il 2018 un rapporto deficit/Pil all’1,6% (invece ora si attesta sull’1,8%). Infine il Centro Studi Confindustria si dichiara scettico riguardo il condono del governo sulla cosiddetta “pace fiscale”, definendolo un “circolo vizioso”.

Clara Tozzi

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