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In preparazione una class action contro Volkswagen: gli azionisti potranno chiedere fino a 40 miliardi di risarcimento

Wolfsburg, 18 ott – Non solo la salatissima multa che rischia di essere comminata dalle autorità americane, non solo il tracollo in borsa, non solo la perdita di fiducia e le costosissime campagne pubblicitarie per cercare da subito il recupero. Nello scandalo Dieselgate, ad assestare alla Volkswagen quello che più di tutti rischia di essere il colpo di grazia stanno provando ora niente meno che…i suoi azionisti.

Dieselgate: arriva la class action

Sì, proprio gli azionisti. I soci Volkswagen, quelli che avrebbero – a logica – interesse a che la società esca il prima possibile dalla faccenda Dieselgate per tornare a fare il suo mestiere. Invece no. Stando a quanto riporta il Sunday Telegraph, alcuni investitori si sarebbero rivolti per tutelare i propri interessi allo studio Quinn Emanuel – “Una forza mondiale nel contenzioso commerciale”, lo definì il Wall Street Journal – specializzato, fra le altre cose, nelle class action.


L’azione sarebbe finanziata dal gruppo Bentham, pronto a finanziare i costi di quella che si annuncia una grande e lunga vertenza legale. Quinn, che ha al suo attivo class action miliardiarie vinte contro società del calibro di Sony e Google, e Bentham starebbero in queste settimane contattando azionisti di peso quali i fondi sovrani di Qatar e Norvegia, che rispettivamente detengono il 17% ed il 2% di Volkswagen.

Quinn Emanuel – riporta sempre il Telegraph – spiega che l’azione dovrebbe prendere il via entro febbraio del prossimo anno.

Quaranta miliardi di rimborsi

Ciò che fa più paura non è la class action in sé, ma l’ammontare del rimborso che gli azionisti chiedono a titolo di risarcimento per le perdite subite. “Stimiamo che le perdite per gli azionisti possano essere quantificate attorno ai 40 miliardi di dollari“, spiega Richard East, partner dello studio Quinn Emanuel. Il calcolo è stato fatto sulla base di tutta una serie di fattori: dalle mancate informazioni sulla portata dello scandalo Dieselgate ai rilevanti tracolli del mercato di Francoforte che hanno trascinato il titolo a lasciare sul terreno circa il 25% del suo valore (ma nei giorni concitati di settembre il calo ha superato anche il 40%).

Dieselgate: un conto potenziale da 70 miliardi

L’Environmental Protection Agency potrà sanzionare la casa tedesca per un massimo di 18 miliardi di dollari. Somma destinata probabilmente a ridursi, ma bisogna considerare eventuali multe anche da parte delle autorità di altri paesi che ancora non si sono espresse sulla faccenda. Ad esempio l’Australia, che ha minacciato 700mila euro di sanzione per ogni dispositivo truccato. Volkswagen dovrà però anche fare i conti con i richiami delle auto, per i quali è prevista una spesa non inferiore ai 16.5 miliardi di euro. Altri costi sono legati all’aumento degli oneri di finanziamento, dopo che S&P ha deciso di tagliare il rating. Adesso arriva la richiesta per 40 miliardi di dollari da parte degli azionisti.

All’attuale tasso di cambio, la somma lorda dà il non invidiabile risultato di quasi 70 miliardi di euro. Ben al di sopra dei 50 miliardi stimati dagli analisti come urto che Volkswagen può reggere. Ammesso però che le vendite non calino. Il che è tutto da dimostrare.

Filippo Burla

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