Roma, 12 gen – “Io credo possa esserci un nuovo boom economico come negli Anni Sessanta“. Dopo l’annuncio dell’abolizione della povertà per decreto (grazie al Reddito di Cittadinanza, ca va sans dire), Di Maio ne ha sparata un’altra. Ma se la prima poteva far amaramente sorridere e strappare qualche ironia, quest’ultima uscita dal sapore “programmatico” certifica che il M5S ha come minimo qualche problema di contatto con la realtà.

Boom economico? “Vaste programme”, parafrasando De Gaulle. Se non altro perché tracciare parallelismi con quel periodo storico è impresa ardua. Nella quale Di Maio si cimenta comunque: “Avevamo le autostrade e ora la nuova sfida sono le autostrade digitali“, ha spiegato il vicepremier. Dimenticandosi, evidentemente, della magra figura racimolata proprio con Autostrade per l’Italia dopo la tragedia del Ponte Morandi. Volevano nazionalizzare la rete – lui in testa – ma sono rimasti con il cerino in mano. Se non hanno avuto successo con l’asfalto, come pretendono di poter governare un’infrastruttura potenzialmente più complicata come quella digitale?

Ma i paralleli, al netto delle facili battute, non finiscono qui. L’Italia degli anni ’60 era un Paese che recuperava dal periodo bellico con un forte interventismo pubblico nell’economia. Dall’Iri alla Banca d’Italia, indipendente ma non sovrana, era lo Stato a dettare legge in ottica di sviluppo. Prova ne sia la generosità in termini di conti pubblici, con il disavanzo primario che comincia a crescere proprio a metà del decennio. Iniziando – al pari degli altri Paesi europei, va detto – l’espansione di quel debito pubblico che altro non è che ricchezza privata. Un deciso e concreto sostegno al mercato interno, oggi depresso dalle folli politiche di austerità che la “manovra del cambiamento” non ha intenzione di intaccare.

Si potrà dire che il clima globale era euforico e la mancanza di un debito pubblico consistente offriva più spazi di manovra. Sì, ma allo stesso tempo il controllo di quelle leve di sovranità economica permetteva di avere la “cassetta degli attrezzi” ben più fornita di quella odierna. Tanto che la lira vinceva più volte l’oscar per la miglior moneta, nonostante un’inflazione che veleggiava anche ben sopra il 5%. Situazione impensabile oggi, con la Bce (sulla scorta dell’ansia tedesca) terrorizzata dall’aumento dei prezzi e pronta a tutto pur di tenerla al di sotto di un misero 2%. Fallendo peraltro miseramente. E premiando di fatto, serie storiche alla mano, più la rendita che i redditi. Più che di un boom economico, queste sono le premesse di una “stagnazione secolare”. Con buona pace di Di Maio.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Mi permetto di aggiungere all’ottimo quanto tagliente articolo del bravissimo Filippo Burla una piccola considerazione politica con il quale si può spiegare una delle componenti del boom degli anni 60:

    La classe amministrativa,ma anche la stessa popolazione era stata educata e forgiata nei 20 anni di Fascismo precedenti; giusto per ricordare un Mussolini aveva un Giovanni Gentile,noi (o meglio “loro”, gli antifassisti)avevano quello strano personaggio che sembrava preso direttamente da una vignetta di Ghisberto, tal Fedeli,con una brillante licenza media nel cassetto o poco più.

    Purtroppo e sottolineo purtroppo la guerra è sempre un flagello per chi la deve subire tra un bombardamento americano ed una pulizia etnica titina,ma poi,se hai la fortuna di essere soppravvissuto con tutte e due le tue braccia e le tue gambe, hai solo una grande voglia di vivere,di lavorare,di studiare,di impegnarti,al massimo di “schienarti” una birra,non certo qualla di “impasticcarti” per andare al “concerto” di Siera Ebbasta; e questo piaccia o meno in termini di economia è una caratura umana ed una forza propulsiva senza pari.

    Già…nessun Siera Ebbasta tra gli idoli di chi sopravvive ad un bombardamento e probabilmente nemmeno un Luigi Di Maio.

  2. come fate a ‘dimenticare’ che gli ameriCANI finanziavano (in cambio del TOTALE controllo sulla ns politica estera ed anche interna) l’italietta? Davvero credete che siano stati i politici degli anni 60 al boom economico? Un paese sconfitto dalla guerra che torna sulle sue gambe in meno di 20 anni? Cosi come la germania, che non esiste nemmeno, come entita’ nazionale (e’ proprieta’ u$a!)

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