Roma, 25 apr – Undici nazioni nel 1999. Una nel 2001, poi dal 2007 al 2015 al ritmo di una all’anno. Parliamo del ruolino di marcia dell’adesione all’euro, inizialmente entusiasta ma poi, con il passare del tempo, sempre più fiacca. Fino ad arrivare al caso di Paesi che hanno iniziato (anche da tempo) trattative che sembrano però ormai destinate ad un binario morto. E’ successo in Ungheria, in Repubblica Ceca, in Polonia e sembra stia prendendo, oggi, la stessa china anche la Croazia.

“Niente euro, siamo di Visegrad”

Il caso più eclatante è quello dei membri del cosiddetto Gruppo di Visegrad, l’alleanza che raggruppa Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Alleanza che si fa sentire non solo sul tema immigrazione ma, dati alla mano, anche dal punto di vista della politica monetaria.

Eccezion fatta per la repubblica Slovacca che ha adottato l’euro nel 2009, gli altri erano tutti promessi sposi della moneta unica. Il 2010 doveva essere l’anno di Praga, il successivo quello di Varsavia e a stretto giro avrebbe dovuto seguire anche Budapest. In tutti e tre i casi, tuttavia, i sondaggi di opinione – sulla scorta anche dei tremendi esiti delle politiche di austerità euroimposte – hanno spinto i rispettivi governi a tirare il freno. Rinviando il cambio di valuta a data da destinarsi. Se non addirittura direttamente alle calende greche.

Anche i croati non vogliono l’euro

Stesso destino rischia di toccare anche alla Croazia. Membro dell’Ue dal 1 luglio 2013, lo stato balcanico ha da subito avviato le trattative preliminari che si sono concluse nel 2017 con l’inizio del percorso di avvicinamento all’adozione della moneta unica.

Obiettivo iniziale era entrare a far parte del consesso nel 2019. E siamo già al primo rinvio, con la data utile per l’iniziale aggancio del cambio (seguito da un periodo di transizione) spostata al 2020. Nel mezzo, fanno capolino sondaggi che esprimono una forte contrarietà dei cittadini rispetto alla scelta di mutare divisa. Secondo il più recente, condotto pochi giorni fa e riportato da Agenzia Nova, più del 50% dei croati sono contrari all’euro. Meno del 40% i favorevoli, con i restanti che non esprimono opinione al riguardo. Un deciso passo indietro rispetto al consenso registrato fino al 2015, quando secondo Eurobarometro il sì all’adesione toccava il 53%.

Un calo di consenso notevole nell’arco di soli quattro anni che ha spinto il governo a mettere in campo un ulteriore posticipo. Dal 2020 si passa così al 2024, ufficialmente per questioni di convergenza macroeconomica. Motivazione dal sapore di scusa per negoziare l’ennesimo rinvio. E che suona tanto di percorso destinato ad interrompersi.

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. Chiamateli fessi.
    Con tutti gli italiani che ci vanno in vacanza,ci guadagnano di più con il cambio tra l’euro e la loro moneta.

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